Rock'N'Roll Time Machine

The Rock ‘N’ Roll Time Machine – Volume One: 1967 Part 2

Il 1967 ĆØ il punto di svolta nella storia della musica popolare…

C’è questa idea che mi girava intorno da tanti anni. Avevo addirittura iniziato tempo fa, sommerso da una quantitĆ  indefinita di libri sulla storia del rock e vari articoli su riviste e webzine, compreso Scaruffi!!! si…lo ammetto senza pudore. Fogli excel come se piovessero, con media voti dei dischi nemmeno dovessi fare i conti al Fantacalcio… Un obiettivo: quello di tornare a ritroso nel tempo e rivivere la lunga epopea del Rock dal 1967 ad oggi. Ā Incredibile ma vero la prima trasmissione ĆØ realtĆ !!!! Questo viaggio in musica ĆØ iniziato lunedi scorso 26 giugno (clicca a questo link per scoprire la prima parte), e adesso ĆØ possibile effettuare il download anche della seconda parte di questo lungo (oltre 2 ore e mezza) podcast dal sito www.radiorock.to oppure se avete una connessione sufficientemente veloce, potete ascoltare e scaricare la versione completa a 320 kb/s cliccando sul banner qui sotto.

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Facciamo un piccolo riassunto di quella che era la situazione sociale e politica nel 1967.

Il presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnston (arrivato alla Casa Bianca dopo l’improvvisa morte di John Fitzgerald Kennedy, ucciso in un attentato a Dallas il 22 novembre 1963), si trova a fronteggiare l’inestricabile guazzabuglio della guerra del Vietnam, affrontando una situazione che sembra essere sempre più compromessa grazie alle decisioni prese dai suoi predecessori. Ma anche lui ci mise del suo, facendo l’errore di farsi coinvolgere sempre più profondamente nel conflitto indocinese approvando (tra l’altro) proprio all’inizio del 1967 un’offensiva, che si rivelerĆ  fallimentare, sul delta del Mekong.

Fu l’ennesimo colpo subito dal “sogno americano”, che mai come in quell’anno era sul punto di sgretolarsi, scatenando l’emergere di una nuova controcultura che segnò profondamente gli ideali e l’immaginario di un’intera generazione. UnaĀ rivoluzione sociale e culturale senza precedenti che ebbe l’epicentro a San Francisco nella seconda metĆ  dell’anno prendendo il nome di Summer of Love.Ā I giovani dell’epoca crearono nuove comunitĆ  che mettevano al posto dei valori tradizionali, nuovi ideali di amore e spiritualitĆ  e, contemporaneamente una generale apertura all’uso di droghe e, dal lato musicale, fu propedeutico alla nascita del genere psichedelico. L’apice artistico della Summer of Love fu il Monterey Pop Festival, che svolse nella cittadina californiana dal 16 giugno al 18 giugno 1967. Vi parteciparono più di 200.000 persone ed ĆØ riconosciuto come l’inizio del movimento hippie e il precursore del festival di Woodstock, che si svolse due anni più tardi. Fu la prima grande apparizione americana di Jimi Hendrix, oltre che un enorme vetrina per artisti del calibro diĀ Big Brother & the Holding CompanyĀ (con Janis Joplin),Ā Country Joe and the Fish,Ā Quicksilver Messenger Service, Moby Grape,Ā The Byrds, Laura Nyro, Jefferson Airplane, Otis Redding, Grateful Dead,Ā Buffalo Springfield, Mamas & Papas, e The Who. Il festival regalò anche un’esibizione che adesso potremmo definireĀ world music, con un’ipnotica esibizione di Ravi Shankar (unico artiste che fu pagato per la sua esibizione), il sitarista indiano diventato celebre per la sua influenza su George Harrison, chitarrista dei Beatles.

In Gran Bretagna intanto sedeva sulla poltrona di Primo Ministro, Harold Wilson, guida del Partito Laburista. Wilson era un appassionato di musica, tanto da riuscire a far nominare dalla Regina Elisabetta II i Beatles come “baronetti”.Ā Wilson fu di nuovo poi Primo Ministro dal 1970 al 1976, attuando una politica che cercava di preservare il benessere e la stabilitĆ  sociale del Welfare State applicando una politica deflazionistica. Ma i costi elevati del Welfare State e l’eccessivo peso politico concesso ai sindacati furono le basi della crisi del Partito Laburista e, quindi, dei successivi trionfi di Margaret Thatcher.

Quello che a noi interessa di più ĆØ l’aspetto musicale, anche se mai come in quegli anni, ĆØ profondamente intrecciato a quello che era il tessuto sociale e politico dell’epoca. La realtĆ  musicale di quei giorni riuscƬ a far cadere le barriere stilistiche, geografiche, razziali, portando alla luce un modo nuovo di muoversi nel mondo dei suoni, una modalitĆ  curiosa, mutevole, vibrante. CosƬ oltre alla giĆ  segnalata Summer of Love che lanciò nomi comeĀ Jefferson Airplane e Jimi Hendrix, nel 1967 ci fu l’esplosione della psichedelia britannica con i Pink Floyd, l’album più maturo e consapevole dei Beatles, che grazie alla loro superiore qualitĆ  di scrittura e ai mezzi tecnici degli Abbey Road Studios (che nessuno all’epoca poteva permettersi), pubblicano uno degli album più importanti della storia della musica. Ma vogliamo parlare dell’importanza del debutto dei Velvet Underground? Con la sua copertina iconica e per tutto quello che ha significato per la musica e l’arte nei decenni a seguire. E ancora, dell’esordio di Captain Beefheart, dei Doors, dei Traffic, della scrittura di Leonard Cohen, della follia free-form dei Red Crayola. La consacrazione di Rolling Stones, Love, The Byrds, Tim Buckley,Ā Buffalo Springfield, la radio pirata dei The Who, la satira sociale di Frank Zappa.

Tutto questo e molto altro creano dei tasselli che si incastrano andando a formare un puzzle dalle notevoli varianti stilistiche e dalla qualitĆ  di produzione musicale senza precedenti. Non dimentichiamo che gli artisti britannici di quegli anni sono figli di un dopoguerra estremamente duro segnato dalla povertĆ  e dalla paura, da un paese dilaniato dalle bombe che riesce a superare una prova estremamente dura. Negli States naturalmente era molto diverso, la rivoluzione del rock era giĆ  arrivata, ma il 1967 fa iniziare un periodo di grande scambio culturale che segnerĆ  un’epoca.

Nella prima parte abbiamo iniziato parlando di alcuni ousiders, come la grande nave scuola del blues britannico capitanata da John Mayall buttandoci poi a capofitto ad ascoltare la svolta nella carriera di “Lady Soul” Aretha Franklin, la radio pirata dei The Who,Ā l’esordio di Captain Beefheart e Traffic, la consacrazione di Byrds e Buffalo Springfield in USA e dei Rolling Stones e Cream in UK, chiudendo con la follia free-form dei Red Crayola a sublimare l’uso di LSD. Adesso ĆØ arrivato il momento di ascoltare e rivivere gli 11 migliori album usciti in quell’anno leggendario.

Iniziamo quindi con il navigatore di stelle, un uomo che cambiò per sempre il punto di riferimento dei songwriters. Naturalmente fino a quel momento chiunque iniziasse a scrivere ed interpretare canzoni con la chitarra e voce doveva fare i conti con Bob Dylan. Tim Buckley aveva iniziato la sua carriera l’anno prima proprio con Dylan come riferimento, ma la sua voce era un dono divino per noi comuni mortali, un’estensione innaturale che lo portò ad intraprendere i viaggi più avventurosi dicendo per sempre addio alla figura del folksinger tradizionale. Il primo viaggio di Tim Buckley iniziò proprio nel 1967 con l’album Goodbye & Hello, un disco ispirato proprio da Blonde on Blonde di Dylan e scritto a quattro mani con l’amico e paroliereĀ Larry Beckett. Un disco che dal folk si dirige verso il jazz, la psichedelia, grazie alla scrittura e alla voce di Buckley, vero e proprio strumento dalle incredibili potenzialitĆ . Un incanto infinito come “I Never Asked To Be Your Mountain”, dove Buckley in qualche modo si scusa con la moglieĀ Mary Guilbert, dalla quale aveva appena avuto un figlio,Ā Jeffrey Scott, che sarĆ  conosciuto semplicemente come Jeff Buckley.

C’era una volta una band che si affacciava nello scintillante e ancora vergine mondo della psichedelia britannica. L’unione dei nomi dei due bluesman Pink Anderson e Floyd Council darĆ  vita ad una delle formazioni più famose ed influenti di sempre. La formazione deiĀ Pink FloydĀ che nel 1967 incide il primo album vede SydĀ Barrett alla voce e alla chitarra, Roger Waters al basso, Richard Wright alle tastiere e Nick Mason alla batteria.Ā The Piper At The Gates Of DawnĀ ĆØ stato l’unico album inciso con l’apporto delle allucinazioni psichedeliche di Barrett, che riuscƬ a creare un mondo di enorme fascino prima di venire risucchiato dalle sue stesse visioni e dipendenze che lo fecero abbandonare la band per ritirarsi ad un progressivo totale isolamento fino alla morte avvenuta nel 2006. Del suo genio ci restano due album solisti e questa prova magistrale insieme alla sua creatura, cosƬ diversa da quella che ĆØ poi diventata… progressivamente.Ā ā€œInterstellar Overdriveā€Ā non ĆØ solo l’apertura del viaggio intrapreso dalla band britannica, ma il lungo resoconto di un viaggio interplanetario alla scoperta di un nuovo mondo, il viaggio stellare intrapreso da Barrett attraverso l’uso dell’LSDĀ accompagnato dalĀ basso pulsante di Waters e dalla batteria incessante di Mason sul tappeto cosmico oscuro e tenebroso creato dalle tastiere di Wright.

Nel 1966 il noto esponente della controculture britannicaĀ Mick Farren fondò i Social Deviants, probabilmente ispirato dalla satira sociale dei Fugs (di cui parleremo nel prossimo episodio della RNRTM). Farren fu il primo ad organizzare la sezione britannica delle White Panthers, e l’anno dopo cambiò la ragione sociale nel più semplice e diretto The Deviants. L’amicizia con il 21enne figlio di un milionario, Nigel Samuel, gli diede la possibilitĆ  di esprimere il suo potenziale e le sua musica tra garage e psichedelia, pregna di testi socialmente impegnati, in un album intitolato Ptooff! Album dall’inconfondibile copertina fumettistica, perfetta per evidenziare l’onomatopeico titolo. Farren comanda il disco da perfetto istrione ed agitatore culturale qual’ĆØ sempre stato, come dimostra questa “I’m Coming Home”, che dimostra la carica eversiva e proto-punk del gruppo. Dopo il primo scioglimento della band avvenuto nel 1969, Farren ha iniziato una carriera come scrittore e giornalista, ricomponendo la sua creatura di tanto in tanto ad intervalli regolari, mentre alcuni suoi compagni di avventura andranno a formare i Pink Fairies, ma quella ĆØ un’altra storia di cui ci occuperemo a tempo debito.

Anche se devo cercare di rimanere più obiettivo possibile in questa avventura alla guida della Macchina del Tempo del Rock, non nascondo che i Love sono sempre stati tra le mie band preferite in assoluto uscite dagli anni ’60. Il gruppo fu importante non solo perchĆ© ĆØ stato uno dei primi gruppi multirazziali negli Stati Uniti, ma per il visionario e riuscito mix di psichedelia e suggestioni beat dove si va ad innestare una fantastica componente orchestrale che al posto di appesantire il suono lo va a dirigere magistralmente verso il cielo. GiĆ  nel novembre 1966 avevano trovato la quadratura del cerchio con un album splendido intitolato Da Capo, ma un anno dopo, se possibile, i cinque riescono a perfezionarsi alzano l’asticella ancora più in alto con il meraviglioso Forever Changes, uno dei dischi più memorabili di quella indimenticabile stagione. Eppure per il talentuoso Arthur Lee e compagni la registrazione del disco era stata tutto fuorchĆ© tranquilla. Il produttoreĀ Bruce BotnickĀ infatti aveva trovato una band a pezzi, squassata dalle droghe e dall’alcool, tanto da dover “affittare” un paio di turnisti per le sessioni in studio. Nonostante questo l’album, registrato in quattro lunghi mesi, ĆØ un miracolo di equilibrio e di melodie affascinanti, senza punti deboli. “You Set The Scene” ĆØ il brano che chiude in maniera perfetta con i suoi curatissimi arrangiamenti, il capolavoro dei Love.

Poteva mancare all’appello la band statunitense di rock psichedelico per definizione? Certo che no! Nel 1967 i Jefferson AirplaneĀ dopo l’ingresso di Grace Slick in formazione, addirittura raddoppiano facendo uscire due dischi meravigliosi: Surrealistic Pillow eĀ After Bathing At Baxter’s. Difficile se non impossibile scegliere tra i due titoli, due classici assoluti del gruppo californiano. Il secondo, uscito a soli sei mesi di distanza dal primo, presenta una struttura ancora più complessa, andando a sostituire i brani più brevi con delle mini suites che mettevano in evidenza PaulĀ Kantner e proprio Grace Slick come i due maggiori compositori della band, a scapito di quello che fino ad allora era stato il maggior compositore, Marty Balin. Il disco quindi va a raggruppare più canzoni in diverse miniopere, tre nel primo lato e due nel secondo. “The Ballad Of You & Me & Pooneil”, scritta daĀ Kantner, ĆØ la prima parte della suite “Streetmasse” che apre il disco, anche se ho voluto proporla nella splendida versione lunga proposta dal vivo che mostra un gruppo sempre più a suo agio nelle improvvisazioni on stage.

Nel 1967 il canadese Leonard Cohen ha giĆ  33 anni ma si ĆØ giĆ  affermato come poeta e scrittore pubblicandoĀ la sua prima raccolta di poesie, “Let Us Compare Mythologies”, nel 1956 a soli 22 anni. Il suo debutto come cantautore ĆØ tanto tardivo quanto importante, voluto dal produttoreĀ John Hammond ed intitolato semplicemente Songs Of Leonard Cohen. L’album fa registrare una novitĆ  importante, rispetto a folksinger impegnati socialmente e politicamente come Dylan, lo sguardo di Cohen si rivolge all’individuo, ai suoi conflitti interiori. Una poetica introspettiva con riferimenti alla mitologia e ai temi biblici che non gli farĆ  trovare all’epoca in riscontro del grande pubblico, ma che verrĆ  rivalutata eccome con il tempo. Una delle canzoniĀ più famose del disco, ĆØ sicuramente quella che apre l’intero lavoro,Ā “Suzanne”, un’ode a una ragazza “mezza pazza” che viveva vicino aĀ St. Lawrence RiverĀ aĀ Montreal. Scomparso pochi mesi fa, nel novembre 2016, Cohen ĆØ stato semplicemente uno dei più grandi poeti, cantautori e scrittori del nostro secolo.Ā Ci mancherĆ , e molto, la sua voce profonda, la sua eleganza, la sua magia.Ci mancherĆ , e molto, la sua voce profonda, la sua eleganza, la sua magia.

I Beatles arrivano al 1967 forti del grande successo di Revolver che in qualche modo era stato l’album della svolta (se cosƬ si può dire) per il suono dei Fab Four. A McCartney era venuta questa idea di creare una sorta di concept album come se fosse eseguita da un’ipotetica orchestra, quella delĀ Sgt. Pepper,Ā idea con ogni probabilitĆ  presa in prestito da Freak Out di Zappa uscito l’anno prima. Lennon non sposò completamente l’idea ma acconsentƬ alla creazione di un prodotto omogeneo e alla famosa copertina, capolavoro iconico della pop art che paradossalmente fu parodiata l’anno dopo proprio da Zappa. I Beatles avevano giĆ  deciso di abbandonare le scene e si dedicarono completamente al lavoro in studio: 129 giorni per 700 ore di registrazione nelle sale di Abbey Road con il produttore George Martin, con una spesa complessiva (incredibile per l’epoca) di cira 25.000 sterline!!!Ā Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band ĆØ un album tra i più celebrati dell’epoca, e divenne presto il nuovo riferimento per chiunque volesse incidere un disco da quel momento in poi. “A Day In The Life” non ĆØ solo il brano che chiude l’intero lavoro ma anche il manifesto della creativitĆ  della coppia Lennon/McCartney e dell’incredibile ed inedito lavoro in studio. Il brano ĆØ l’unione di due canzoni separate che vengono unite in studio dal lavoro di un’orchestra di 45 elementi (McCartney ne avrebbe voluti 90!).

Un altro degli incredibili album di debutto usciti nel corso del 1967 ĆØ sicuramente quello di un giovane talentuoso chitarrista che rivoluzionerĆ  in qualche modo l’approccio con lo strumento principe del rock. Jimi Hendrix arriva a LondraĀ guidato dall’ex bassista e produttore deiĀ The Animals,Ā Chas Chandler, che lo introduceĀ nel giro britannico e inizia a cercare dei musicisti che possano affiancarlo. Chandler trova presto il chitarrista Noel Redding che si presta a suonare il basso nella nuova band ed il batterista MitchĀ Mitchell. I tre, rinominati The Jimi Hendrix Experience firmano un contratto discografico con la neonataĀ Track Record, l’etichetta fondata dai manager degli Who: Kit LambertĀ e Chris Stamp. Nonostante le registrazioni studio, anche per il budget limitato, non rendano l’idea della magia sprigionata on stage dal chitarrista mancino, vero e proprio sciamano della sei corde, Are You Experienced ĆØ un album straordinario, capace di contenere alcuni dei riff più celebri di sempre, e brani che da 50 anni sono la colonna sonora di ogni appassionato di rock che si rispetti come “Foxy Lady”, la splendida cover di “Hey Joe” e l’incredibile “Purple Haze” che propongo in questa trasmissione. Nonostante la vita e di conseguenza la parabola artistica di Hendrix avrĆ  una tragica e prematura fine, ritroveremo l’artista di Seattle con un nuovo capolavoro anche nel prossimo episodio dedicato al 1968.

Nel 1966 Frank Zappa insieme al suo gruppo, The Mothers Of Invention, aveva esordito pubblicando il secondo album doppio della storia del rockĀ (dopoĀ Blonde on BlondeĀ diĀ Bob Dylan), Freak Out! era stato anche il primo concept album della storia a dipingere con ironia dissacrante un’America ossessionata e resa stupida dai media. Un anno dopo ecco il grande ritorno della dissacrante band con Absolutely Free, un album composto da due lunge suites (una per lato) dove si compongono la satira politica e sociale che non risparmia niente e nessuno, e l’incredibile capacitĆ  strumentale della band che riesce a miscelare con facilitĆ  stili differenti proponendo un suono unico. Zappa si accanisce di nuovo contro i mass media, contro la guerra in Vietnam, contro le multinazionali, contro gli hippies e le groupies. Accompagnato daĀ Ray Collins (voce), Roy Estrada (basso), Jim Black (batteria, tromba), Don Preston (tastiere), Ian Underwood (tastiere, sax), Bunk Gardner (fiati e rumori), Billy Mundi (percussioni), Jim Fiedler (chitarra), Zarubica (voce che impersona Susy Creamcheese, stereotipo delleĀ groupies), Zappa mette in piedi un credibile e fantastico teatro che interpreta con passione da attore consumato, come attesta “The Duke Of Prunes”, cantato dalla splendido baritono di Collins.

Altro esordio incredibile, altro gruppo che ĆØ entrato nell’olimpo del rock. Galeotto fu l’incontro traĀ Ā Jim Morrison e Ray Manzarek, entrambi studenti della UCLA School of Theater, Film and Television dell’UniversitĆ  della California. Leggenda vuole che Morrison canticchiò a ManzarekĀ il testo di una canzone che aveva scritto,Ā “Moonlight Drive” e che il tastierista dalle solide basi musicali aveva riconosciuto subito il potenziale del giovane. Da li alla formazione dei The Doors (nome preso dalle “porte della percezione” descritte dal poeta visionario William Blake) insieme al chitarrista Robbie Krieger e al Ā batterista John Densmore passa poco tempo. Le performance della band e del loro carismatico e teatrale frontman infiammano la West Coast prima di trovare il naturale sbocco nell’esordio autointitolato. Nonostante l’indubbio carisma e fascino ĆØ davvero ingeneroso limitare l’importanza della band al cantato e al personaggio di Jim Morrison. Sono stati una band visionaria, intensa, sensuale, selvaggia, Densmore con la sua ritmica jazz, Krieger e la sua abilitĆ  di chitarrista, Manzarek ed il suo suono facilmente riconoscibile in grado di riprodurre anche le linee di basso, strumento che non fa parte del quartetto. Il loro modo di unire poesia e musica, vita e arte ĆØ stato quasi ineguagliato e l’impatto proto punk del singolo “Break on Through (To the Other Side)” Ā assolutamente devastante.

Chiudiamo l’episodio dedicato al 1967 con un gruppo che probabilmente ĆØ stato il più influente e saccheggiato per i decenni successivi da generazioni di gruppo di rock cosiddetto alternativo. Un esordio accolto con indifferenza dal pubblico, non dimentichiamo che all’epoca era di moda la West Coast, il movimento hippie e flower power, per cui l’avanguardia, i racconti di strada e gli artisti di una New York disperata. Lou Reed, Sterling Morrison e John Cale formano il primo nucleo dei Velvet Underground, ma il loro approccio ĆØ troppo crudo e scandaloso per piacere. Dopo Dopo aver sostituito Ā il batterista Angus MacLise con Ā Maureen ā€œMoeā€ Tucker, ĆØ un concerto al CafĆ© Bizarre, un locale delĀ Greenwich VillageĀ a cambiare le carte in tavola. Tra il pubblico sono presenti anche alcuni frequentatori della Factory diĀ Andy Warhol: i registi Barbara Rubin eĀ Paul MorrisseyĀ ed il ballerino Gerard Malanga. Dopo averli ascoltati dal vivo sono proprio loro che suggeriscono a Warhol di assumerli come possibileĀ resident bandĀ della sua Factory. Warhol suggerisce alla band di prendere come cantante una sua pupilla, l’attrice e modella tedesca Christa PƤffgen più conosciuta come Nico, arrivata negli USAĀ come compagna del chitarrista deiĀ Rolling Stones,Ā Brian Jones. Il gruppo andò in giro per gli States come parte dell’Andy Warhol Up-TightĀ (poi diventatoĀ Exploding Plastic Inevitable), uno spettacolo che univa musica, danza e proiezioni dei cortometraggi dello stesso Warhol con l’accompagnamento sonoro di Reed e compagni. Ritmi ossessivi, largo uso della dissonanza, il cantato di Lou Reed, che recitava testi che toccavano spesso temi come morte, solitudine, alienazione urbana, droga ed il sesso, questi erano gli elementi portati su disco grazie alla Verve Records che pubblicò in quel freddo 12 marzo newyorkese The Velvet Underground & Nico. GiĆ  l’artwork entrò nella storia. Priva di riferimenti alla band, la copertina disegnata e firmata dallo stesso Warhol, rappresentava una bananaĀ invitando chi la guardava a “sbucciare lentamente e vedere” (peel slowly and see). Infatti nelle prime copie stampate togliendo l’adesivo si poteva vedere un’allusiva banana rosa. Dalla dolcezza sinistra di “Sunday Morning” alla tossicodipendenza di “Heroin”, dalla sperimentazione di “The Black Angel’s Death Song” alla perversione bondage di “Venus In Furs” (prima descrizione esplicita di un rapporto sadomasochistico padrone-servo mai apparsa in un brano di musica rock), tutto l’album ĆØ un viaggio scuro e crudo, condotto dalla viole di Cale, dal tribale mantra di Moe Tucker, dalla seducente Nico e dal fascino perverso di Reed. Vibrante, seducente, un mix di amore e dolore, un disco che nonostante le poche copie vendute (anche a causa di un problema legale) diventa mito, culto. Una sperimentazione sonora cosƬ diversa da quello che andava di moda in quegli anni da diventare una vera e propria pietra miliare e disco fondamentale per comprendere molto rock alternativo dei decenni a seguire.

Spero che questa primo volume abbia soddisfatto le vostre aspettative, nel prossimo episodio che andrĆ  a sviscerare quanto accadde in musica nel 1968, troveremo alcuni nomi giĆ  trattati in questo episodio come gli stessi Velvet Underground, Beatles o Jimi Hendrix, insieme a nuovi artisti come Van Morrison, Grateful Dead o Silver Apples in grado di pubblicare album straordinari.

Potete sfruttare la parte riservata ai commenti qui sotto per darmi suggerimenti, scrivere critiche (perché no), o proporre nuove storie musicali, mi farebbe estremamente piacere riuscire a coinvolgervi nella programmazione e nello sviluppo del mio sito web.

Vi do quindi appuntamento al prossimo mese, ma non mancate di tornare ogni giorno suĀ RadioRock.to The Original. Troverete un podcast diverso al giorno, le nostre news, le rubriche di approfondimento, il blog e molte novitĆ  come lo split-pod.

Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche dal sito della stessa PodRadio cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto

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TRACKLIST

PART 1

01. JOHN MAYALL AND THE BLUESBREAKERS:Ā A Hard Road Ā  daĀ  ‘A Hard Road’ Ā (Decca)

02. BONZO DOG DOO-DAH BAND: Big Shot Ā daĀ  ā€˜Gorilla’ Ā (Liberty)

03. KALEIDOSCOPE (UK): Flight From Ashiya Ā daĀ  ā€˜Tangerine Dream’ Ā (Fontana)

04. ARETHA FRANKLIN: Respect Ā daĀ  ā€˜I Never Loved A Man The Way I Love You’ Ā (Atlantic)

05. BUFFALO SPRINGFIELD: Broken Arrow Ā daĀ  ā€˜Buffalo Springfield Again’ Ā (ATCO Records)

06. CREAM: Sunshine Of Your Love Ā daĀ  ā€˜Disraeli Gears’ Ā (Reaction)

07. TRAFFIC: Dear Mr Fantasy Ā daĀ  ā€˜Mr. Fantasy’ Ā  (Island Records)

08. THE WHO: I Can See For Miles Ā daĀ  ā€˜The Who Sell Out’ Ā (Track Record)

09.Ā THE BYRDS: My Back Pages Ā daĀ  ā€˜Younger Than Yesterday’ Ā (Columbia)

10. CAPTAIN BEEFHEART AND HIS MAGIC BAND: ElectricityĀ daĀ  ā€˜Safe As Milk’ Ā (Buddah Records)

11. THE ROLLING STONES: All Sold Out Ā daĀ  ā€˜Between The Buttons’ Ā (Decca)

12. THE RED CRAYOLA: Transparent Radiation Ā daĀ  ā€˜The Parable Of Arable Land’ Ā (International Artists)

PART 2

13. TIM BUCKLEY: I Never Asked To Be Your Mountain Ā daĀ  ā€˜Goodbye And Hello’ Ā (Elektra)

14. PINK FLOYD: Interstellar Overdrive Ā daĀ  ā€˜The Piper At The Gates Of Dawn’ Ā (Columbia)

15. THE DEVIANTS:Ā I’m Coming Home Ā  daĀ Ā ā€˜Ptooff!’ Ā (Underground Impresarios)

16. LOVE: You Set The Scene Ā daĀ  ā€˜Forever Changes’ Ā (Elektra)

17. JEFFERSON AIRPLANE: The Ballad Of You & Me & Pooneil [Live-Long Version] Ā daĀ  ā€˜After Bathing At Baxter’s’ Ā (RCA Victor)

18. LEONARD COHEN:Ā Suzanne daĀ  ā€˜Songs Of Leonard Cohen’ Ā (Elektra)

19. THE BEATLES: A Day In The Life Ā daĀ  ā€˜Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band’ Ā (Parlophone)

20. THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE: Purple HazeĀ  daĀ ā€˜Are You Experienced’ Ā (Track Record)

21. FRANK ZAPPA & THE MOTHERS OF INVENTION: The Duke Of Prunes/Invocation & Ritual Dance Of The Young PumpkinĀ  daĀ Ā ā€˜Absolutely Free’ Ā (Verve Records)

22. THE DOORS: Break On Through (To The Other Side) Ā daĀ  ā€˜The Doors’ Ā (Elektra)

23. THE VELVET UNDERGROUND: Venus In Furs Ā daĀ  ā€˜The Velvet Underground & Nico’ Ā (Verve Records)

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