Home2024PlaylistSOUNDS & GROOVES – Playlist 2023 Playlist SOUNDS & GROOVES – Playlist 2023 Eccoci arrivati al momento tanto amato ed odiato allo stesso tempo, quello in cui si cerca di incasellare gli ascolti preferiti degli ultimi 12 mesi. Compilare una classifica diventa sempre ogni anno più difficile visto il numero di uscite sempre maggiore ed una frammentazione incredibile del mercato discografico. Se pensate che le classifiche non abbiano senso, beh, ĆØ davvero difficile darvi torto visto che da una parte sono legate a doppio filo alla nostra sensibilitĆ , dall’altra ĆØ una pratica spesso egocentrica e soggetta a continue revisioni. Però, c’ĆØ anche da dire che, opinione personale, ĆØ sempre stimolante e divertente sia redigerle che leggerle. La mia personale opinione ĆØ che le classifiche di fine anno andrebbero prese sempre e comunque come stimolo per la nostra curiositĆ di famelici ascoltatori-consumatori di musica. Come detto, ĆØ sempre complicato mettere in un qualunque ordine le proprie preferenze. Gli ascolti sono diversi e diversificati e se alcuni album possono essere ascoltati con una certa “leggerezza”, altri hanno bisogno di uno stato d’animo particolare o di un diverso momento della giornata per essere assaporati a pieno, momenti che non sempre possiamo avere a disposizione nella nostra frenetica quotidianitĆ . Per giunta, come ormai ĆØ chiaro da qualche anno, le modalitĆ di ascolto della musica sono cambiate in maniera drastica: adesso abbiamo la possibilitĆ di trovare letteralmente tutto a disposizione, in qualsiasi momento ed in qualsiasi modo. I servizi di streaming hanno giorno dopo giorno soppiantato sia la vendita dei cd-lp che quella del download della musica “liquida”, lasciando la vendita del supporto fisico ai (quasi) soli appassionati, che sempre più spesso prediligono il caro vecchio vinile, anche se nell’ultimo anno il prezzo di questo supporto ĆØ aumentato in maniera assolutamente sconsiderata, in relazione anche alla qualitĆ della stampa. Fare una classifica dei migliori album dell’anno, visto il numero gigantesco di uscite annuali, ĆØ un’impresa al limite del fantascientifico. Probabilmente a ragione, qualcuno lo considera anche un inutile esercizio di stile: difficile stabilire gerarchie, e soprattutto, fissareĀ i “giusti” parametri da usare. Quali sarebbero? In base a cosa? Come detto in precedenza ĆØ letteralmente impossibile solo cercare di ascoltare tutto: troppe le pubblicazioni e troppo poco il tempo quotidiano a disposizione per ascoltare nuova musica con l’attenzione che spesso meriterebbe. Anche quest’anno ci saranno sicuramente alcuni album che trovate nei piani bassi della classifica solo perchĆ© hanno avuto la sfortuna di avere meno ascolti a disposizione e meno possibilitĆ di essere apprezzati. Prendete la classifica per quello che ĆØ, visto che la realtĆ di Sounds & Grooves ĆØ davvero pochissima cosa (visto che sono l’unico a gestirla nella sua totalitĆ ) se paragonata a corazzate del mondo delle webzines musicali come OndaRock (con cui collaboro da qualche anno), SentireAscoltare dello stimatissimo Stefano Pifferi, Distorsioni (solo per citarne alcune), o gli splendidi blog personali di autentici giornalisti professionisti ed enormi conoscitori di musica come Eddy CilƬa, Federico Guglielmi o Carlo Bordone, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. In questo spazio, come quasi ogni anno, ho voluto semplicemente buttare giù, come appuntandoli su un taccuino, gli album che negli ultimi 12 mesi ho ascoltato di più, e che sono riusciti maggiormente a coinvolgermi, pero poi condividere con voi la mia interpretazione, il mio modo di sentire. Nonostante ci siano un milione di classifiche sparse nel web, credo che da ognuna di queste ci sia sempre da qualcosa da imparare, uno o più nomi da annotare per poi approfondire con curiositĆ . In calce ai 50 album che più hanno segnato la mia annata musicale, trovereteĀ un’altra lista composta daĀ outsiders, album che non sono entrati nella Top 50, sfiorando la mia personale eccellenza, ma che per molti di voi potrebbero invece essere (giustamente) degni della portata principale. Nei titoli che formano questa lunga lista, ce n’ĆØ per tutti i gusti. C’ĆØ sempre un oceano di musica da scoprire, e molti (me compreso) nonĀ sono riusciti a rinunciare al fascino irresistibile dei tesori (o presunti tali) sommersi, avendo come risultato un’enorme varietĆ di nomi all’interno delle singole playlist. Discorso a parte meritano le ristampe e quelle etichette (Light In The Attic, Superior Viaduct, Numero Group, Cherry Red tanto per citarne alcune) che hannoĀ riportato alla luce o ampliato in maniera scintillante autentici capolavori, alcuniĀ ripescati dall’oblio, altri semplicemente tirati a lucido. Ho compilato una piccolissima classifica anche delle mie preferenze in tal senso. Ogni classifica dei migliori album dell’anno porta una scintilla per rinvigorire quella fiamma appassionata dentro ognuno di noi. Da parte mia un abbraccio speciale, consentitemelo, va sempre a quella che ĆØ la mia “famiglia” da sempre, prima in FM e poi sul web, ovverosia quella splendida podradio chiamataĀ Radiorock.TO The Original. Ā #everydaypodcast #1 LANKUM Ā False LankumĀ (Rough Trade) Quest’anno ho voluto premiare con la prima posizione della mia classifica un gruppo che sta rivitalizzando un genere storico come il folk cambiando in corsa le regole del gioco. Il 2023 ha visto il ritorno dei dublinesi Lankum con il loro quarto album intitolato False Lankum, atteso seguito di quel The Livelong DayĀ che nel 2019 gli ha permesso di vincere il RTE Choice Music Prize (equivalente irlandese dei Grammy). Partendo da canzoni folk tradizionali, i Lankum (nome preso dal protagonista della scuraĀ folk balladĀ intitolata proprioĀ āFalse Lankumā scritta da John Reilly) hanno impresso il loro marchio personale facendo leva su pesanti droni e distorsioni che conferiscono nuova intensitĆ e bellezza a ogni brano. Con questo album il quartetto ha consolidato il suo distacco dal genere folk classico, creando una musica audace e contemporanea che nasce, come detto, da elementi tradizionali ma che suona decisamente nuova. False LankumĀ contiene anche due brani originali,Ā āNetta PerseusāĀ eĀ āThe Turnā, entrambi scritti da Daragh Lynch (voce, chitarra e piano). Il loro quarto disco (il terzo su Rough Trade), ĆØ stato pensato fin dallāinizio come unāopera completa, una progressione e un viaggio per lāascoltatore, spiegandolo cosƬ: āVolevamo creare un maggiore contrasto nel disco, in modo che le parti leggere risultassero quasi spirituali e le parti scure fossero incredibilmente cupe, addirittura horrorā. Nelle 12 tracce dellāalbum il quartetto irlandese ha utilizzato una nuova tavolozza per colorare il proprio suono in modo sempre più sperimentale, grazie anche all’ausilio del produttore di lunga data John āSpudā Murphy. Solo dopo la registrazione il gruppo si ĆØ reso conto che quasi tutte le canzoni dellāalbum, raccolte o scritte, avevano una sorta di riferimento al mare. Qualche forza sconosciuta li aveva attirati verso il più grande e prolifico raccoglitore di canzoni che sia mai esistito, capace di trasportare storie da centinaia di anni. Il brano di apertura dellāalbum, āGo Dig My Graveā, viene da alcuni versi originariamente composti come strofe di diverse ballate, comeĀ āA Forlorn Loverās Complaintā di Robert Johnson (che risale al 1611), passando per la registrazione di Jean Ritchie nel 1963 per poi approdare sulle coste irlandesi. Il brano, condotto dalla voce di Radie Peat, ĆØ affilato come un rasoio, crudo e sferragliante, suonato con unāenergia straordinaria. Un disco che troviamo meritatamente in alto su molte classifiche annuali. Ascolta: Go Dig My Grave #2 FIRE! ORCHESTRAĀ EchoesĀ (Rune Grammofon) Chi segue i mieiĀ podcast sa benissimo che i Fire!, trio avant-jazz che vede dietro i tamburi Andreas Werliin, metĆ dei Wildbirds & Peacedrums, e gli stessi W&P, appaiono abbastanza regolarmente nelle mie scalette per il loro approccio in perfetto equilibrio tra jazz, psichedelia, attitudine garage, e primitivismoĀ folk-bluesĀ spogliato da ogni orpello.Ā Nel corso del 2013 iĀ Fire!Ā (Mats Gustafsson: sassofoni, Fender Rhodes e elettronica, Johan Berthling: basso e Andreas Werliin: batteria) sono riusciti a riunire decine di altri musicisti della scena improv-alt-jazz-rockĀ svedese (tra cui la moglie di Werliin e metĆ dei W&P Mariam Wallentin)Ā allargando lāensemble e dando vita, sotto il nome diĀ Fire! Orchestra, ad un baccanale orgiastico dove suggestioni di jazz astrale (con Sun Ra come nume tutelare ed esplicito riferimento),Ā kraut-rock, psichedelia, improvvisazioni, accelerazioni soul riescono ad incastrarsi perfettamente. Nell’aprile 2023Ā hanno pubblicato un nuovo, incredibile lavoro a quattro anni dal precedenteĀ Arrival.Ā Nelle quasi due ore di registrazione del nuovo album della Fire! Orchestra intitolatoĀ Echoes convivono, in maniera incredibile, jazz, rock, folk, musica elettronica, classica e contemporanea, con un uso di archi, fiati ed elettronica assolutamente sublime. Alla produzione del nuovo album della band di Mats Gustafson ha partecipato anche Jim OāRourke, cui ĆØ stata data assoluta libertĆ in sede di missaggio. Qui sotto, a rappresentare un disco che occupa meritatamente la piazza d’onore della mia playlist annuale, potete ascoltare āEchoes: To Gather It All. Once.ā, una sorta di lungo e lento soul-jazz condotto con maestria proprio dalla voce della giĆ citata Mariam Wallentin, che nel corso del disco si alterna alla voce con David Sandstrƶm e con il sassofonista Joe McPhee. Il collettivo scandinavo, stavolta addirittura composto da 43 elementi, si conferma per l’ennesima volta come assoluto punto di riferimento della scena musicale odierna. Ascolta: ECHOES: To gather it all. Once. #3 MELANIE DE BIASIO Il Viaggio (Pias)Ā Sei anni fa, le atmosfere malinconiche e rarefatte di un album intitolatoĀ Lilies mi aveva colpito al cuore confermando Melanie De Biasio come una delle migliori e più ispirate interpreti contemporanee. Il dosaggio sapiente di pochi strumenti e la magia della sua voce avevano reso i suoi microcosmi perfetti sia musicalmente che liricamente. Non che lāitalo-belga, madre belga e padre italiano, sia mai stata particolarmente prolifica (spesso e volentieri si ĆØ voluta prendere il suo tempo per catturare le proprie idee e trovare la giusta direzione sonora), ma stavolta al suo lento modus operandi si ĆØ aggiunta la pandemia che non ha certo accelerato le cose. La scintilla per la gestazione di un nuovo lavoro ĆØ stato lāinvito a partecipare a Europalia, festival culturale di arti audiovisive, il cui tema del 2021-22 ĆØ stato āTRAINS & TRACKSā, un approfondimento sullāimpatto del treno sulla societĆ . In particolare, alla De Biasio era stata richiesta unāinstallazione audio-video che rappresentasse la migrazione in treno degli italiani verso il Belgio e le sue miniere nel secondo dopoguerra. Lāoccasione per ripercorrere al contrario il viaggio intrapreso dai nonni paterni si ĆØ trasformata in una grande opportunitĆ compositiva, facendo fortunatamente interrompere il silenzio della De Biasio che, a metĆ ottobre, ha pubblicato un doppio album intitolato Il Viaggio. Nel disco, per la prima volta, lāartista canta anche nella nostra lingua, un modo per rafforzare un legame ideale e affettivo con la sua terra di origine: āSentivo che quello che dovevo esprimere in questo progetto doveva essere cantato in italiano, per avvicinarmi alle mie radici.”Ā Il treno del viaggio di Melanie ĆØ una sorta di vecchio convoglio locale che scorre lento catturando ogni suono, immaginazione e sensazione che passa attraverso il vetro. Una richiesta di tempo e attenzione non certo semplice in questi tempi inquieti e frenetici. Lāitalo-belga negli oltre 80 minuti de Il Viaggio ĆØ riuscita a reinventarsi ancora, allontanandosi dalla forma canzone classica e avvolgendo insieme jazz, folk e ambient in canzoni capaci di coinvolgere e commuovere. Come dice la stessa autrice, siamo tutti dei nomadi in un viaggio solitario: āSpero che questo mio viaggio vi aiuti ad accompagnarvi nel vostro. Spero che vi porti altrove, in un luogo che non visitate spesso, ma che vi appartenga davveroā. Ascolta: Now Is Narrow #4 THE CLIENTELEĀ Ā I Am Not There AnymoreĀ (Merge Records) Dopo sei anni di silenzio e per suggellare i 25 anni di attivitĆ , sono tornati a far sentire la loro voce i londinesi Alasdair MacLean (voce, chitarra, organo), James Hornsey (basso, piano) e Mark Keen (batterie e percussioni) uniti nella ragione sociale The Clientele. Ed ĆØ stato, diciamola tutta, un ritorno favoloso che non poteva far altro che portare il gruppo cosƬ in alto nella mia personale classifica. A sei anni di distanza da Music For The Age of Miracles ecco di nuovo ad allietare le nostre orecchie il pop da camera del trio londinese, che stavolta ci prende per mano portandoci in un lungo e meraviglioso viaggio nella memoria, un percorso intimista, profondo e melodico intitolato I Am Not There Anymore. Mantenendo unāimportante coerenza artistica, i londinesi proseguono il loro viaggio nella loro personale declinazione del pop, in bilico tra Love e Sarah Records. Stavolta sono riusciti ad introdurre nel calderone anche i battiti digitali del computer e altre suggestioni jazz e folk, capaci di arricchire la loro tavolozza sonora e riuscendo a creare più di unāora mai stucchevole di assoluta magia. Una maturitĆ pop che abbaglia e lascia sbalorditi man mano che si sfogliano le 19 tracce di cui ĆØ composto il lavoro, impreziosito talvolta da una ricca sezioni di archi e fiati. Difficile scegliere solo una carta dal mazzo, perchĆ© il disco, nella sua interezza, non ha colpito solo me, ma ĆØ entrato di diritto in moltissime classifiche di fine anno. Ascolta: Blue Over Blue #5 PERE UBUĀ Ā Trouble On Big Beat Street Ā Ā (Cherry Red) Che storia incredibile quella deiĀ Pere Ubu. Nati a Cleveland in piena crisi economica, David Thomas e compagni presero il nome dalla piĆØce teatrale āUbu Roiā dello scrittore francese Alfred Jarry convertendo il gusto per la satira, lāamore per il grottesco, lāanarchia e la sfrenata verbositĆ dellāopera in un post-punk che di fatto, con le sue nevrosi urbane ed industriali, andrĆ a creare la new wave. Chi meglio di un personaggio come David Thomas poteva portare in musica il Teatro dellāAssurdo di Jarry? Critico musicale e frontman della band proto-punk Rocket From The Tombs, amava nascondersi dietro al nome di Crocus Behemoth, prima di creare insieme al chitarrista degli stessi Tombs, Peter Laughner (morto prematuramente nel 1977 a soli 24 devastato da una pancreatite dovuta dallāabuso di alcool e stupefacenti), la sua nuova creatura. Nel 2019 The Last Goodbye avrebbe dovuto essere l’ultimo capitolo di una storia incredibile, ma Thomas ĆØ riuscito a sorprenderci ancora, facendo risorgere di nuovo la sua amata sigla e pubblicando a fine maggio il diciannovesimo album della storica band intitolato Trouble On Big Beat Street. A distanza di cosƬ tanti anni dall’esordio, ascoltare i Pere Ubu ĆØ ancora un’esperienza appagante e viva. La formazione odierna comprende, oltre allo schizofrenico leader, i due Pale Boys Keith MolinĆØ (chitarra) e Andy Diagram (tromba), oltre a Gagarin (synth ed elettronica), Alex Ward (chitarra e clarinetto), Michele Temple (basso e piano) e Jack Jones (theremin). Il suono? Esattamente come ve lo aspettereste: schizofrenico, destrutturato, intransigente, perfettamente conforme a quello con cui ci hanno deliziato da mezzo secolo. Immortali! Nota a margine: il CD ha ben sette brani in più rispetto al vinile, non ĆØ roba da poco. Ascolta: Love Is Like Gravity #6 JAIMIE BRANCHĀ Fly or Die Fly or Die Fly or Die ((world war))Ā Ā (International Anthem) Raramente ho assistito ad un cordoglioĀ cosƬ diffuso e cosƬ sentito per unāartista che, decisamente, non faceva parte del mondo musicale mainstream. Eā stato davvero un brutto colpo quello della scomparsa nell’agosto del 2022 della trombettista Jaimie Branch, non solo per la sua giovane etĆ (39 anni) ma per il vuoto che ha lasciato in una comunitĆ jazz, e in generale di splendida umanitĆ , che si ĆØ creata a Chicago intorno ad un’etichetta meravigliosa come la International Anthem, incredibile fucina di nuovi e vecchi artisti che stanno dando nuova linfa al jazz. Il suo fraseggio cosƬ intenso, dovuto dalla sua esperienza su unāampia gamma di progetti, non solo nel jazz ma anche in ambito post punk, noise, indie rock, musica elettronica e hip-hop ha sempre colpito nel segno, sia con il suo quartetto che con gli Anteloper, duo creato con il batterista/beatmaker/producer Jason Nazary. La Branch aveva appena fatto in tempo ad elaborare negli studi dellāInternational Anthem a Chicago il materiale registrato in aprile con il suo quartetto denominato proprio Fly Or Die (composto dal violoncellista Lester St. Louis, dal contrabbassista Jason Ajemian e dal batterista Chad Taylor) nel corso di una residenza al Bemis Center for Contemporary Arts di Omaha, in Nebraska. Fly or Die Fly or Die Fly or Die ((world war)), terzo (e purtroppo ultimo) lavoro in studio pubblicato pochi mesi fa, mostra proprio il risultato di quelle sessioni, rifinito nei dettagli dalla sorella Kate insieme agli altri musicisti coinvolti nel progetto. Nelle note di copertina c’ĆØ scritto: “Jaimie voleva che fosse un album rigoglioso, potente e pieno di vita”, ed effettivamente la visione musicale di āBreezyā risulta sempre estremamente vitale, con i ritmi latineggianti ed un uso maggiore della voce a porsi come primo passo di un cambiamento di cui, purtroppo, non avremo testimonianze. La sua passione continuerĆ a guidarci e a scorrere ogni volta che ascolteremo la sua straordinaria vitalitĆ musicale. Non ci sono dubbi: Jaimie Branch ci mancherĆ moltissimo. Ascolta: Take Over The World #7 PJ HARVEYĀ Ā I Inside The Old Year DyingĀ (Partisan Records) Ā Ā Pochi artisti riescono ad attraversare tre decadi in maniera sempre importante reinventandosi ogni volta, mutando pelle e sconfiggendo il tempo. PJ Harvey ĆØ una di queste rare eccezioni, capace di convincere critica e pubblico ogni volta, album dopo album. Dall’esordio di Dry nel 1991 all’ultimo I Inside The Old Year Dying (che troviamo al #7) pubblicato a luglio 2023, l’artista di Bridport, nel Dorset, ĆØ stata capace di costruire un percorso netto, in crescendo. Sette anni dopo The Hope Six Demolition Project, album profondamente politico registrato alla Somerset House di Londra in varie sessioni aperte al pubblico, Polly Jean si ĆØ rimessa a nudo, con la sua voce in primo piano come non mai, al servizio di arrangiamenti scarni e oscuri, in una sorta di folk “sporco” capace di incantare e convincere. Il disco ĆØ una sorta di trasposizione in musica, tra luci ed ombre, del suo secondo libro intitolato “Orlam”, scritto grazie allāaiuto del poeta scozzese Don Paterson, ed ĆØ stato parzialmente improvvisato insieme ai produttori Flood e John Parish. Secondo PJ il cuore del disco ĆØ “la ricerca dell’intensitĆ del primo amore e ricerca di un significato”, definendolo poi come “uno spazio di riposo, una consolazione, un conforto, un balsamo, che sembra opportuno per i tempi in cui ci troviamo”. Riferimenti letterari, luci ed ombre, ambiguitĆ , tutto contribuisce a rendere questo album uno dei più importanti dell’anno appena trascorso, disco che abbiamo trovato non solo nella Top 10, ma spessissimo anche sul podio, di innumerevoli classifiche annuali. E per un’artista sulla breccia dell’onda da oltre 30 anni ĆØ una sorta di vero e proprio sigillo su una carriera straordinaria. Ascolta: Prayer At The Gate #8 RADIAN Ā Distorted RoomsĀ Ā (Thrill Jockey)Ā Vienna, cittĆ bellissima, austera e rigorosa nella sua classicitĆ . La capitale austriaca ĆØ la casa da quasi 25 anni deiĀ Radian, trio formato da Martin Brandlmayr (batteria, elettronica), Martin Siewert (chitarra, elettronica) e John Norman (basso) che torna a far sentire la propria voce dopo sette anni di assenza. Il loro approccio ha marchiato a fuoco la scena europea tra elettronica e post-rock sin dalla fine degli anni ā90, grazie ad un suono che ha fatto scuola: spigoloso, cupo, definito nei minimi particolari, ricco di tensioni e silenzi. Un approccio visionario e fantasioso, quello perseguito e realizzato dai tre, che ĆØ giunto con questo nuovo Distorted Rooms ad un personale vertice compositivo. Il secondo album che vede la presenza di Siewert (e sesto in assoluto), ĆØ uno di quei dischi che va ascoltato prestando la massima attenzione perchĆ© dai solchi escono suoni spesso minimi, dal rumore dei plettri al sibilo latente di un amplificatore che i tre ristrutturano ed elaborano trasformandoli e manipolandoli a volte in modo discreto, spesso in modo più drastico. Il trio si conferma maestro nel manipolare la tensione dinamica, colpendo emotivamente pur giocando in manieraĀ āfreddaā con gli strumenti e le dinamiche dello studio di registrazione, come, ad esempio, posizionando i microfoni in maniera creativa e non convenzionale. Distorted Rooms ci consegna i Radian al massimo delle loro possibilitĆ , un lavoro affascinante, elegante e futuristico, dove i tre, senza aver perso nemmeno un grammo di entusiasmo per la loro sperimentazione dopo quasi 30 anni di carriera, ci portano alla scoperta di nuovi universi sonori raggiungendo il meritatissimo #8 della mia playlist annuale. Ascolta: Ā Skyskryp12 #9 JOHN BENCEĀ Ā ArchangelsĀ Ā (Thrill Jockey) Un uomo tormentatoĀ John Bence, un uomo che utilizza la musica come potente espressione emozionale e cinematografica, creando un mondo sonoro viscerale e spirituale. Compositore britannico cresciuto nella dinamica scena della musica elettronica underground di Bristol e diplomato al Royal Birmingham Conservatoire, Bence ha esordito nel 2015 con Disquiet, un 12ā³ pubblicato dalla Other People di Nicholas Jaar. Le emozioni suscitate da Bence erano state talmente potenti da risuonare nella sede della Thrill Jockey, pronta a metterlo sotto contratto e a pubblicare nel 2020 un ennesimo mini album intitolato Love, dove il compositore si era principalmente concentrato sul suo vissuto, ripercorrendo la difficile strada della dipendenza dallāalcolismo fino al completo (speriamo) recupero. Il suo minimalismo rigoroso, in equilibrio tra staticitĆ e profonditĆ emotiva, si ĆØ finalmente potuto esprimere nel corso del 2023 senza più dover agire dentro gli stretti paletti di un mini album. Il nuovo Archangels infatti, uscito a fine febbraio, trova Bence, a due anni dalla sua riabilitazione, pronto a scaricare tutto il suo arsenale sonoro per evocare uno spazio spirituale e contemplativo di enorme intensitĆ emotiva. Una pratica compositiva edificata su note di pianoforte, ambientazioni minimaliste, arrangiamenti orchestrali, synth oscillanti, field recordings e canti gregoriani che in qualche modo si ĆØ intrecciata strettamente con quella spirituale, attraverso la quale il compositore britannico ha cercato di esprimere i suoi concetti religiosi e filosofici usando gli arcangeli come tramite verso il divino. Il risultato ĆØ un album chiaroscurale, conturbante, a tratti disturbante, da ascoltare in religioso silenzio per poter espandere il suo profondo fascino inquieto. Un disco che mi ha talmente coinvolto da inserirlo al #9, meritatamente in Top 10. Ascolta: Sandalphon, Archangel of Malkuth #10 ROB MAZUREK – EXPLODING STAR ORCHESTRAĀ Ā Lightning DreamersĀ (International Anthem) Come abbiamo giĆ detto in precedenza, non c’ĆØ dubbio che l’etichetta International Anthem di Chicago sia diventata nel corso degli ultimi anni una straordinaria fucina di nuovi talenti capaci di rivoltare come un guanto la materia jazz e rivestirla (quasi) a nuovo. Chicago ĆØ nota per essere uno dei luoghi di nascita del jazz sperimentale, d’avanguardia e creativo ma anche del post-rock negli anni ’90, ed ĆØ anche l’attuale residenza del compositore, cornettista e artista visuale Rob Mazurek che nel corso del 2023, non contento di aver pubblicato un album splendido insieme a Damon Locks come New Future City Radio, ĆØ tornato a far sentire la voce della sua Exploding Star Orchestra. Attualmente composta da Jeff Parker (chitarra), Craig Taborn (wurlitzer e synth moog), Angelica Sanchez (pianoforte), Damon Locks (voce), Gerald Cleaver (batteria), Mauricio Takara (percussioni, con Mazurek anche negli straordinari SĆ£o Paulo Underground) e Nicole Mitchell (flauto), l’orchestra ĆØ stata creata da Mazurek nel 2005 per indagare sulle tradizioni musicali dāavanguardia della cittĆ . Il nuovo Lighning Dreamers, che troviamo al #10, conferma Mazurek come artista sensazionale, capace di cercare percorsi diversi e liberi di ricerca al confine di generi diversi senza dimenticare mai la tradizione, sia essa di un Coltrane d’annata o di un Miles elettrico. L’album ĆØ stato registrato nel settembre 2021 ai Sonic Ranch Studios in Texas ed ĆØ stato ispirato dai tre anni che Mazurek ha passato sul grande Rio Negro a Manaus, Brasile, dove sāincontrano i fiumi Nero e Bianco: āLaggiù ĆØ consuetudine prendere una barca fino alla linea di separazione di questi due fiumi e tuffarsi, come una sorta di affermazione del semplice fondamento che tutti noi, originari di qualche parte ‘altra’, proveniamo dallo stesso luogo⦠le stelleā. Tuffarsi in questo album ĆØ semplicemente un meraviglioso godimento sensoriale tra passato e futuro. Ascolta: Future Shaman #11 JOHN CALEĀ Ā Ā MercyĀ Ā (Domino) Il galleseĀ John Cale, noto ai più per essere stato membro fondatore di un gruppo storico come The Velvet Underground, ha sviluppato negli anni una carriera solista che lo ha portato a sperimentare con una vasta gamma di stili musicali. Vera icona, artista a tutto tondo, mirabile suonatore di viola, produttore importante (tra gli altri Nico, Happy Mondays, Stooges, Patti Smith, Squeeze, Modern Lovers, Siouxsie & The Banshees), Cale a 81 anni suonati si ĆØ messo di nuovo in discussione, mostrandosi ascoltatore interessato del suono odierno e pubblicando, ad inizio 2023, un nuovo album intitolato Mercy a sette anni dal precedente e a ben undici anni dal suo ultimo album di musica originale. A mostrare lāinteresse di Cale per la musica ācontemporaneaā ci sono, allāinterno diĀ Mercy, le collaborazioni con Laurel Halo, Weyes Blood, Avey Tare e Panda Bear degli Animal Collective e Fat White Family. La pubblicazione del disco ha subito ritardi importanti a causa della pandemia, ed ĆØ stato ispirato da eventi attuali come la presidenza di Donald Trump, la Brexit, il COVID-19, il cambiamento climatico, i diritti civili e lāestremismo di destra. Difficile districarsi in questa ora abbondante di musica affascinante, densa e scura, proveniente dalla mente e dallo sguardo di un avanguardista navigato. Un grande ritorno che troviamo al #11. Ascolta: Story Of Blood #12 REVEREND KRISTIN MICHAEL HAYTERĀ Saved!Ā Ā (Perpetual Flame Ministries) In alcuni casi ĆØ normale chiedersi quanto possa influire lāesperienza personale nellāarte espressa da alcuni musicisti e quanto sia corretto scindere lāessere umano dallāartista. Kristin Hayter ĆØ unāartista poliedrica originaria di San Diego, in California, e ora residente nel New England, capace di portare in musica le proprie esperienze passate di abusi, violenza e disperazione che hanno segnato la sua esistenza nel suo progettoĀ Lingua Ignota. Quattro album allāattivo tra il 2017 ed il 2021 in cui la Hayter ha esposto le sue ferite con unāintensitĆ indicibile: un prolungato grido di dolore tra scorie industrialĀ eĀ noiseĀ di grande originalitĆ e coinvolgimento. GiĆ due anni fa, nellāultimo lavoro a nome Lingua Ignota intitolatoĀ Sinner Get Ready, si intravedeva un piccolo spiraglio di luce, unāapertura verso una sorta di afflato spirituale. Questo amore per la musica sacra, per le radici musicali della sua terra insieme ad una ricerca di una sorta di redenzione attraverso i principi del cristianesimo carismatico ha portato la Hayter ad abbandonare la ragione sociale che lāha portata al successo e a costruirsi una nuova vita personale ed artistica, rivendicando il suo nome completo e ribattezzandosiĀ Reverend Kristin Michael Hayter. Al #12 troviamo dunque il suo āesordioā con il nuovo nome intitolato SAVED!, un accorato tentativo di raggiungere la salvezza allontanandosi dal dolore e avvicinandosi a forme musicali antiche e devozionali come spiritual, gospel, country eĀ prewar folk. Proprio per dare un senso di antichitĆ musicologica, la Hayter ha ridotto allāosso la strumentazione e ha volutamente degradato lāaudio. Undici episodi intensi (e talvolta strazianti) di una dolorosa redenzione. Ascolta: I Will Be With You Always #13 ANOHNI & THE JOHNSONSĀ Ā My Back Was A Bridge For You To Cross Ā (Rough Trade) Ammetto spudoratamente che dopo l’inizio della sua carriera, ormai ben 20 anni fa, il mio entusiasmo per la musica prodotta da Antoni/Anohni si era progressivamente spento, tanto da farmi avvicinare in netto ritardo a questo lavoro a nome Anohni & The Johnsons nonostante la cantautrice newyorkese non facesse sentire la propria voce da più di 10 anni. Ritardo di cui mi sono pentito quasi subito, perchĆ© un ascolto più attento di My Back Was A Bridge For You To Cross, che troviamo al #13 della mia personale classifica, mi ha fatto ritornare in parte a I Am A Bird Now, disco che mi aveva conquistato ben 18 anni fa nel 2005. Composto ed interpretato insieme al chitarrista e produttore Jimmy Hogarth, l’album ha un approccio soul estremamente elegante, al quale Anohni affida il suo messaggio che parla di diritti civili, discriminazioni, transizioni climatiche e fisiche, in maniera diretta e intima allo stesso tempo. Messaggio chiaro sin dalla copertina, che ritrae lāiconica attivista Marsha P. Johnson. Il disco ĆØ riuscito a coinvolgermi per la sua densitĆ e potenza emotiva, non priva di momenti sperimentali. Dieci tracce intense e vitali, un ritorno inaspettatamente convincente. Ascolta: Scapegoat #14 HOLY TONGUEĀ Ā Deliverance And Spiritual Warfare (Amidah Records) Dopo tre EP che hanno riscosso un certo favore di critica e pubblico, gli Holy Tongue sono arrivati, a cinque anni dalla formazione, a pubblicare il primo lavoro sulla lunga distanza intitolato Deliverance And Spiritual Warfare, Il progetto ĆØ nato dall’unione tra il produttore e musicista Al Wootton e la percussionista Valentina Magaletti, italiana residente da tempo a Londra che ha all’attivo molti progetti di notevole qualitĆ come Vanishing Twin, Moin, V/Z. Per questo lavoro ai due si sono aggiunti Susumu Mukai al basso (giĆ sodale della Magaletti nei Vanishing Twin), Steve Beresford al pianoforte preparato e Abraham Parker e David Wootton agli ottoni. Il loro personale tentativo di unire dub e jazz suonando con un’urgenza post-punk ha colpito clamorosamente nel segno, tra gorghi ritmici, influenze funk, e venature psichedeliche e misticheggianti. Un disco ricercato e visionario (che raggiunge meritatamente la posizione #14) dove il dub viene rivestito a nuovo confermando Valentina Magaletti come una delle musiciste più preparate e ricercate in assoluto degli ultimi anni. Unica nota dolente: il formato fisico ĆØ di difficilissima reperibilitĆ . Ascolta: Where The Wood Is the Water Is Not #15 THE GOD IN HACKNEYĀ Ā The World In Air QuotesĀ (Junior Aspirin) “Questo ĆØ il nostro terzo album. Ć un disco che risponde alle ansie del momento: ecologia, isolamento, estinzione, tecnologia, l’appiattimento della storia, la morsa sclerotica di una cultura impantanata in citazioni, riferimenti e immaginazione svuotata.” CosƬ i The God In Hackney hanno provato a raccontare in breve The World In Air Quotes, disco (purtroppo) quasi ignorato dalle nostre parti (nonostante abbiano fan dal nome altisonante come Mike Watt o Thurston Moore) ma che ho trovato sorprendentemente interessante e coinvolgente. Il gruppo ĆØ composto dal nucleo centrale Andy Cooke, Dan Fox, Ashley Marlowe e Nathaniel Mellors, cha hanno poi ampliato la formazione includendo i polistrumentisti e compositori americani Eve Essex (Eve Essex & The Fabulous Truth, Das Audit, Peter Gordon & Love of Life Orchestra, Peter Zummo, Liturgy) e Kelly Pratt (Father John Misty, David Byrne/St Vincent, Beirut e Lonnie Holley tra i tanti). Dan Fox, Nathaniel Mellors e Andy Cooke si sono conosciuti alla scuola d’arte di Oxford, a metĆ degli anni Novanta, senza però all’epoca fare musica insieme. Di fatto il gruppo esiste da ben 25 anni, nato inizialmente come progetto parallelo dei Socrates That Practices Music, gruppo fondato da Cooke nel 1998 a Londra. The God In Hackney ĆØ un progetto ad ampio respiro, che pur partendo da basi art rock che ricordano a tratti alcuni gruppi progressive del passato, ingloba diversi generi musicali, dal jazz al rock, risultando eclettico e mai banale, e riuscendo a non sfociare mai nell’onanismo strumentale, anzi, intrigando con gli intrecci di voci, fiati, ritmi. Dice Dan Fox: “Lavorare con Eve e Kelly ha ampliato il nostro senso di ciò che ĆØ musicalmente possibile con The God in Hackney. Un’abilitĆ che abbiamo acquisito alla scuola d’arte ĆØ stata quella di rimanere aperti a qualcosa di inaspettato durante il processo di scrittura, piuttosto che cercare di controllarne ogni aspetto. Fare arte ĆØ più eccitante quando non si sa con precisione cosa succederĆ ”. Ed ĆØ proprio l’inaspettato ad essere senza dubbio uno dei segreti di questo album intrigante che troviamo al #15. Ascolta: In This Room #16 JULIE BYRNEĀ The Greater WingsĀ ( Ghostly International) Sveliamo ora la posizione #16. In un mondo musicale che sembra girare ad una velocitĆ vorticosa, la cantautrice di Buffalo (New York)Ā Julie ByrneĀ si ĆØ presa un lungo tempo per comporre e registrare il suo terzo lavoro. Se il precedenteĀ Not Even HappinessĀ nel 2017 era piaciuto a molti, sono sicuro che lo stesso succederĆ con questoĀ The Greater WingsĀ che appare anche più saldo e maturo del giĆ ottimo predecessore. Il suo folk psichedelico e orchestrale aggiunge un tocco atmosferico diĀ synthĀ al suo riconoscibileĀ fingerpicking, per rendere ancora più maturo un lavoro che colpisce per la profonditĆ degli arrangiamenti e le splendenti aperture melodiche. La scomparsa del suo fedele produttore e collaboratore di sempre Eric Littmann a soli 31 anni, ha contribuito a dilatare i tempi di uscita del disco, anche se lāunica canzone composta dopo la prematura scomparsa del compagno ĆØ la conclusiva e struggenteĀ āDeath Is The Diamondā. Una malinconia di fondo che avvolge come una rinfrescante brezza marina, ma capace di trasformarsi in luce di accecante bellezza come nellaĀ āSummer Glassā che potete ascoltare qui sotto. Con questo album la Byrne ci offre la sua versione più convincente e coinvolgente, mostrando un cantautorato maturo eĀ personale. Ascolta: Summer Glass #17 MATANA ROBERTSĀ Ā Coin Coin Chapter Five: In the GardenĀ Ā (Constellation) Quanto prodotto negli ultimi anni dalla sassofonista e compositriceĀ Matana RobertsĀ ĆØ estremamente importante non solo musicalmente ma anche dal pinto di vista culturale e sociale. La sua visione musicale ĆØ estremamente affascinante ed ĆØ incredibile la quantitĆ di idee messe in mezzo dallāartista nella sagaĀ Coin Coin, pubblicata dalla Constellation e arrivata questāanno al suo quinto capitolo. La sassofonista di Chicago con i suoi fidi e numerosi collaboratori (tra cui doveva esserci anche la compianta Jaimie Branch di cui abbiamo parlato in precedenza e citata nelle note di copertina), ha messo in piedi una potente visione sonora che attinge a piene mani non solo dalla storia della sua famiglia, ma in generale dalla storia della schiavitù degli afroamericani, riscoprendola e mettendola in primo piano. Il suo viaggio antropologico-musicale prosegue con lāuso sapiente del sax, della voce e deiĀ synthĀ analogici, in sedici tracce che alternano jazz più classico ad esplosioniĀ free,Ā spoken word e cori antichi, improvvisazioni noise e bordate elettroniche mettendo di nuovo una donna al centro della narrazione e confermandosi ancora una volta (pur nella non facile fruizione del disco), come uno dei personaggi cardine della musica di avanguardia contemporanea. Ascoltate qui sotto il trittico āWe Said / Different Rings / Unbeknownstā che apreĀ Coin Coin Chapter Five: In The Garden, e non faticherete a capire perchĆ© il disco merita la posizioneĀ #17. Ascolta: we said / different rings / unbeknownst #18 THE NECKSĀ Travel (Northern Spy) AlĀ #18 troviamo gli australiani Lloyd Swanton (basso), Chris Abrahams (piano e tastiere) e Tony Buck (batteria). I tre sono tornati ad inebriarci con un nuovo (stavolta doppio) album a nomeĀ The Necks. Un album come sempre splendido intitolatoĀ TravelĀ e formato da quattro lunghe tracce. Una vertigine, un saliscendi emotivo, un abbandonarsi al flusso musicale inscenato dai tre, tra mimimalismo e jazz, improvvisazione e rapimento emotivo, con inserimenti di battiti elettronici per aumentare la tensione. I brani sono stati registrati durante le loro consuete improvvisazioniĀ live in studio alternando piano e Hammond, suggestioni elettroniche e pause ad effetto, un flusso sonoro che non aggiunge altro a quello giĆ prodotto dal trio ma che allo stesso tempo non smette di emozionare e coinvolgere. I quattro lunghi brani di cui ĆØ composto il disco vorremmo che non finissero mai, portandoci davvero a fare un viaggio in unāaltra dimensione, e lasciandoci, una volta terminato lāascolto, con il desiderio di ripartire al più presto. Ascolta: Bloodstream #19 ME LOST MEĀ RPGĀ (Upset The Rhythm) CāĆØ un sottile filo che unisce la musica di Jayne DentĀ akaĀ Me Lost MeĀ a quella diĀ Richard Dawson. Non ĆØ solo lāaria condivisa di Newcastle Upon Tyne, ma un modo curioso, giocoso ed in qualche modo distopico di declinare la musica folk, substrato comune ai due. Nato come progetto solista nel 2017, dopo due album inĀ crowdfunding,Ā ArcanaĀ (2018) eĀ The Good NoiseĀ (2020), e lāEPĀ The Circle DanceĀ (2021), Me Lost Me ĆØ diventato una sorta di collettivo che prevede la collaborazione regolare dei musicisti jazz Faye MacCalman al clarinetto e John Pope al contrabbasso.Ā Dai club folk di Sheffield allāuniversitĆ di belle arti a Newcastle, Jayne Dent ha costruito, grazie alla sua curiositĆ e al suo talento, una modalitĆ compositiva capace di unire la tecnologia di studio e lāelettronica alĀ songwritingĀ tradizionale. Una combinazione di folk tradizionale,Ā field recordings, effetti elettronici, art pop, improvvisazione, che colpisce nel segno, soprattutto in questo album intitolatoĀ RPG, che porta la musica tradizionale a cavallo del tempo dalle tradizioni arcaiche dei racconti popolari fino al futuro, senza paura ma con una giocosa curiositĆ . Il disco ĆØ stata una delle più piacevoli scoperte dellāanno, capace di far innamorare sia chi ama la tradizione sia chi preferisce la sperimentazione: una serie di paesaggi sonori metĆ strada tra antico e moderno, con la una magistrale miscela di radici folk, elettronica e arrangiamenti intriganti, resa ancora più solida e convincente da una voce ricca e piena di sfumature che, anche a livello lirico, riesce a bilanciare elementi ambientali surreali e fantastici con ambienti ordinari e quotidiani. Ascoltate lo splendidoĀ loopĀ di synth arricchito da clarinetto, registrazioni di uccelli che cinguettano e percussivitĆ rotolante di unaĀ āHeat!āĀ che a tratti ricorda la miglioreĀ Bjƶrk, Una splendida sorpresa e un disco di tale profonditĆ sonora da renderlo di difficile collocazione allāinterno di un genere definito ma perfetto per occupare la posizioneĀ #19. Ascolta: Heat! #20 THE DWARFS OF EAST AGOUZAĀ Ā High Tide in The LowlandsĀ Ā (Sub Rosa) Maurice Louca: compositore egiziano, manipolatore di beats e tastierista, appassionato di musica mediorientale e free jazz. Sam Shalabi: chitarrista canadese compositore di moltissime colonne sonore di film indipendenti e membro fondatore dei Shalabi Effect e Land Of Kush. Alan Bishop: contrabbassista e sassofonista americano, appassionato di tradizioni mediorientali e fondatore dei Sun City Girls. Nel 2012 ad Agouza, distretto di Giza, periferia del Cairo, questi tre musicisti si sono trovati a condividere lo stesso appartamento, decidendo di unire le proprie forze creando un nuovo progetto che potesse sposare in qualche modo la tradizione musicale del medio oriente, con la psichedelia e lāimprovvisazione. CosƬ sono nati iĀ The Dwarfs Of East Agouza, che giĆ dal loro album di esordio intitolatoĀ BesĀ ci hanno preso per mano portandoci in un viaggio tra dune desertiche ed asteroidi siderali, una sorta di psichedelia etnica che lascia molto allāimprovvisazione e al flusso emozionale dei musicisti, come nella miglior tradizione del genere. Nel quarto album del trio intitolatoĀ High Tide In The LowlandsĀ che troviamo alĀ #20, i musicisti in due lunghe tracce continuano e completano questo viaggio incredibile mescolando tradizioni mediorientali, jazz, psichedelia, folk, con una capacitĆ di improvvisazione che non ha eguali. Lāennesimo flusso lisergico ed estatico, unāesperienza magica ed immaginifica da vivere aprendo mente ed orecchie. Ascolta: The Sprouting of the 7th Entertainment #21 MEG BAIRD FurlingĀ (Drag City) Al #21 troviamo una delle voci più belle, eleganti ed incontaminate del panorama musicale odierno. Una voce malinconica, inebriante e ipnotizzante quella di Meg Baird, che molti (spero) possano ricordare come membro di un gruppo di folk psichedelicoĀ chiamato Espers. Ma la californiana ha anche collaborato con successo con lāarpista Mary Lattimore ed ĆØ batterista (!) e cantante nellāinteressante progetto Heron Oblivion. Come solista, la Baird ha interrotto ad inizio anno un silenzio che durava da ben otto anni (il precedenteĀ Donāt Weigh Down The LightĀ risale al 2015) facendo uscire un nuovo album intitolatoĀ Furling.Ā Il disco, pubblicato dalla Drag City, mostra lāunica superstite del progetto Espers (Greg Weeks ormai ĆØ un professore dāinglese a tempo pieno mentre di Brooke Sietinson si sono perse le tracce) cambiare leggermente registro, mettendo il pianoforte al centro delle sue composizioni. La Baird espande la sua tavolozza e distribuisce le sue molteplici sfaccettature in uno dei suoi lavori più ricchi, co-producendo e registrando lāalbum con Charlie Saufley, suo partner e compagno di band negli Heron Oblivion. Il folk si tinge ora di psichedelia, ora di jazz, ammaliando e convincendo grazie ad un suono più corposo. Anche a distanza di quasi un anno, visto che ĆØ stato pubblicato a gennaio,Ā FurlingĀ ĆØ rimasto uno degli album più convincenti di questo 2023. AscoltateĀ āWill You Follow Me Home?āĀ per credere. Ascolta: Will You Follow Me Home? #22 SHIRLEY COLLINS Archangel Hill (Domino) Continuiamo la nostra classifica arrivando alĀ #22, posizione che ci consente unāimmersione nello splendido mondo sonoro del folk britannico. nello specifico incontriamo una delle figure cardine del movimentoĀ folk revivalĀ inglese degli anni ā60 comeĀ Shirley Collins. La sua voce ipnotica ĆØ tornata a farsi sentire nel 2016 ed il suo ritorno sulle scene ĆØ stato una specie di miracolo. Lāallora 81enne aveva registrato in maniera diretta, tra le mura della sua residenza nel Sussex, canzoni della tradizione britannica, americana e cajun, interpretate con la sua perizia ed il suo carisma. Nel 2023, al compimento del suo 88° anno di etĆ , la Collins ĆØ ancora una ragazzina quando si trova accanto alle canzoni che canta, come lāintensaĀ āHigh And AwayāĀ scritta dal suo collaboratore di lunga data Pip Barnes. Canzoni di cui ĆØ stata custode nel corso di una vita luminosa come quella descritta da una qualsiasi delle sue ballate. Gli antenati di molte delle sue canzoni erano per lo più coetanei quando furono portati alla ribalta e registrati negli anni Cinquanta e Sessanta, e Shirley rivendica ora lo status di anziana e portatrice di tradizione come quando le fecero da mentori quando era una ragazza del Sussex dagli occhi vispi e dai capelli ricci. Ma lāincantesimo di Shirley non ĆØ solo quello di evocare canzoni, ĆØ anche quello di evocare la terra. CāĆØ una musa tranquilla nel nuovoĀ Archangel HillĀ (titolo scelto in onore del patrigno di Shirley, che cosƬ aveva chiamato Mount Caburn, un punto di riferimento vicino alla casa dei Collins a Lewes), che profuma del gesso delle South Downs, il paesaggio che si ĆØ saldato nelle ossa di ogni generazione dei Collins, quella catena di colline calcaree nel sud dellāInghilterra che si estendono dallāHampshire, attraversano il Sussex e culminano nelle scoscese scogliere della Beachy Head. Il disco ĆØ un insegnamento crepuscolare, un promemoria della fine dei tempi da parte di Shirley, che ci ricorda quanto sia importante rendere omaggio alle generazioni precedenti. Ascolta: High And Away #23 ANNA B SAVAGE Ā in|FLUX (City Slang) La londineseĀ Anna B SavageĀ nello straordinario esordio intitolatoĀ A Common TurnĀ aveva messo a nudo le vulnerabilitĆ di ognuno di noi, più o meno nascoste, e le aveva espresse con sussurri e potenza in 10 tracce composte da disarmante sinceritĆ , tensioni e rilasci, ansie e catarsi. La recensione che ho avuto il privilegio di scrivere perĀ OndaRockĀ terminava cosƬ:Ā āNon possiamo sapere come proseguirĆ la sua carriera, fare previsioni in campo musicale ĆØ sempre estremamente difficile e spesso si va incontro a brutte figure, ma questo ĆØ senza dubbio un esordio ammalianteā. Cāera dunque una giustificata e alta aspettativa per il secondo lavoro della cantautrice britannica dopo lāuscita lo scorso anno di un EP intitolatoĀ These Dreams.Ā Fortunatamente i dubbi della vigilia sono stati dissipati dalla pubblicazione diĀ in|FLUX, che troviamo alĀ #23. Lāatteso ritorno della Savage ha confermato tutto quello che di buono si era detto sul suo conto. Stavolta a dare man forte alla songwriter cāĆØ Mike Lindsay (Tunng) che la porta per mano come e più della precedente collaborazione con William Doyle ad un uso sapiente dellāelettronica. Anche qui, come nellāesordio, troviamo una disarmante sinceritĆ , una vulnerabilitĆ che si trasforma in una evidente e subitanea empatia. Troviamo di nuovo, ancora più consapevole, quel cambio di passo allāinterno delle canzoni capace di stupire, lāalternanza tra momenti di quiete e quelli di intensitĆ emotiva assoluta. In più cāĆØ una nuova consapevolezza di artista e di essere umano che colpisce e convince. Una straordinaria conferma. Ascolta: The Ghost #24 YO LA TENGO This Stupid WorldĀ Ā (Matador) Il 2023 ĆØ stato lāanno che ha visto un grandissimo e gradito ritorno. Il tempo passa ma gliĀ Yo La Tengo, che hanno corso contro il tempo per quasi quattro decenni, continuano clamorosamente a resistere al ticchettio dellāorologio. Lāultima vittoria del trio si chiamaĀ This Stupid World, unāincantevole serie di canzoni riflessive che sono state prodotte in proprio, visto che il giudizio di Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew ĆØ abbastanza solido e collaudato da mantenere alti gli standard della band e abbastanza agile da poter creare cose nuove. Alla base di quasi tutti i brani del nuovo album cāĆØ il trio che riesce a suonare quasi in presa diretta, dando al tutto unāimpressione di immediatezza, mantenendo i loro classici ritmi ipnotici. Il tempo continua a scorrere e noi continuiamo a cercare di fare qualcosa per evitarlo, una dichiarazione provocatoria ma chiara che suggerisce la volontĆ di combattereĀ contro le avversitĆ . Questo realismo porta al risoluto ottimismo del brano di chiusura diĀ This Stupid World,Ā āMiles Awayā, che vede il passare del tempo e le variabili impazzite della vita come cose da affrontare piuttosto che come motivi per disperarsi.Ā āYou feel alone / Friends are all gone,āĀ canta dolcemente la Hubley,Ā āKeep wiping the dust from your eyesā. Un grande ritorno di una delle band più amate dellāindie rock a stelle e strisce che sorprendentemente ĆØ arrivato addirittura in cima alla classifica annuale di un magazine dedicato alla musica di avanguardia come il britannicoĀ The Wire. Per noi ĆØ stato in ogni caso uno splendido ascolto che si posiziona alĀ #24. Ascolta: Miles Away #25 THE MURDER CAPITALĀ Ā Gigi’s Recovery (Human Season) Ormai non cāĆØ dubbio che se si parla di una certa (nuova) scena chiamata post punk (ma sarebbe quasi più centrato chiamarla post-post-punk) associata allāIrlanda, il primo nome che viene a mente ĆØ quello dei Fontaines D.C. E non potrebbe essere altrimenti visto il successo e la qualitĆ mostrata dai ragazzi di Dublino nei loro tre album pubblicati. Ma con lāuscita del secondo lavoro iĀ The Murder CapitalĀ capitanati dal cantante James McGovern hanno dimostrato che in quanto a profonditĆ ed emotivitĆ non vogliono rimanere affatto sullo sfondo della scena irlandese. GiĆ dallāesordioĀ When I Have FearsĀ nel 2019 avevano tracciato delle coordinate ben precise: chitarre lancinanti e più abrasive dei concittadini alternate a momenti riflessivi e drammatici.Ā Al posto di inflazionare il mercato, i dublinesi si sono presi qualche anno di pausa per lasciar sedimentare nuove suggestioni sonore e iniziare un percorso che dallāoscuritĆ dellāesordio potesse passare verso nuove tracce meno urgenti e più profonde e consapevoli. Una specie di percorso di āguarigioneā evidente giĆ dal titolo del nuovo lavoro:Ā Gigiās RecoveryĀ che trovate alĀ #25. Un disco più introspettivo, ma senza dimenticare la capacitĆ di sfornare ritornelli da cantare a squarciagola. Le canzoni hanno una notevole profonditĆ emotiva, e un fascino profondo che possiamo trovare anche negli elementi sghembi che amano inserire anche nei momenti apparentemente più lineari. Bravissimi. Ascolta: A Thousand Lives #26 P.G. SIXĀ Ā Murmurs & WhispersĀ (Drag City) Qualche mese fa laĀ Amish Records, etichetta discografica di Brooklyn che opera dal 1996 in diversi ambiti musicali, dallāavant rockĀ allāoutsider folk, dal free jazz allāelettronica sperimentale, ha ristampatoĀ Parlor Tricks And Porch Favorites, album che nel 2001 aveva rivelato al pubblico il talento di Pat Gubler, nascosto dietro al moniker diĀ P.G. Six. Un folk psichedelico che si inseriva perfettamente in una sorta di revival dellāepoca (che portò alla ribalta artisti come Devendra Banhart), e che si affacciava spesso e volentieri sulle coste britanniche (Fairport Convention, Bert Jansch, Anne Briggs). Quasi inaspettatamente. ben 12 anni dopo il suo ultimo lavoro solista, ecco che il polistrumentista ritira fuori la sigla P.G. Six che appare in bella vista sulla bucolica copertina di un nuovo album intitolatoĀ Murmurs & Whispers, uscito il 1 settembre per la benemerita Drag City. I mormorii e sussurri di un artista tornato in punta di piedi, che apre le danze suonando unāarpa celtica Triplett 34 corde modello fine anni ā80 con unā intensa sensibilitĆ , facendoci capire giĆ dalle prime note che stiamo per entrare in un luogo completamente fuori dal tempo. Dopo gli arrangiamenti elettrici dei precedenti album, Gubler fortunatamente ha deciso di tornare a comporre quello che gli riesce meglio: canzoni capaci di contenere silenzi evocativi, come dimostra la commovente e suggestiva āI Have A Houseā che potete ascoltare qui sotto.Ā Il disco, registrato in un ambiente bucolico nelle campagne a nord di New York da Mike Fellows, ci fa ritrovare a distanza di tanti anni il talento speciale di Pat Gubler nel creare suoni terreni con aspirazioni trascendenti.Ā Murmurs & WhispersĀ ĆØ un album breve ma di grande intensitĆ emotiva, cosƬ empatico e fuori da ogni rotta commerciale da risultare (paradossalmente) incredibilmente attuale e da meritare la posizioneĀ #26. Ascolta: I Have A House #27 SPARKLEHORSEĀ Ā Bird MachineĀ (Anti-) Incredibile pensare che sono passati ormai tredici anni da quando Mark Linkous ha deciso di andarsene definitivamente da un mondo nel quale stava sempre più scomodo. Il testamento sonoro che ci ha lasciato Mark, nascosto dietro alĀ monikerĀ diĀ Sparklehorse, ĆØ però di inestimabile valore. A partire dallāalbum di esordio, un caleidoscopio sonoro dalla copertina apparentemente gioiosa ma in realtĆ un poā inquietante chiamatoĀ Vivadixiesubmarinetransmissionplot, un nome tanto improponibile quanto (quasi) impronunciabile: 16 brani diversi per lunghezza e ispirazione, ma tutti permeati di quella malinconia di fondo che segnerĆ lāopera omnia di Linkous. FragilitĆ e oscuritĆ sono state spesso considerate sinonimi di Sparklehorse e, con un poā di frustrazione da parte di Mark, la storia di come il suo cuore si sia brevemente fermato dopo unāoverdose accidentale durante il tour del 1996 ĆØ diventata parte della sua mistica dellāabisso. Il fratello minore di Mark, Matt, insieme alla moglie Melissa ha setacciato scatole di nastri e CD per catalogare e conservare alcune registrazioni inedite e dare vita ad album postumo, intitolatoĀ Bird Machine. Mark aveva giĆ deciso sia il titolo che la lista dei brani, che il fratello ha ritrovato in appunti scritti a mano. Alcune canzoni erano prossime al completamento, mentre altre avevano bisogno solo di un attenta e mai invasiva correzione, lāaggiunta di una sottile strumentazione e di voci di accompagnamento in alcuni casi, un altro attento mixaggio in altri, per prendere il volo. Qualcuno ha messo il disco nel calderone delle ristampe, ma ho voluto inserirlo alĀ #27Ā tra gli album del 2023 per la qualitĆ delle tracce e per la felicitĆ di aver ritrovato quel mix di ironia, meraviglia e depressione che il suo talento ci ha saputo donare. Ascolta: Falling Down #28 UPPER WILDSĀ Ā JupiterĀ (Thrill Jockey) Non ĆØ mai facile mescolare rumore e melodia. Bisogna conoscere bene i materiali di partenza e miscelarli con grandissima cura nelle dosi corrette perchĆ© il rischio che il risultato finale possa esplodere in malo modo ĆØ sempre altissimo. Ma quando lāalchimia funziona ĆØ sempre un piacere incredibile per le orecchie, come possono dimostrare le discografie diĀ Hüsker Dü,Ā SugarĀ oĀ Dinosaur Jr.Ā Dan Friel, cantante, chitarrista e compositore elettronico di Brooklyn, ha passato molti anni ad affinare le sue capacitĆ chimiche, prima con i Parts & Labor poi come solista, per poi creare gliĀ Upper Wilds, progetto che condivide con il bassista Jason Binnick e il batterista Jeff Ottenbacher.Ā Se ilĀ noise popĀ e in generale il perfetto equilibrio tra cataclismi sonori e orecchiabilitĆ ĆØ la vostraĀ cup of tea, il consiglio ĆØ di non perdere assolutamente il quarto album degli Upper Wilds intitolatoĀ Jupiter, disco breve ma estremamente intenso che tra melodieĀ post hardcoreĀ ed effetti di chitarra densi e selvaggi si fa strada sempre più a fondo nella nostra galassia arrivando alĀ #28Ā della nostra classifica. IlĀ concept, se vogliamo chiamarlo cosƬ, poteva anche dare luogo a banalitĆ clamorose: grandiose narrazioni interstellari e le storie di varia umanitĆ che sembrano quasi sparire di fronte a un universo che sembra in continua espansione. Invece la chitarra trascinante e la voce melodica di Dan Friel, il basso roboante di Jason Binnick e la batteria incessante di Jeff Ottenbacher hanno dato vita ad una piccola epopea memorabile. Ascolta: 10ā9ā³ #29 BIG | BRAVEĀ Ā Nature Morte (Thrill Jockey) Dopo le ultime sperimentazioni in ambitoĀ dark folkĀ insieme ai compagni di etichetta The Body, nel corso del 2023 sono tornate le sonoritĆ ossessive, pesanti e distorte deiĀ Big|Brave, trio composto da Robin Wattie (chitarra e voce), Mathieu Ball (chitarra) e la nuova arrivata Tasy Hudson (batteria). Loro si collocano in quel nebuloso spazio tra il metal e la sperimentazione, alternando una schiacciante e drammatica pesantezza con una leggerezza eterea e meditativa, in una modalitĆ che pochi dei loro colleghi riescono a percorrere con successo. A fine febbraio ĆØ uscito il loro sesto lavoro in studio intitolatoĀ Nature Morte, il primo dopo il passaggio dalla Southern Lord alla Thrill Jockey. I tre sono riusciti a colorare di inquietudine le canzoni della loroĀ natura morta, creando una sensazione di bellezza in decadimento, accompagnata da accordi sospesi in una quiete contemplativa. Lāalbum, che troviamo alĀ #29, esplora la follia della speranza, le conseguenze del trauma e spesso si concentra sulla sottomissione della femminilitĆ in tutte le sue pluralitĆ . Robin Wattie ha parlato cosƬ del disco: āĆ violento e terribile. Ć schiacciante e allarmante. Ć catastrofico e scoraggianteā. Le sei tracce in scaletta sono dilatate ed esplorano il pericoloso crocevia traĀ ambient, metal sperimentale eĀ avant-rock, evolvendosi in un mondo dove lāelettricitĆ si sparge in bordate improvvise. La voce straziante di Wattie ĆØ tagliente, spettrale, ottundente, ma lāaggressivitĆ riesce talvolta a placarsi in lussureggianti oasi meditative. Un centro pieno quello del trio canadese. Ascolta: Carvers, Farriers And Knaves #30 GOLD DIMEĀ Ā No More Blue SkiesĀ (No Gold) Qualche anno fa avevamo giĆ parlato della batterista e cantante Andrya Ambro e del suo interessante e scorbutico approccio allaĀ no waveĀ che lāaveva portata alla formazione del duo Talk Normal insieme alla chitarrista Sarah Register. Le due avevano fatto in tempo ad incidere un paio di album prima di sciogliersi definitivamente. Con la creazione di un nuovo progetto chiamatoĀ Gold Dime, la Ambro aveva deciso di portare avanti quanto prodotto con Talk Normal, riducendo leggermente lāaggressivitĆ della proposta ma aumentandone lāapproccio scuro ed industriale giĆ dallāottimo debutto intitolatoĀ Nerves.Ā ConĀ No More Blue SkiesĀ la ragione sociale Gold Dime ĆØ approdata al terzo capitolo dove, insieme allāintensa forza percussiva e vocale della Ambro, troviamo il basso di Ian Douglas-Moore, la chitarra di Brendan Winick, il sax contralto di Jeff Tobias, quello alto di Kate Mohanty e la viola e violino di Jessica Pavone. Un gruppo affiatato nel riprendere i tipici canovacci delĀ noise-rockĀ di stanza nella Grande Mela, riducendo la potenza rispetto al precedenteĀ My HouseĀ ma ampliandone la tavolozza sonora e mantenendo intatta una sorta di energia primordiale che ĆØ la forza propulsiva delle sette tracce di cui ĆØ composto un album inaugura la mia classifica alĀ #30. Con questo nuovo album Andrya Ambro ĆØ rimasta fedele a un suono ormai definito e consolidato, spingendosi allo stesso tempo verso un ampliamento della propria tavolozza sonora, completata da testi astratti ma emozionanti. Se non vi siete avvicinati ancora alla musica di Gold Dime questo ĆØ il momento giusto per farlo, se invece giĆ siete entrati nel suo scuro mondo,Ā No More Blue Skies non potrĆ che appagare i vostri padiglioni auricolari. Ascolta: We Lose Again #31 - #50 31. CERAMIC DOG: Connection Ā (Yellowbird) 32. WEDNESDAY: Raw Sat GoodĀ (Dead Oceans) 33. VANISHING TWIN: Afternoon XĀ (Fire Records) 34. KY: Power Is The PharmacyĀ Ā (Constellation) 35. AROOJ AFTAB, VIJAY IYER, SHAHZAD ISMAILY: Love In ExileĀ (Verve) 36. SWANS: The BeggarĀ (Mute) 37. THE BLACK DELTA MOVEMENT: Recovery EffectĀ (Fuzz Club) 38. MATS GUSTAFSSON: Hidros 9 MirrorsĀ (Trost) 39. AKSAK MABOUL: Une Aventure De VV (Songspiel)Ā (Crammed Disc/Made To Measure) 40. SQUID: O MonolithĀ (Warp) 41. WATER FROM YOUR EYES: Everyoneās CrushedĀ (Matador) 42. LONNIE HOLLEY: Oh Me Oh MyĀ (Jagjaguwar) 43. ELEPHANTINE: MoonshineĀ (Northern Spy) 44. EMMA TRICCA: Aspirin SunĀ (Bella Union) 45. SUFJAN STEVENS: JavelinĀ (Asthmatic Kitty) 46. THE WAEVE: The WaeveĀ (Transgressive) 47. VONNEUMANN: JohnniacĀ (Ammiratore Omonimo) 48. BEX BURCH: There Is Only Love And FearĀ (International Anthem) 49. WILCO: CousinĀ (dBpm) 50. ROBERT FORSTER: The Candle And The FlameĀ (Tapete) OUTSIDERS: B.C. CAMPLIGHT: The Last Rotation Of EarthĀ (Bella Union) SLEAFORD MODS: UK GrimĀ (Rough Trade) KALI MALONE featuring Stephen O’Malley & Lucy Railton: Does Spring Hide Its JoyĀ (Ideologic Organ) KRISTIN HERSH: Clear Pond RoadĀ (Fire Records) DOROTHY MOSKOWITZ & THE UNITED STATES OF ALCHEMY: Under An Endless SkyĀ (Tompkins Square) THIS IS THE KIT: Careful Of Your KeepersĀ (Rough Trade) MIKE COOPER: Black FlamingoĀ (Room40) ZĆJ: Fil O FenjoonĀ (Bleemo Music) ALGIERS: ShookĀ (Matador) JOANNA STERNBERG: I’ve Got MeĀ (Fat Possum) DAMON LOCKS & ROB MAZUREK: New Future City RadioĀ (International Anthem) GRIAN CHATTEN: Chaos For The FlyĀ (Partisan Records) BRIGID MAE POWER: Dream From The Deep WellĀ (Fire Records) GLYDERS: Maria’s Hunt (Drag City) NATALIE MERCHANT: Keep Your CourageĀ (Nonesuch) PROTOMARTYR: Formal Growth In The DesertĀ (Domino) GINA BIRCH: I Play My Bass LoudĀ (Third Man Records) SALLY ANNE MORGAN: CarryingĀ (Thrill Jockey) SLOWDIVE: Everything Is AliveĀ (Dead Oceans) DANIEL BLUMBERG: GutĀ (Mute) HALF JAPANESE: Jump Into Love (Fire Records) ANDREA BELFI: Eternally FrozenĀ (Maple Death) DANIELA PES: SpiraĀ (Tanca) BLUR: The Ballad Of Darren (Parlophone) BLOOD QUARTET: Root 7Ā (Foehn Records) AYA METWALLI & CALAMITA: Al SaherĀ (Zehra) ROOTS MAGIC SEXTET: Long Old RoadĀ (Clean Feed) MARIA W HORN & MATS ERLANDSSON: Celestial ShoresĀ (B.A.A.D.M.) DUDU TASSA & JONNY GREENWOOD: Jarak Qaribak – جر٠ŁŲ±ŁŲØŲ§ŁĀ (World Circuit / BMG) JASON ISBELL AND THE 400 UNIT: WeathervanesĀ (Southeastern) BLACK PUMAS: Chronicles Of A DiamondĀ (ATO) MARTA SALOGNI, TOM RELLEEN: Music For Open SpacesĀ (Hands In The Dark) BLONDE REDHEAD: Sit Down For DinnerĀ (Section1) MODERN NATURE: No Fixed Point In SpaceĀ (Bella Union) MITSKI: The Land Is Inhospitable And So Are WeĀ (Dead Oceans) BONNIE PRINCE BILLY: Keeping Secrets Will Destroy YouĀ (Domino) ALASDAIR ROBERTS: Grief In The Kitchen and Mirth In The HallĀ (Drag City) THE MEN: New York CityĀ (Fuzz Club) RAIN PARADE: Last Rays Of A Dying SunĀ (Flatiron) JONO HEYES: BeehiveĀ (Asphalt Tango) EVERYTHING BUT THE GIRL: FuseĀ (Virgin) billy woods & KENNY SEGAL: MapsĀ (Backwoodz Studioz) AMP: EchoesfromtheholoceneĀ (Ampbase) SPARKS: The Girl Is Crying In Her LatteĀ (Island) GOAT: MedicineĀ (Rocket Recordings) DIVIDE AND DISSOLVE: SystemicĀ (Invada) GLEN HANSARD: All That Was East Is West Of Me NowĀ (Anti-) LONG HAIR IN THREE STAGES: The Oak Within The AcornĀ (NoiseWave) H. HAWKLINE: Milk For FlowersĀ (Heavenly Recordings) KING KRULE: Space HeavyĀ (XL Recordings) RISTAMPE & ANTOLOGIE: MOONSHAKE: Eva LunaĀ (2 LP)Ā Ā (Too Pure – Beggars Arkive) JOHN FAHEY: Proofs & Refutations Ā (Drag City) AA.VV.: The Complete Obscure Records Collection (10 CD-LP)Ā Ā (Dialogo) THE DREAM SYNDICATE: History Kinda Pales When It And You Are Aligned (The Days Of Wine And Roses 40th Anniversary Edition) (2 CD)Ā Ā (Fire Records) SONIC YOUTH: Live In Brooklyn 2011Ā (Nugs.Net) DANIEL JOHNSTON: Songs Of Pain (Dan Johnston 1980-81) (2 LP)Ā Ā (Eternal Yip Eye Music) KEITH & JULIE TIPPETT: Couple In Spirit (Sound On Stone)Ā Ā (Discus) PAULINE ANNA STROM: Echoes, Spaces, Lines (4 LP-CD) Ā (RVNG Intl.) THE CHILLS: Kaleidoscope WorldĀ (2 LP-CD)Ā (Fire Records) THE REPLACEMENTS: Tim (Let It Bleed Edition)Ā (4 CD) Ā (Sire – Rhino Records) SPOTIFY PLAYLIST Stefano Share This Previous ArticleSEASON 18 EPISODE 10: "Playlist 2023 Part 2 - TOP 15" [Podcast] Next ArticleArriva a giugno l'attesa ristampa di Twin Infinitives dei ROYAL TRUX Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 30 Gennaio 2024