Home2017ReviewsVALENTINA VALERI & BAND: One Day Left Reviews VALENTINA VALERI & BAND: One Day Left ll progetto Valentina Valeri & Band nasce nel 2011 dall’incontro tra la cantautrice romana e l’ex-Fasten Belt Paolo Spunk Bertozzi, ora attivo con la band 2Hurt, che decide di produrla. Dopo un primo album uscito nel 2013 intitolato Hanging Fire ed lāEP acustico Undreamed di due anni più tardi, ecco uscire per Lostunes Records il secondo lavoro sulla lunga distanza. I brani di One Day Left sono stati composti in momenti diversi, seppure in un lasso di tempo relativamente breve. Non esiste un vero e proprio filo conduttore, perlomeno non elaborato prima della stesura dei pezzi, sebbene quasi tutti i testi trattino di vicende, o meglio, sensazioni e situazioni vissute dalla cantautrice in prima persona. A partire dai rapporti interpersonali fino ad arrivare allāintrospezione e alla riflessione su se stessi e sullo stato attuale delle cose, il che da vita probabilmente ad una inaspettata e sottile linea che lega i pezzi tra loro. Il titolo dellāalbum non deriva da una delle dieci tracce di cui ĆØ composto il disco, ma immaginando come ci si possa sentire avendo un solo giorno a disposizione. Quindi ĆØ una sorta di cronistoria di un giorno immaginario, dove da una parte cāĆØ la necessitĆ di assecondare i propri desideri ed emozioni nel minor tempo possibile ma cercando di assaporare ogni singolo istante dandogli il giusto peso e valore con coscienza, usando come carburante il nostro bagaglio dellāanima. In questo mondo musicale sospeso tra il grunge e il folk psichedelico Valentina si muove estremamente a suo agio, e se la proposta non ĆØ certo la più originale possibile, la sua passione ed energia riescono ad essere spesso estremamente coinvolgenti. Partendo dalla tirata āWays of Destructionā per arrivare ad uno dei fulcri del disco, la ballata mid-tempo āHere I Amā in cui cāĆØ una forte presa di coscienza e dove la riflessione personale diventa più intima scavando a fondo sul vissuto e su come le emozioni pregresse possano incidere sul presente. La melodia si muove sugli stessi accordi per tutta la durata del pezzo, con la linea vocale che ci gioca e si snoda attraverso, forse il brano che rappresenta meglio la sua attuale modalitĆ compositiva, ed il modo in cui la cantautrice vuole riaffermare lāindipendenza della sua anima. La lenta e acustica āRing Of Fireā non ĆØ altro che un omaggio non solo a Johnny Cash, ma alla storia stessa del brano, scritto originariamente da June Carter, moglie di Cash, e dal cantautore country Merle Kilgore. Il brano, inciso per la prima volta da Anita Carter, fu portato al successo da Cash che ne fece una sua personalissima versione visto che quella della Carter non aveva avuto successo, cambiandone il nome dallāoriginale ā(Love’s) Ring of Fireā, e aggiungendo le trombe in stile mariachi. La versione ĆØ praticamente irriconoscibile rispetto allāoriginale, ed era giĆ pronta ai tempi dellāuscita di Undreamed. āBreak Of The Dayā e āWonderlandā mostrano in modo diverso tutto lāamore della songwriter per la scena musicale degli anni ā90, Screaming Trees in testa, mentre āTurn Back Timeā si muove sinuosa sulle stesse coordinate sonore con un refrain molto emozionale. Con āStanding By The Riverā insieme allāarmonica di Spunk si viaggia nel territorio forse preferito di Valentina, un lento accompagnato dalla chitarra acustica in cui la sua timbrica riesce a dare il meglio di se. āThe Waitingā ĆØ un bel viaggio di folk psichedelico, polveroso quanto basta, condotto dalla band composta dai consueti collaboratori Giancarlo Cherubini (bassista dei 2Hurt) e Fabio Fabrizi alle chitarre, stavolta vengono affiancati dal nuovo Emanuele Lollobrigida al basso e tastiere, dal batterista dei 2Hurt (ed ex Fasten Belt) Marco Di Nicolantonio; mentre come ospiti speciali ci sono lo stesso Paolo Spunk Bertozzi (armonica, slide e chitarra), e Filippo Marcheggiani, il chitarrista del Banco Del Mutuo Soccorso. La conclusiva āHoly Sonā può e deve aprire nuove soluzioni sonore alla brava cantante romana, una ballata condotta da pianoforte e violino che prima dellāarioso ritornello indugia in atmosfere più scure. Atmosfere che dovrebbe sondare con più profonditĆ . Se la sua curiositĆ la porterĆ a sperimentare e “sporcarsi”, potrĆ davvero togliersi enormi soddisfazioni. Recensione scritta per OndaRock TRACKLIST 01. Hiding PlaceĀ Ā 4:12 02. Ways To DestructionĀ Ā 3:20 03. Here I AmĀ Ā 4:16 04. Ring Of FireĀ 4:25 05. Break Of The DayĀ Ā 4:10 06. Standing By The RiverĀ Ā 2:32 07. WonderlandĀ Ā 3:49 08. Turn Back TimeĀ Ā 3:45 09. The WaitingĀ Ā 3:38 10. Holy SonĀ Ā 3:39 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleTOM PETTY (1950-2017) Next ArticleSEASON 12 ā EPISODE 02: "How Did I Find Myself Here?" Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 6 Ottobre 2017