Home2014ReviewsTHE AFGHAN WHIGS: Do To The Beast Reviews THE AFGHAN WHIGS: Do To The Beast Devo essere sincero, quando ho saputo che dopo le varie peripezie, più o meno riuscite seppur positive come TheĀ Twilight Singers e Gutter Twins, Greg Dulli aveva deciso di riprendersi lāidentitĆ che più di ogni altra gli si addiceva, ovverosiaĀ The Afghan Whigs,Ā ho avuto uno strano moto di felicitĆ nel cuore. SƬ perchĆ© probabilmente i Whigs sono stati il mio gruppo preferito dellāera grunge: quello che veniva da Cincinnati e non da Seattle, quello cui piaceva spesso e volentieri sotterrare lāascia di guerra o contaminarla con il verbo soul ed i venti MotownĀ provenienti dalla cittĆ delle automobili, molto più vicina alla loro cittĆ natale rispetto alla Emerald City.Ā Il mio elettrocardiogramma era andato talmente fuori scala da preordinare il doppio vinile colorato in unāedizione limitata diĀ ‘Do To The Beast’ (questo il titolo scelto per il loro ritorno) battezzataĀ āLoser EditionāĀ in linea con unāironia tutta Dulliana, mai cosƬ profetica⦠Il silenzio della band durava dal 1998, anno in cui era uscito ‘1965’, la cui copertina era dedicata alla prima ācamminataā nello spazio durante la missione Gemini 4, e lāinterno alla R&B Top 30 dellāepoca. ‘1965’ era stato un congedo più che dignitoso per una band spesso e volentieri ispiratissima, capitanata da un Greg Dulli ironico e dandy, uomo attratto dal soul e dalla decadenza, perverso e depresso, ma sempre ĆØ comunque tra gli autori migliori della sua generazione. La reunion era nellāaria; alcuni concerti nel 2012 avevano spalancato la porta ad un nuovo lavoro in studio che, puntualmente, ĆØ apparso sugli scaffali il 15 aprile di questāanno. Certo non potevo, ne volevo, aspettarmi un nuovo ‘Up In It’ o un nuovo ‘Gentlemen’; lāabbandono allāultimo momento del chitarrista Rick McCollum suonava giĆ come un campanello dāallarme e la poca fiducia che nutro da sempre nelle riunioni dopo tanti anni (e 16 non sono pochi) mi avevano portato a fare i debiti scongiuri di rito.Ā La prima impressione tattile e visiva ĆØ fantastica: doppio vinile bianco, libretto formato album curatissimo con testi scritti āa manoā e foto in bianco e nero⦠Tutto sembra perfetto fino a quando la puntina non si posa sul vinile e parte il riffone di “Parked Outside”: per un attimo le lancette dellāorologio volano indietro, anche se la voce di Dulli non sembra davvero nella sua forma migliore. Ma in fondo chi se ne frega, non ĆØ mai stato quello il suo punto di forza. Lāintonazione sofferta da rocker innamorato del soul, quella sƬ che ha sempre saputo emozionare! E per un attimo eccola di nuovo spargersi nellāaria come se il tempo non fosse mai passato, ma qualcosa non quadra perchĆ© il pezzo promette bene, ma sembra girare a vuoto alla ricerca di unāidea, di una soluzione che non arriva mai, di unāuscita che non si trova. A seguire,Ā “Matamoros”, sembra più lucidamente messa a fuoco con quel suo sensuale incedere arabeggiante e al contempo psichedelico, con un Greg Dulli che sembra finalmente più a suo agio e capace di intrigare come ai bei tempi. Forse cāĆØ una speranza, il sorriso può riprendere il suo posto. Ma poi il pianoforte fa da intro a “It Kills”, traccia che parte languida, e fin lƬ nulla di male, e che poiĀ sembra fare il verso ad alcune cose di ‘Black Love’,Ā ma al brano manca il nerbo, manca quella passione disperata che cosƬ tanto mi hanno fatto amare i Whigs. Non bastasse, gli arrangiamenti orchestrali che vorrebbero far librare tutto nellāaria, risultano pesanti come macigni.Ā La seconda facciata si apre conĀ “Algiers”Ā lāunico brano che avevo giĆ ascoltato e che mi aveva fatto ben sperare, scelto, non a caso, come apripista. SƬ, si tratta di una canzone un poā radiofonica e ruffiana, ma lāinsieme non ĆØ affatto male lasciando una speranza per il resto dellāalbum. Mera illusione purtroppo, perchĆ© la seguenteĀ “Lost In The Woods”Ā fa venire davvero voglia di allontanarsi da Cincinnati e perdersi nei boschi. Sono quasi 5 minuti che girano intorno al nulla senza uno straccio di idea, senza una fiamma, cercando di ritrovare quellāispirazione grunge-soul che li ha resi grandi. “The Lottery”Ā non fa altro che riproporre i loro clichĆ© accendendo un fuoco che non scalda. Dove ĆØ finito il Dulli tanto tormentato quanto ispirato? Il Dulli edonista luciferino con cui saremmo scesi volentieri negli inferi? Una scintilla riesce ad accenderla “Can Rova”, ballad che riesce nel non facile tentativo di abbeverare unāanima troppo assetata di emozioni. Ma poi arriva la quarta facciata del disco, ed ĆØ un precipitare senza reti nella notte fonda: “Royal Cream”Ā non riesce nemmeno a trovare un ritornello trascinante che possa risollevarla e la seguenteĀ “I Am Fire”, che del fuoco che promette non ĆØ nemmeno la cenere, si prolunga stancamente per quasi 3 minuti.Ā Il finale ĆØ affidato aĀ “These Sticks”Ā brano che speravo potesse lasciarmi almeno un gusto dolce sul palato ma che, invece, lascia solo lāamaro in bocca. Quellāimpeto passionale e tormentato mischiato con la sensualitĆ del soul, che ĆØ stato per anni il punto di forza dei Whigs, cerca di lottare con tutte le sue forze, ma finisce inevitabilmente per soccombere. Tranne poche, troppo poche, eccezioni, a primeggiare sono la banalitĆ della scrittura e unāorchestrazione senza nerbo. Non bastasse, a corollario dell’album, ecco che i nostri registrano anche la cover di uno dei pezzi più sciatti della storia dei Police,Ā “Every Little Thing She Does is Magic”, e sentire Greg Dulli scimmiottare Sting ĆØ stato davvero il colpo di grazia. Il fiammifero si ĆØ spento. āThis aināt love⦠but letās pretendāĀ Recita la canzone finale del disco: no Greg, perdonami, stavolta non riesco proprio a fare finta che sia amore. TRACKLIST 1. Ā Parked Outside Ā Ā 4:37 2. Ā Matamoros Ā Ā 2:43 3. Ā It Kills Ā Ā 3:33 4. Ā Algiers Ā Ā 4:03 5. Ā Lost In The Woods Ā Ā 4:54 6. Ā The Lottery Ā Ā 4:05 7. Ā Can Rova Ā Ā 3:44 8. Ā Royal Cream Ā Ā 4:33 9. Ā I Am Fire Ā Ā 2:51 10. These Sticks Ā Ā 5:49 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticlePONTIAK: Innocence Next ArticleDEAD RIDER: Chills On Glass Comments (1) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. 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