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MARIA BC – Marathon

Marathon: la resistenza emotiva secondo Maria BC

Un viaggio minimale e sospeso tra frammenti sonori, tensione interiore e dissoluzione del tempo

Photo Cover: Senny Mau

Per qualcuno i social networks rappresentano il male del mondo, ed effettivamente spesso e volentieri sembrano essere diventati uno strumento usato più per seminare odio e discriminazioni che per la condivisione di emozioni, che in teoria dovrebbe essere il loro scopo principale. Lo ammetto spudoratamente: non conoscevo l’autrice di questo disco prima di leggere un post che mi ha aperto le orecchie e successivamente anche cuore ed anima. “Finora ĆØ il mio LP preferito dell’anno, ed ĆØ un disco che cresce con l’ascolto. Distorsioni lo-fi, glitch, qualche semplice accordo di chitarra e una voce registrata a fil di microfono, quasi sussurrata, conferiscono un senso di angoscia esistenziale a queste rivelazioni essenziali e intime di un’anima tormentata. Sembra un po’ melenso, vero? Eppure, in qualche modo, alla fine riesce a sollevarti il morale, come se un caro amico si fosse fidato di te abbastanza da confessarti ciò che prova davvero…”. Le parole non erano di un amico o di un musicista qualsiasi, ma di David Lance Callahan, ex Moonshake e The Wolfhounds e autore di 3 meravigliosi album solisti recensiti su queste pagine. Incuriosito sono andato ad ascoltare il disco ed effettivamente ho trovato un puntuale riscontro nelle tracce del disco dei sentimenti espressi da Callahan e a quel punto sono andato anche a ritroso nel tempo per ripercorrere la carriera di un’artista tanto poco conosciuta quanto intrigante.

Con Marathon, terzo album pubblicato il 27 febbraio 2026 per la Sacred Bones, Maria BC, cantante e chitarrista nata in Ohio ma residente a Oakland, ha compiuto un passo decisivo nella propria evoluzione artistica: un disco che abbandona in parte l’astrazione rarefatta degli esordi per confrontarsi con una forma più concreta, fisica, quasi narrativa, senza perdere quella tensione emotiva e quell’ambiguitĆ  che ne hanno definito l’identitĆ .

“Quando ero piccola, alla fine della strada in cui abitavo c’era una stazione di servizio Marathon. La sua grande insegna luminosa era per me un punto di riferimento: quando la vedevo dal finestrino dell’auto di mia madre, sapevo che stavamo per arrivare a casa. La sua iconica Ā«MĀ» – nelle rare occasioni in cui me ne capita di vederne una oggi – mi fa ancora provare quella sensazione di un tempo, la familiaritĆ  del ritorno a casa e una punta di nostalgia”

Maria BC (Photo: Senny Mau)

Il titolo non ĆØ casuale: Marathon ĆØ un album sulla resistenza. Non solo personale, insonnia, fatica, alienazione, ma anche sociale, con riferimenti espliciti al degrado ambientale e ai meccanismi estrattivi della societĆ  contemporanea.Ā C’è un senso di urgenza che attraversa tutto il disco: un’urgenza nuova per Maria BC, che fino a Spike Field (2023) sembrava lavorare per sottrazione, per immersione lenta in paesaggi sonori sospesi. Qui invece la materia si muove, si incrina, accelera. ā€œPer questo disco ho deciso di dedicare meno tempo alla produzione e alla registrazione e più tempo alla composizione. Il risultato, credo, ĆØ più coerente dal punto di vista tematico, dal punto di vista dei testi, e più conciso… Ho cercato di creare qualcosa di più dinamico e vario.ā€

Anche dal punto di vista musicale, Marathon amplia in modo significativo il vocabolario dell’artista in quanto pur mantenendo ben salde le sue radici ambient-folk e la vocalitĆ  corale, entrano in gioco elementi shoegaze, elettronici e persino industriali con una produzione che ĆØ volutamente più grezza, meno rifinita. Il risultato ĆØ un disco più dinamico e frammentato, dove ogni brano sembra creare un microcosmo autonomo. L’apertura con la title track ĆØ emblematica: chitarre distorte, quasi rumoriste, sembrano quasi incrinare la voce eterea di Maria BC, creando una tensione che raramente si era sentita prima nella sua discografia. Ma allo stesso tempo subito dopo “As the Earth Turns” ritorna a un folk spettrale e minimale che mette sotto la lente d’ingrandimento i sistemi energetici distruttivi e di sfruttamento che guidano il nostro mondo, per poi lasciarci in balia della ballata quasi dream-pop “Peacemaking”, scritta scorrendo il paesaggio crepuscolare dai finestrini di un Greyhound in corsa lungo la Costa Ovest. E se “Rare” introduce le percussioni irregolari dell’ospite Ruairi O’Brien e dissonanze seducenti, anche grazie alla zither, “Port Authority” ĆØ il primo piccolo intermezzo strumentale fisicamente colmo di field recordings registrati in viaggio. “June” ĆØ il secondo strumentale, ricco di malinconia atmosferica, ed ĆØ proprio questa oscillazione tra pieni e vuoti, tra rumore e silenzio, a costituire il cuore sonoro dell’album. Molti brani come la giĆ  citata “As The Earth Turns” si interrompono bruscamente, altri sembrano non risolversi mai del tutto. ƈ una poetica dell’incompiuto che rende il disco più umano, più fragile, ma proprio per questo più coinvolgente. “Night & Day” ĆØ uno dei vertici assoluti dell’album dove la californiana di adozione aggiunge il sax malinconico e quasi disorientante di Cole Pulice.

Pur avendo una formazione classica, Maria BC evita ogni virtuosismo: canta sottovoce, spesso come se stesse confidando qualcosa di troppo personale per essere detto ad alta voce. Questo approccio crea una tensione potente: da un lato la capacitĆ  tecnica, dall’altro la scelta deliberata di sottrazione e il risultato ĆØ una vocalitĆ  che non consola mai davvero, ma accompagna.Ā Attraverso le sue tredici canzoni tra caos e disillusione, Marathon non esita ad affrontare argomenti difficili, crudeltĆ  e complicitĆ , perdita e distruzione. Ma mantiene viva la speranza di connessione, intimitĆ  e interferenza muovendosi costantemente tra due poli: fragilitĆ  e tensione, intimitĆ  e dissonanza, silenzio e rumore.Ā Non ĆØ un ascolto immediato nĆ© rassicurante, ma ĆØ proprio in questa sua natura irrisolta che trova forza e identitĆ .Ā Maria BC firma il suo lavoro più completo e coraggioso: un disco che non si limita a essere ascoltato, ma va attraversato. Proprio come una maratona.

“Il mio obiettivo era essere il più possibile poco astratta e concisa. Un compito non facile, lo ammetto. Le metafore abbondano ancora, ma al servizio di un’idea centrale ben precisa che domina ogni canzone. La semplicitĆ  era la parola d’ordine, per cosƬ dire. Ritengo che le cose più semplici sono quelle più difficili da esprimere.”

MARIA BC Marathon cover

TRACKLIST

1. MarathonĀ  3:00

2. As The Earth Turns Ā 2:54

3. PeacemakingĀ  3:22

4. Safety Ā 2:15

5. RareĀ  3:20

6. Port AuthorityĀ  1:18

7. The SoundĀ  3:30

8. SabotageĀ  4:20

9. JuneĀ  1:22

10. Night & DayĀ  4:25

11. May This RainĀ  3:21

12. Channels Ā 1:23

13. MiamiĀ  2:48

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