Home2015ReviewsSTEARICA: Fertile Reviews STEARICA: Fertile C’ĆØ una rivista di riferimento per il movimento musicale britannico, si chiama The Wire. Ogni quattro mesi,Ā iĀ lettori del mensile trovano allegato alla rivista un CD chiamatoĀ The Wire Tapper: una specie di antologia del meglio della musica underground proposta dal magazine… Ā The Wire ĆØ stato anche il magazine sulle cui pagine ĆØ stato codificato il concetto di post-rock in un famoso articolo scritto nel maggio del 1994 da uno dei critici musicali più competenti ed influenti degli ultimi anni,Ā Simon Reynolds. Il post-rock descritto e codificato da Reynolds era quello tipicamente britannico dell’epoca, associato a band come Bark Psychosis, A.R. Kane e Disco Inferno e a label come la Too Pure. Solo successivamente il termine ĆØ stato allargato facendo confluire suoni e band estremamente diverse tra loro come Tortoise, Slint, Mogwai,ecc. L’unica band italiana ad essere inclusa per ben due volte nei CD di The Wire Tapper sono stati gli Stearica. Band torinese dedita ad una profonda ricerca sonora e più protesa ad un contatto diretto con pubblico ed addetti al lavori tramite la dimensione live, che alla registrazione in studio. Con soli 2 album in 18 anni di attivitĆ , non si può dire che il trio abbia inflazionato il mercato discografico.Ā Il loro ultimo album in studio, ‘Oltre‘, risale al 2007, seguito tre anniĀ dopo da unĀ eccitante lavoro registrato improvvisando in comboĀ con quell’incredibile collettivo mutante chiamatoĀ Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso UFOĀ ed intitolato ‘Stearica Invade Acid Mothers Temple’.Ā Ā Insomma, per chi non l’avesse capito, il chitarrista Francesco Carlucci insieme ai suoi due compagni di avventura Davide Compagnoni (batteria) e Luca Paiardi (basso), sono sempre andati controcorrente rispetto alle tendenze italiche che vedono la necessitĆ di proporre suoni che possano tranquillizzare e sedare gli ascoltatori ed i fruitori di musica, basti pensare al proliferare dei talentĀ e delle cover band. Fortunatamente i tre viaggiano nella direzione opposta, un gruppo senza barriere ne confini, conosciuto più all’estero che in patria, che entra nelle grazie dell’inglese Monotreme RecordsĀ (65daysofstatic, M+A, e i connazionali Niagara), e si fa conoscere dal grande pubblico grazie ad un incessante promozione on stage, facendo da supporto, tra agliĀ altri, ai succitati Acid Mothers Temple, aiĀ Girls Against Boys, al grandeĀ Damo Suzuki e aiĀ NoMeansNo, e suonando in vari festival in giro per l’Europa. Proprio la loro partecipazione al Primavera Sound del 2011 ha acceso la prima miccia per la registrazione del nuovo album. Il contatto con la rivolta degli Indignados spagnoli, insieme alle rivolte traĀ medio oriente e nord africaĀ della cosiddetta Primavera ArabaĀ che riempivano i televisori quando il gruppo stava iniziando la pre-produzione del nuovo album, hanno fornito al gruppo un combustibile potente. Vedere persone cosƬ diverse combattere con grande forza ed intensitĆ per i propri diritti ha ispirato il trio a veicolare quell’energia tramite i loro strumenti. Proprio la zona delle rivolte, la cosiddettaĀ Fertile Crescent, ha ispirato anche il titolo dell’album. ‘Fertile’Ā ĆØ un disco con un suonoĀ scuro e potente ma illuminato dalla luce delle candele. A “Delta”Ā ĆØ stato assegnato il compito di aprire le danze, ilĀ basso distorto, il drumming preciso e potenteĀ e vari disturbi elettronici, riescono a creare il perfetto scenario dove la chitarra può disegnare i suoi arabeschi, ora grezzi e roboanti, ora leggeri e cristallini, trovando un perfetto equilibrio. La successiva “Halite”Ā spinge forte sull’acceleratore con un incedere marziale ed industrial che non lascia prigionieri, mentreĀ “Bes”Ā parte lenta e psichedelica con un gran lavoro di hi-hat, si impenna in un botta e risposta tra muro di suono e silenzio, per approdare finalmente su una calmaĀ isola di suono visionario. L’immaginario ĆØ fondamentale in un album quasi interamente strumentale, e i tre torinesi riescono a maneggiarlo con maestria come nella meraviglia di “Geber”Ā dove Carlucci dipinge magie su un cielo stellato, piazzando un’alternanza perfetta tra montagne di suono e pianure melodiche nella seconda metĆ del brano. La band ĆØ chirurgica nel collocare brevi pause per aumentare la tensione, e farla poiĀ sciogliere fragorosa con potentiĀ riff di chitarra e aperture melodiche. A questo punto le coordinate sonore sono ben chiare, un maestoso e personale crocevia tra post e math-rock, stoner e psichedelia. La successiva “Nur”Ā sembra assecondare gli stessi binari, fino a che, dopo 2 minuti e mezzo, ecco la voce di Ryan PattersonĀ (leader della band post-hardcore di Louisville chiamata Coliseum)Ā azionare diabolico lo scambio facendo deragliare il vagone in un nervoso hardcore. “Tigris”Ā gronda spiritualitĆ in uno scuro orizzonte sonoro che viene squarciatoĀ daĀ lampi e fuochi d’artificio che si inseguono, come il serrato dialogo tra la chitarra e la sezione ritmica. “Siqlum”Ā accentua l’ispirazione mediorientale, la tensione si dirada un po’ e per alcuni tratti il rimshot prende addirittura il posto del rullante nel drumming potente di Compagnoni, prima che il ritmo si alzi di nuovo e la chitarra in dissolvenza lascia presagire la fine del brano…anzi no, perché il brano muore e rinasce dalle proprie ceneri più volte fino alla catarsi finale.Ā Scott McCloud, cantante dei Girls Against Boys ha avuto la totale libertĆ espressiva nel creare un testo per la band.Ā Il risultato ĆØ stato estremamente affine al concetto dietro Fertile, una sorta di parallelismo ideale tra lāOccidente e la questione araba. Il testo che si riferisce alla giungla delleĀ cittĆ americane, ha portato Carlucci a chiamare la tracciaĀ “Amreeka”Ā riprendendo il titolo di un film indipendenteĀ di Cherien Dabis presentato alĀ Sundance Film Festival delĀ 2009, e che narra di una famiglia palestinese che emigraĀ negli Stati Uniti. subito dopo l’invasione dell’Iraq del 2003. La conclusiva e lunghissima “ShÄh MÄt”Ā (Scacco Matto in persiano) che chiude l’album, mantiene le stesse atmosfere dilatate della traccia precedente, impreziosite dalla collaborazione con un gigante dell’alt-jazz contemporaneo, quel Colin Stetson che tanto riesce a coinvolgere ed emozionare con laĀ sua serieĀ New History Warfare, i cui primi 3 volumi sono stati pubblicatiĀ dalla benemerita etichetta canadese Constellation. Stetson crea un perfetto muro di fiatiĀ con flauto, corno francese,Ā sax alto e tenore. Quasi 11 minuti di delirio apocalittico, post-rock, jazz, sabbia, tribalismi, urla, elettronica, respiri, furore, ed estasiĀ noise che chiude come meglio ĆØ difficile immaginare un disco meraviglioso ed appagante. E se siete curiosi di sapere come la band ha scelto i titoli delle canzoni, ce lo spiegaĀ lo stesso chitarrista Francesco Carlucci: “IĀ titoli, come sempre per me, richiamano un immaginario… In questo caso ĆØ un viaggio dal Delta del Nilo, fiume che inonda e poi rende la vita, sino a ShÄh MÄt, che ĆØ da interpretareĀ nellaĀ doppia lettura ‘Scacco Matto/Il re ĆØ morto'”. Una band di livello assolutamente internazionale, che se la gioca con tutti ad armi pari sui palcoscenici di tutta Europa. TRACKLIST 1. Ā DeltaĀ Ā 5:23 2. Ā HaliteĀ Ā 4:33 3. Ā BesĀ Ā 5:58 4. Ā GeberĀ Ā 5:55 5. Ā Nur Ā Ā 4:17 6. Ā TigrisĀ Ā 5:14 7. Ā SiqlumĀ Ā 6:50 8. Ā AmreekaĀ Ā 6:03 9. Ā ShÄh MÄtĀ Ā 11:43 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleSUN CLUB: The Dongo Durango Next ArticleSEASON 10 - EPISODE 5: "Love Bombs" Comments (5) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 8 Novembre 2015