Home2017PodcastSEASON 11 EPISODE 12: Playlist 2016 Part 3 of 3 – TOP 14 Podcast SEASON 11 EPISODE 12: Playlist 2016 Part 3 of 3 – TOP 14 Nel corso del 2016 a volte abbiamo imprecato contro il funesto anno bisestile che ci ha portato via alcuniĀ artisti che hanno fatto la storia della musica, dimenticando forse che anche i nostri eroi musicali purtroppo sono soggetti alle stesse leggi degli uomini “normali”: invecchiano e possono contrarre brutte malattie. Basti pensare che il 2017 ci ha giĆ portato via il metronomoĀ pulsante del krautrock, il batterista dei Can Jaki Liebezeit,Ā oltre aĀ un grande e influente compositore/produttore come David Axelrod. A volteĀ tutto questo ha rischiato di far passare in secondo fatto le moltissime cose interessanti pubblicate negli ultimi 12 mesi. Compilare una classifica, visto il numero gigantesco di uscite, ĆØ sempre più unāimpresa ardua, forse un inutile esercizio di stile: difficile stabilire gerarchie, e soprattutto, fissare i āgiustiā parametri da usare. Quali sarebbero? In base a cosa? In questi tre podcast ho voluto semplicemente appuntare su un taccuino, gli album che ho ascoltato di più e che sono riusciti maggiormente a coinvolgermi tra quelli usciti in questi ultimi 12 mesi, e condividere con voi la mia interpretazione, il mio modo di sentire. NelĀ primo podcast (disponibile per l’ascolto ed il download a questo link) ho messoĀ in rassegna 8 album che si sono classificati dalla 50° alla 39° posizione e 6 titoli inseriti in una lista diĀ outsiders, album che non sono riusciti ad entrare nella Top 50, sfiorando la mia personale eccellenza, ma che per molti di voi potrebbero invece essere assolutamente degni della portata principale.Ā Il secondoĀ podcastĀ (disponibile per l’ascolto ed il download a questo link), ĆØ entrato nel cuore della classifica proponendo i dischi classificati dalla 28° alla 15° posizione. Eccoci quindi arrivati (finalmente) alla fine di questa sorta di terrificante Corazzata Potemkin, con il podcast finale che svela le prime 14 posizioni della Playlist di Sounds & Grooves, trasmissione che potete scaricare nella versione a 320 kb/sĀ cliccando sul banner qui sotto. scarica il podcast Iniziamo trovando al #14Ā uno dei gruppiĀ più incredibilmente vitali del Regno Unito, quei The Fat White Family che sono spesso associati (purtroppo) più ai loro eccessi off stage che al loro valore musicale che ĆØ ben superioreĀ aĀ quanto loro stessi vogliano farci credere.Ā Nel primo album si parlava di stupri, pedofilia e su come bombardare Disneyland, nel nuovo ‘Songs For Our Mothers’ (disco cheĀ mai e poi mai faremmo ascoltare alle nostre mamme) troveremo serial killer, fascismo e relazioni difficili che sfociano in cieca violenza. CāĆØ la voglia sempre e comunque di stupire, di essere fastidiosamente repellenti, di irriverenza depravata, ma ĆØ voluta e razionale, mai stupidamente cieca.Ā āTinfoil Deathstarā ĆØ una delle canzoni migliori del lotto con un organo spaziale, linee di basso rimbombanti e una voce psichedelica in falsetto che narra di visioni derivate dallāabuso di eroina, dove fa capolino anche il āmorto di statoā David Clapson. Lāapproccio personale e visionario di Heather LeighĀ alla pedal steel guitar ci aveva giĆ convinto ascoltando il suo primo album solista ‘I Abused Animal’Ā . Visto che ormai la fanciulla ĆØ diventata il riferimento della scena avant-improv-noise per quanto riguarda il suo particolare strumento, non stupisce affatto l’unione con il sassofono del veterano della scena avant-jazzĀ Peter Brƶtzmann in un unico, ininterrotto flusso sonoro chiamato ‘Ears Are Filled With Wonder’ (#13), dove i due suonano separatamente ascoltandosi per poi scontrarsi eĀ riunirsi. Laddove le corde ispirate della Leigh allargano lo spazio sonoro, le note degli strumenti a fiato di Brƶtzmann lo colmano in maniera potente. Vera meraviglia per le orecchie. Al #12 troviamo un altro sassofonista. Il canadese Jason Sharp ci porta, guidati dal battito del cuore, all’interno di un flusso estatico, ipnotico, e indimenticabile. Il suo album di esordio per la Constellation si intitola ‘A Boat Upon Its Blood’, un arco narrativo ispirato dal poema āThe Heartā di Robert Creeley e capace di includere droni, noise, elettronica, dissonanze, in perfetto equilibrio tra pulsazioni soniche e strumenti tradizionali, traducendo il respiro ed il battito del cuore in segnali elettronici processati e suonati insieme agli strumenti tradizionali. Quasi un esperimento liturgico quello della title track, con la prima parte a creare un arco sonoro di synth, un oceano caldo ed intimo di suoni dove ĆØ facile immergersi, mentre la seconda parte viene animata dagli sbuffi del sax e dalle violente sferzate di violino e pedal steel inĀ un flusso di enorme libertĆ strutturale. Qui propongo laĀ terza e conclusiva parte, che vede un incremento percussivo ad increspare la superficie con una serie di onde emozionali che animano un impressionante viaggio liberatorio. Al #11 troviamo un disco segnato da una tragedia. La morte di Arthur, figlio adolescente di Nick Cave ha inevitabilmente cambiato il corso delle registrazioni di ‘Skeleton Tree’ album pervaso da unāatmosfera di dolore e sofferenza palpabile. Un disco crepuscolare, intenso da far male, pieno di paesaggi sonori raffinati creati da Warren Ellis, nuovo deus ex machina dei Bad Seeds ridotti all’osso dopo la defezione di Barry Adamson. Un viaggio nellāabisso, nellāamore di un padre per il figlio tanto forte da far male. Un amore e un dolore palpabile nella commozione del canto di questa “I Need You”, crepuscolare e intensa nel comunicare una sofferenza tanto decorosa quanto enorme. Nick Cave & The Bad Seeds faranno tappa in Italia per tre imperdibili concerti a novembre 2017, il 4 a Padova, il 6 a Milano e lā8 a Roma. Une delle più belle sorprese di questo 2016 ĆØ stato l’esordio della tedesca trapiantata in Norvegia Eva Pfitzenmaier. Ben nascosta dietro al moniker di By The Waterhole ha dato alle stampe un album intitolato ‘Two’ (#10) che esprime perfettamente il talento di questa cantante, musicista, poetessa e pittrice che, lavorando con percussioni e loop, crea un microcosmo di grande fascino usando la sua straordinaria voce tra elettronica, pop, afrobeat. Aiutata dall’amico Stephan Meidell (metĆ degli Strings & Timpani ascoltati nello scorso podcast), l’artista riesce ad incantarci costruendo un disco fuori dagli schemi ed estremamente originale. Ascoltate la splendida chiusura di “The Loudness Of No Sound”. Al #9 troviamo un artista che ĆØ riuscito a mettere d’accordo riviste e webzine sia mainstream che alternative. Impresa estremamente complicata ma meritata quella riuscita al testamento sonoro di David Bowie intitolato ‘ā (Blackstar)’. Il disco, pubblicato appena due giorni prima della morte del grande artista, fortunatamente ha fatto in tempo ad essere giudicato da quasi tutti per le sue grandi qualitĆ musicali e non perĀ l’onda emotiva generata dalla sua prematura scomparsa.Ā L’album (anche cercando di assorbire lāenorme impatto emozionale), ĆØ forse il suo migliore negli ultimi 20 anni, registrato insieme a un gruppo di jazzistiĀ newyorkesi guidati dal sassofonista Donny McCaslin, dove tra rock classico e sperimentazioni Bowie ci ha voluto lasciare un testamento meravigliosamente intenso ed emozionante, come dimostra la splendida title track. I tre musicisti che si celano dietro al nome di Dwarfs Of East Agouza (il chitarrista canadese Sam Shalabi, ilĀ compositore egiziano, manipolatore di beats e tastieristaĀ Maurice Louca e ilĀ contrabbassista e sassofonista americano, appassionato di tradizioni mediorientaliĀ Alan Bishop), hanno saputo creare unĀ nuovo progetto che riesce aĀ sposare la tradizione musicale del medio oriente, con la psichedelia e lāimprovvisazione. Il loro album di esordio intitolato ‘Bes’ (#8) ĆØ un flusso lisergico ed estatico, unāesperienza magica ed immaginifica da fare aprendo mente ed orecchie. AscoltateĀ le percussioni reiterateĀ a tirare le fila della splendidaĀ “Clean Shahin”, che parte in maniera quasiĀ sommessa, con la chitarra ed il basso a farsi via via sempre più vigorosi, ipnotici ed insistenti mano mano che il minutaggio aumenta. FateloĀ al buio lasciandovi trasportare dal cammello nel deserto, su una barca sul Nilo, fino a decollare nel cosmo senza più tempo ne spazio. Non ve ne pentirete. Torna lo sperimentatore australiano Oren Ambarchi con ‘Hubris’ (al #7), un album dove si circonda diĀ meravigliose collaborazioni (Jim OāRourke, Ricardo Villalobos, Arto Lindsay e molti altri) per rivestire di contaminazioni avventurose, afrobeat, minimaliste ed elettroniche il suo sempre più coinvolgente motorik ritmico. IĀ sedici minuti della conclusivaĀ “Hubris, Pt. 3” sono estremamente avvincenti, con il ritmo che raccoglie particelle di suono a mano a mano che procede, diventando sempre più vario e avvincente. Dopo infinite e numerose collaborazioni, Ambarchi da il meglio di se in un disco che porta solo il suo nome. La visione sonora dell’ex Stereolab Tim Gane, che da sempre oscilla tra psichedelia e kraut, ha dato forma ad un nuovo progetto chiamato Cavern Of Anti-Matter. Con ilĀ secondoĀ album āVoid Beats/Invocation Trexā (che si posiziona al #6), la visione concettuale del musicista britannico e dei suoi due sodali, il batterista Joe Dilworth (presente nella primissima formazione degli stessi Stereolab), e il mago dei sintetizzatori Holger Zapf, prende compiutamente vita.Ā Il DNA degli Stereolab viene rivestito di puro motorik, i primi tentativi di elettronica primordiale vengono celebrati dalla presenza di molti degli strumenti analogici che andavano per la maggioreĀ negli anni ’70. I tre modellano un ideale universo retro-futurista, aperto a correnti cosmiche, derive kraut, incursioni psichedeliche e smaglianti aperture pop, con lāelettronica e gli strumenti analogici a fare da propulsore per una sperimentazione che mai come ora, appare profondamente vitale.Ā āBlack Glass Actionā ĆØ un melodico mid-tempo che svolazza sornione, una sorta di electro-rock creato con la collaborazione di Jan St. Werner dei Mouse On Mars, gruppo con il quale il trio ha recentemente collaborato. Al #5Ā troviamo unĀ gruppo attivo da ben 30 anni, che riesce anno dopo anno ad essere incredibilmente sempre unico pur cambiando ogni volta. Solo quel diavolo di Kurt Wagner, con la sua capacitĆ di scrivere canzoni meravigliosamente senza tempo poteva farmi apprezzare addirittura una delle invenzioni più atroci della storia della musica: il vocoder. Il nuovo album dei Lambchop intitolato ‘FLOTUS’ (acronimo diĀ For Love Often Turns Us Still), flirtando in modo evidente con l’elettronica glitch, ĆØ un disco che richiede pazienza, tempo, ascolto, uno scrigno di emozioni contenute tra due argini che durano più di 15 minuti ma che vorremmo non finissero mai. “Directions to the Can” ĆØ il perfetto esempio della maestria assoluta di Wagner nella scrittura di splendentiĀ meraviglie, tra bassi pulsanti, archi sospesi nel cielo e il pianoforte a tinteggiare il tutto. Quattro anni dopo il loro primo incontro sul palco dell’Ecstatic Music Festival aĀ New York City, si ĆØ celebrata finalmente anche in studio l’unione traĀ gli Oneida, maestri del rock sperimentale newyorkese, e Rhys Chatham, colui cheĀ più di chiunque altro ha contribuito a canonizzare gli stilemi del post-minimalismo. Non c’era alcun dubbio che fossero spiriti affini, e chiunque ami il rock free-form, la libertĆ compositiva, leĀ fiere visioni sonore troverĆ in questo “What’s Your Sign?” (#4) pane per i suoi denti. Chatham aveva un po’ di timore di affiancare la sua visione a quella forse troppo rock-oriented della band, ma le paure del compositore si sono dissolte appena entrati in studio.Ā Il disco forse ĆØ il più riuscito della band dai tempi del seminale āEach One Teach Oneā, con il perfetto connubio tra free rock, psichedelia, minimalismo e sonici assalti frontali. Il disco si chiude con una “Civil Weather” ispirata dal free-jazz e condotta dalla band, accompagnata dalla tromba del maestro Chatham, fino ad infilarsi nelĀ bollente magma sonoro di un vulcano in eruzione. E veniamo al podio della Playlist 2016. Al #3, sul gradino più basso, troviamo un quartetto di Baltimora che ha la struttura (quasi) classica di un gruppo rock,Ā Owen Gardner (chitarra),Ā Max Eilbacher (basso), Sam Haberman (batteria) eĀ Andrew Bernstein (saxĀ eĀ percussioni), ma le cui finalitĆ sono completamente diverse. Gli Horse Lords agiscono come un malware che si annida nel cuore del rock, lo corrompe e lo muta in unāaltra entitĆ . Si potrebbe chiamare math rock, ma non ci sono equazioni ne spigoli, ci sono spirali di suono che vengono dagli studi musicali dei quattro, traĀ classica contemporanea, elettronica eĀ percussioni africane. Quello che esce fuori di solchi del loro nuovo ‘Interventions’ ĆØĀ di grande complessitĆ , visto che coesistono complicate poliritmie, potenti soluzioni sperimentali, afrofuturismi suggestivi, e grooves minimalisti. āBending to the Lashā, uno dei due fulcri del disco, stupisce per lāinterplay tra i quattro, e per lāabilitĆ nel costruire strutture mai banali e ricche di tensione emotiva, tra energia post-punk e suggestioni che sembrano arrivare dai territori abitati daĀ sperimentatori comeĀ This Heat o Can. Al #2Ā troviamoĀ un gruppo, iĀ Rhyton da Brooklyn, NY, che ĆØ davvero arduo solo provare aĀ classificare, in quanto il loro suono ĆØ difficilmente richiudibile in un singolo contenitore. La band ĆØ formata da tre musicisti che amano sperimentare, giocare con i suoni, improvvisare, esplorare avidi di emozioni il proprio subconscio; anche il più revivalista dei tre (Dave Shuford aka D.Charles Speer), lo ĆØ in modalitĆ assolutamente avventurosa. Nel nuovo ‘Redshift’, iĀ musicisti riescono nellāimpresa di mettere a confronto brulliĀ territori alieni con rigogliose tradizioni folk e country.Ā Costruzione e decostruzione, due facce della stessa medaglia, due parti che sembrano cosƬ distanti tra loro ma che in realtĆ sono semplicemente connesse su un diversoĀ piano della realtĆ . Provate a perdervi nella foresta e nel cosmo allāinterno dello stesso viaggio, come nellāelettrico cavalcare alla Quicksilver Messenger Service della splendidaĀ āEnd Of Ambivalenceā. I RhytonĀ si dimostrano veri e propri maestri nellāarte di un revivalismo che non risultaĀ mai pedissequo e fine a se stesso, ma in continua espansione e mutazione. Eccoci a svelare la vetta della classifica. Il chitarrista dei fantasiosi Peeesseye (unĀ trio di pazzi furibondi che amavano celebrare arditi baccanali dedicati allāimprovvisazione e allāavant-rock),Ā Chris Forsyth, ha intrapreso dopo lo scioglimento della band, un percorso estetico diametralmente opposto. Il suo āSolar Motelā del 2013 ĆØ stata la scintilla che gli ha fatto venire lāidea di creare una vera band, chiamata proprio The Solar Motel Band, con cui poter definitivamente accantonare le asprezze del suo precedente progetto e approdare ad un suono che bilancia lāamore per il suono chitarristico trascendente degli anni ā70 con la sperimentazione dei giorni nostri.Ā Le tracce che compongono questo lungo doppio album chiamato ‘The Rarity Of Experience’ sono state curiosamente concepite in versione acustica, dovevano infatti accompagnare una piĆØce teatrale di Miguel Gutierrez, e solo successivamente (tra dicembre 2014 e ottobre 2015) sviluppate e registrate nella versione definitiva. Il disco ĆØ diviso idealmente in due parti, la prima più di impatto sonoroĀ e istintivamente rock,Ā un maestoso monumento allo strumento principe del rock che viene portato in trionfo da una ritmica sostenuta su centinaia di chilometri di strade blu, la seconda cheĀ vaĀ a privilegiare la bontĆ del suono, lāelevazione dellāelegia, gli stimoli cerebrali. La prima traccia del secondo disco,Ā āThe First Ten Minutes Of Cocksucker Bluesā, rallenta i ritmi, passando da uno scenario caldo e desertico ad un altro reso intrigante dalla sola luce lunare, con le percussioni di Ryan Sawyer ad irrobustire la ritmica facendola diventare soul-blues. Dopo 5 minuti ecco la tromba di Daniel Carter a trasfigurare il tutto come fosse una forma slowcore e oppiacea della Budos Band o una versione modernizzata al rallentatore dei Rolling Stones, fino ad un prolungato finale che vorremmo non finisse mai.Ā Un lavoro splendido, dove coesistono perfettamente entrambe le anime del chitarrista, quella classica e quella rivoluzionaria. E finalmenteĀ ĆØ tutto. Se siete curiosi o estrememente folli, potete trovare la classifica completa a questo link. Nel prossimo podcast che sarĆ online venerdi 24Ā febbraio,Ā finalmente abbandoneremo le classifiche per tornare ad una programmazione più “normale”. Potete sfruttare la parte dei commenti qui sotto per dare suggerimenti, anche scrivere critiche (perchĆ© no), o proporre nuove storie musicali, mi farebbe estremamente piacere riuscire a coinvolgerviĀ nella programmazione e nello sviluppo del mio website. Vi do quindi appuntamento aĀ tra due settimane, con un nuovo podcast da scaricare e nuove storie da raccontare, ma non mancate di tornare ogni giorno suĀ RadioRock.to The Original. Troverete un podcast diverso al giorno, le nostre news, le rubriche di approfondimento, il blog e molte novitĆ come lo split-pod.Ā Siamo anche quasi in dirittura di arrivo per quanto riguardaĀ lāatteso restyling del sito, e per questo (e molto altro)Ā un grazie speciale va a Franz Andreani, che ci parla dei cambiamenti della nostra pod-radio e della radio in generale nel suo articolo per il nostro blog. Tutte le novitĆ le trovate aggiornate in tempo realeĀ sulla nostra pagina Facebook. Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche dal sito della stessa PodRadio cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto Listen or Download on RadioRock.To TRACKLIST 01. The Fat White Family: Tinfoil DeathstarĀ Ā daĀ Songs for Our MothersĀ (Without Consent) 02.Ā Peter Brƶtzmann, Heather Leigh: 2Ā Ā daĀ Ears Are Filled With WonderĀ (Trost Records) 03.Ā Nick Cave & The Bad SeedsĀ : I Need You Ā da Skeleton Tree Ā (Bad Seed Ltd.) 04.Ā Jason Sharp: A Boat Upon Its Blood Pt. 3 da A Boat Upon Its Blood Ā (Constellation) 05. By The Waterhole: The Loudness Of No Sound Ā daĀ Two Ā (Playdate Records) 06.Ā David Bowie: ā (Blackstar) Ā da ā (Blackstar) Ā (ISO Records) 07. The Dwarfs of East Agouza: Clean Shahin Ā daĀ Bes Ā (Nawa Recordings) 08. Oren Ambarchi: Hubris (Part 3) Ā da HubrisĀ (Editions Mego) 09.Ā Cavern Of Anti-Matter: Black Glass Actions Ā daĀ Void Beats/Invocation Trex Ā (Duophonic) 10.Ā Lambchop: Directions To The Can Ā daĀ FLOTUS Ā (Merge Records) 11.Ā Oneida & Rhys Chatham: Civil Weather Ā daĀ What’s Your Sign? Ā (Northern Spy) 12. Horse Lords: Bending To The Lash Ā daĀ Interventions Ā (Northern Spy) 13. Rhyton: End Of Ambivalence Ā daĀ Redshift Ā (Thrill Jockey) 14.Ā Chris Forsyth & The Solar Motel Band: The First Ten Minutes Of Cocksucker Blues da The Rarity Of Experience Ā (No Quarter) SPOTIFY Playlist Stefano Share This Previous ArticleWatch DEPECHE MODEās new āWhereās the Revolutionā Video Next Article40 years of TELEVISION's masterpiece 'Marquee Moon' Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 12 Febbraio 2017