Home2016ReviewsFELL RUNNER: Fell Runner Reviews FELL RUNNER: Fell Runner Nel 2012 quattro giovani musicisti incrociano le proprie strade nella prestigiosaĀ CalArts (California Institute of the Arts) seguendo i programmi musicali di jazz e musica africana e mettendo a frutto i loro talenti ed istinti musicali sia individualmente che come quartetto. Steven Van Betten (chitarra e voce), Gregory Uhlmann (chitarra e voce), Patrick Kelly (basso) e Tim Carr (batteria e voce)Ā crescono quindi in un ambiente di grande creativitĆ e libertĆ espressiva formando iĀ FellĀ Runner. Il loro album di esordio ĆØ arrivato come un lampo proprio mentre stavo compilando la classifica del 2015, sconvolgendola. Le note di coperina sono affidate aĀ Jeff Parker, chitarrista di estrazione jazz e membro di Tortoise, ChicagoĀ Underground,Isotope 217Āŗ e molti altri gruppi, che si sbilancia cosƬ: “La loro musica ĆØ unica. Frastagliata ma allo stesso tempo profonda e melodica. un’evidente influenza dell’africa occidentale affiora in molte delle costruzioni chitarristiche, ma io noto anche frammenti di suono che richiamano allaĀ mente IanĀ Williams & Co. a Pittsburgh con i Don Caballero, a Chicago con gli Storm & Stress e infine a Brooklyn con i Battles. Ci sono momenti di astratta complessitĆ armonica (Cobwebs) e bellezza (Fall Back) che li rendono insuperabili, alle mie orecchie, da tutte le altre bandĀ al giorno d’oggi.”Ā Una presentazione che lascia stupefattiĀ visto che si tratta di una band all’esordio, a tal punto che ci si chiede: l’ascolto dell’album riflette davvero quanto affermato da un grande ed espertoĀ musicista come Parker?Andiamo con ordine. Il disco (uscito nella sola versione in CD per la piccola etichettaĀ Orenda Records e acquistabile esclusivamente online qui)Ā si apre con “Song Of The Sun”, una canzone apparentemente semplice e melodica, ma che, ad un ascolto più attento, riflette l’abilitĆ del quartetto e spezzare il ritmo per poi ricomporlo, mentre le frasi chitarristiche sono arabeschi nervosi e frammentati di grande effetto.Ā La complessitĆ ritmica e compositiva di questoĀ e di molti altri brani, fanno effettivamenteĀ ricordare, in maniera semplificata ed smussata, quanto fatto dal 1997 al 2000 dagli Storm&Stress. La successiva “60 Seconds” ĆØ più intimista e mostra anche qui (costante del modus operandi della band) le ormai consuete frasi chitarristiche spezzate, un attento e variegato uso delle percussioni e le voci di 3 dei 4 componenti del gruppo che si rincorrono e si sovrappongono sullo sfondo fino a ispirare un commovente finale quasi gospel. “Better Isn’t Always Better” ci ricorda, oltre a colpire per le splendideĀ ritmiche africane, qualcosa del variegato percorso Frippiano agli inizi degli anni ’80, tra il ritorno del Re Cremisi e le registrazioni di ‘Remain In Light’ dei Talking Heads. “CA-14” ĆØ una ballata quasi tradizionale con gli strumenti che vengono quasi accarezzatiĀ fino ad un’esplosione finale estremamente emozionale. Ritmiche tribali prendono per mano “Badada” e la conducono dalle parti dei BattlesĀ con sullo sfondo i WilcoĀ dellaĀ svolta firmata Jim O’RourkeĀ di Yankee Hotel Foxtrot, per il suo essere allo stesso tempoĀ tantoĀ lineare quanto magicamente sghemba. “Cobwebs”Ā mostra una marcata ispirazione jazz che non ha certo lasciato indifferente Jeff Parker, tanto da citarla espressamente nelle note di copertina per la sua splendida complessitĆ armonica, mentre le voci si inseguono emotivamente cercando di dimenticare un passato doloroso: “To Undo The Memory / Keep Trying” “Rain Room” ĆØ un brano complesso, frastagliato e risoluto, che ciĀ riporta di nuovo ai duelli chitarristici tra Fripp e Belew.Ā Nell’imperioso finale poi,Ā a salire sugli scudi ĆØĀ la batteria di Tim CarrĀ con una dirompente mitragliata finale.Ā Il gran finale ĆØ affidato alla dolce e splendida ballata di “Fall Back”, che ci lascia tra arpeggi e cori che solo in paradiso… “Because I Was Afraid To Fall Back Into Arms That I Had Fallen Into Before Oh But Fate Or A Higher Spirit Let Me Know That I’d Be Safe And Not To Be Afraid Anymore” E adesso? GiĆ finito? Verrebbe da dire. EbbeneĀ si, perchĆ© l’album dura poco più di mezz’ora,Ā ma dopo averlo ascoltato e riascoltato per assaporarne ogni angolo e rifinitura, viene effettivamente il dubbio che Jeff Parker avesse davvero ragione da vendere nell’asserire che attualmenteĀ nessun gruppo suona come loro. Recensione scritta per Oca Nera Rock TRACKLIST 1. Ā Song Of The SunĀ Ā 3:14 2. Ā 60 SecondsĀ Ā 2:46 3. Ā Better Isn’t Always BetterĀ Ā 3:00 4. Ā CA-14Ā Ā 4:04 5. Ā BadadaĀ Ā 4:29 6. Ā CobwebsĀ Ā 4:10 7. Ā Rain RoomĀ Ā 3:13 8. Ā Fall BackĀ Ā 6:03 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleHEATHER LEIGH: I Abused Animal Next ArticleSEASON 10 - EPISODE 9: Playlist 2015 Part 1 Comments (1) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 8 Gennaio 2016