Home2019PodcastSEASON 13 EPISODE 05: “Shake It” Podcast SEASON 13 EPISODE 05: “Shake It” Tornano le avventure in musica diĀ Sounds & GroovesĀ con il 5° Episodio della 13° StagioneĀ diĀ RadioRock.to The Original Meno novitĆ ma tante cose da riscoprire in questo episodio di Sounds & Grooves Sounds & Grooves arriva al 5° Episodio della 13° Stagione diĀ www.radiorock.to, ed ĆØ per me a distanza di anni sempre meraviglioso registrare e dare un segnale di continuitĆ con il passato, con quella meraviglia che Franz Andreani, Marco Artico, Massimo Di Roma, Flavia Cardinali, Gianpaolo Castaldo avevano creato e a cui, nel mio piccolo, ho provato a dare il mio contributo dal 1991 al 2000. La Radio Rock in FM come la intendevamo noi ĆØ sparita da due decenni, ma in questi 12 anni abbiamo cercato nel nostro piccolo di tenere accesa una fiammella, cercando di raddoppiarla, moltiplicarla, farla diventare un faro di emozioni e qualitĆ musicale con tutta la passione e la voglia di fare radio che nonostante tutto non ci ĆØ mai passata.Ā Non siamo una radio ānormaleā. Non solo perchĆ© trasmettiamo in differita e attraverso podcast registrati, ma soprattutto perchĆ© andiamo orgogliosamente musicalmente controcorrente rispetto a quella che ĆØ diventata la consuetudine delle emittenti radiofoniche al giorno dāoggi. “Shake It” si muove sinuoso per quasi 90 minuti: il punk al femminile degli indimenticabili X-Ray Spex, il folk virato Irlanda dello scozzese Mike Scott e dei suoi The Waterboys e il post-hardcore anni ā90 di Girls Against Boys e Garden Variety si intrecciano con moltissime novitĆ . Dalla reunion dei tedeschi Locust Fudge allāennesimo centro pieno del nuovo EP degli Sleaford Mods. E se Micah P Hinson viene folgorato sul cammino di Santiago lanciando frecce con i suoi texani musicisti dellāapocalisse, Kristin Hersh ci ricorda di essere tra le migliori songwriter in giro con un ritorno ad un suono tanto abrasivo quanto convincente, e che dire del secondo album della migliore interprete di pedal steel, Heather Leigh, che unisce allo strumento la sua splendida voce per ammorbidire la durezza della sua proposta. Todd Rittmann continua a stupire con una variante dei suoi Dead Rider, mentre Courtney Barnett si conferma songwriter ispirata e convincente. A chiudere il cerchio ci pensano due gruppi tanto sghembi quanto eccitanti come Cheer-Accident e Drinks, oltre ad un Tom Waits in stato di grazia con un album da riscoprire come Real Gone. Lunga vita a RadioRock The Original. #everydaypodcast Download, listen, enjoy!!! Prima di partire con questo viaggio in musica potete effettuare il download del podcast anche nella versione a 320 kb/s semplicemente cliccando sul banner qui sotto. Scarica il podcast a 320 kb/s Iniziamo il podcast con una band nata in Inghilterra nel 1976, in piena era punk. Gli X-Ray Spex erano composti daĀ Poly Styrene (Marion Joan Elliott-Said) alla voce, Jack AirportĀ (Jack Stafford) alle chitarre, Paul Dean al basso, Paul Hurding alla batteria e Lora Logic (Susan Whitby) al sassofono. Proprio il sassofono abrasivo della Logic era decisamente inusuale per un gruppo punk e contribuƬ non poco a caratterizzare la band oltre alla voce potente ed allucinata di Poly Stirene. Il loro unico album in studio si intitola Germfree Adolescents, ed esce per la major EMI nel 1978. Curiosamente nonostante il grande consenso critico, l’album non fu pubblicato negli Stati Uniti fino al 1992. L’album presentava al sassofonoĀ Rudi Thomson al posto della Logic, che era andata via dopo aver registrato i primi singoli della band. Il loro suono ĆØ uno dei più particolari e maturi del punk inglese, con le invettive anti-consumistiche e anti-capitalistiche di Poly Stirene a fare da perfetto compendio alla loro carica viscerale. La band purtroppo si sciolse quasi subito, riformandosi a sorpresa nel 1995 registrandoĀ un secondo album, Conscious Consumer. Qualche tempo dopo si sciolsero definitivamente. Poly Styrene ĆØ morta il 25 aprile del 2011. Se volete ripercorrere la storia di una delle band più interessanti e vitali del punk britannico, cercate e trovate The Anthology, due CD che coprono tutta la storia della band. “Art-I-Ficial” ĆØ il brano che apriva come meglio non si potrebbe il loro devastante album di esordio. Uno dei due chitarristi degli U.S. Maple (autori di 5 pregevoli album dal 1995 al 2003 e perfetta incarnazione di quel fenomeno che andava sotto il nome di āNow Waveā), Todd Rittmann, nel 2009 ha creato iĀ Dead Rider, un nuovo progetto con cui portare a compimento la sua missione di scomporre e ricomporre vari generi musicali.Ā Rittmann con i suoi nuovi compagni di avventura: Matthew Espy, batteria, Andrea Faugh, tromba e tastiere, e Thymme Jones, elettronica, tastiere, fiati e batteriaĀ (questi ultimi due anche nei Cheer-Accident) ci avevano giĆ convinto nel 2014 con un album intitolatoĀ Chills On Glass, che aveva incantato per il gioco degli incastri, e per lāabilitĆ di Rittmann e compagni di creare unāequilibrata alchimia tra ingredienti apparentemente molto diversi, per poi confermarsi 3 anni dopo cambiando riferimenti stilistici ma facendo di nuovo centro. SuĀ Crew LicksĀ lāobiettivo del restauro diventava laĀ black music, e il dipanarsi delle nove tracce era come il gioco della pentolaccia, con i quattro che dopo aver messo nella pignatta di terracotta soul, funk, psichedelia anniā70, si divertivano a colpirla a turno con violente mazzate. Stavolta la creatura feroce e mutante di Rittmann cambia leggermente nome, riducendosi a trio (non ĆØ più della partita Thymme Jones) ma ospitando la voce del britannico Paul Williams, di cui poco si sa se non che ĆØ stato il manager dellāattore Crispin Glover.Ā Una sorta di Tom Waits quasi più roco, perfetto per sottolineare i pestoni storti e dilatati di questa band che riesce sempre a stupire per lāennesima rivisitazione e reinvenzione della materia rock-blues. Ascoltate “Not A Point On A Scale” per capire perchĆ© questa band ĆØ ormai tra le mie preferite in assoluto. Dead Rider Trio Featuring Mr. Paul Williams ĆØ l’ennesimo centro pieno. Abbiamo parlato in precedenza dei Cheer-Accident, gruppo tanto creativo quanto, purtroppo, poco considerato.Ā La creatura di Thymme Jones ha sempre preferito trame tortuose per esprimere il proprio discorso musicale. Un incredibile ed inestricabile intreccio di post-rock, kraut, progressive, dove melodie e dissonanze sanno amalgamarsi in un’appiccicosa ed intrigante melassa. La band in realtĆ ĆØ stata sempre una sorta di collettivo mutante, plasmato dalle sapienti mani di Thymme Jones (batteria, voce, piano, tromba, noises), capace di passare da quartetto a ensemble comprensivo di fiati ed archi. Negli ultimi anni il fulcro del gruppo sembra essersi stabilizzato, vedendo a fianco del leader il basso e le tastiere di Dante Kester, la chitarra e la tromba diĀ Jeff Libersher. Intorno a questo trio girano a turno numerosi altri musicisti. In particolare, per il loroĀ diciottesimo album in studio intitolatoĀ Putting Off Death troviamo il sax diĀ Cory Bengtsen e Ross Feller, il violino diĀ Julie Pomerleau e molti altri musicisti di Chicago, impegnati a rendere ancora più denso e complesso il suono. L’album, come quasi tutta la discografia della band, regala momenti di complessitĆ intrigante come dimostra la splendida “Lifetime Guarantee”. A cavallo tra la fine degli anni ā80 e lāinizio dei ā90Ā Dirk DresselhausĀ con i suoi Hip Young Things eĀ Christopher Uhe con gli Speed Niggs, si destreggiano tra la chitarra ed il microfono, incrociando la loro strada svariate volte sui palchi tedeschi. I due ci mettono poco tempo a capire che le loro affinitĆ musicali sono molteplici fino a decidere di proseguire insieme il loro percorso sotto la ragione sociale diĀ Locust Fudge. Il duo esordisce nel 1993 pubblicandoĀ Flush, per poi bissare a stretto giro di posta lāanno successivo conĀ Royal Flush. Poi per entrambi prevale il desiderio di seguire progetti personali e le loro strade, inevitabilmente, si dividono. Nel corso del 2014, per celebrare laĀ ristampa in vinileĀ dei primi due album,Ā Dresselhaus e Uhe hanno fatto un piccolo tour insieme al batteristaĀ Chikara Aoshima, presentando brani vecchi ed alcune tracce nuove scritte per lāoccasione. Evidentemente il risultato ĆØ stato più che buono se i tre hanno preso la decisione di tornare in sala di incisione per la prima volta dopo ventāanni, rispolverando la sigla Locust Fudge. NellāassemblareĀ OscillationĀ i due titolari della sigla, da buoni fratelli, si sono spartiti la scrittura della 10 tracce (5 a testa) nonchĆ© il ruolo da cantante/chitarrista, prendendo a piene mani da un certo (classico) rock alternativo anni ā90 e strizzando lāocchio in particolare aĀ Neil Young e ai conterranei The Notwist, due artisti che erano giĆ stati oggetto di cover nel primo album della band.āNo DefenseāĀ ĆØ semplicemente uno dei vertici dellāalbum. Una canzone che parte seguendo i clichĆ© del genere, ma che dopo un paio di minuti aziona uno scambio che consente alla variabile impazzita del disco, Ulrich Krieger, di mettere in moto il suo sax urticante doppiato dal clarinetto dellāargentino di stanza in Germania Lucio Capece, prima di far rientrate il tutto sui binari consueti come se nulla fosse.Ā A volte capita di imbattersi in dischi comprati chissĆ quando, ascoltarli con curiositĆ dopo molto tempo e scoprire in quei solchi impolverati svariati motivi di interesse. I Garden Variety sono stati una band proveniente da Valley Stream, Long Island, NY, capace di pubblicare due album al di sopra della media per quanto riguarda la produzioneĀ post-hardcore americana degli anni ’90. Anthony Roman (basso e voce), Anthony Rizzo (chitarra) e Joe Gorelick (batteria), in quel periodo si sono affiancati con successo a band come Jawbox, Texas Is The Reason,Ā Superchunk o Quicksand. Un’estetica sonora aggressiva e dissonante, capace però di enormi slanci melodici, Knocking The Skill Level ĆØ stato il loro secondo e (purtroppo) ultimo album, uscito nel 1995. “Room 183”Ā ĆØ il brano perfetto per mostrare l’alternanza tra dinamismo ritmico e la capacitĆ melodica della band, il tutto al servizio di un’ottima capacitĆ di scrittura. Un disco ed un gruppo assolutamente da riscoprire per gli amanti di questo genere.Ā Ā Nonostante sia rimasta lontana dalle luci dei riflettori e dal red carpet, Kristin Hersh negli ultimi anni si ĆØ dimostrata autrice sempre ispirata ed estremamente attiva.Ā Nel 2013 ĆØ tornata con i suoi Throwing Muses pubblicando Purgatory/Paradise (primo album dopo un decennio di silenzio del gruppo che insieme a Pixies e Dinosaur Jr. ha fatto parte dellāelite della scena indie power rock di Boston), continua a sfornare EP con i 50 Foot Wave, e ha pubblicato tre libri: unāautobiografia, un testo per bambini, e āDonāt Suck, Donāt Die: Giving Up Vic Chesnuttā, un libro che racconta la vita tormentata del compianto Vic Chesnutt, sublime songwriter e suo amico fraterno scomparso nel 2009. Proprio il āformato libroā sembra essere diventato il preferito della prolifica songwriter. Nel 2016 Wyatt At The Coyote Palace si componeva di un libro con copertina rigida composto di ben 64 pagine di storie scritte dalla songwriter, alternate ai testi delle canzoni che fanno parte dei due CD inclusi nella confezione. E se quel doppio album eraĀ un flusso inquieto e malinconico ispirato dal suo figlio autistico Wyatt e dalla sua attrazione per un appartamento abbandonato abitato dai coyote che si trovava proprio accanto allo studio di registrazione di Rhode Island, conĀ Possible Dust CloudsĀ la Hersh torna a comporre canzoni con uno scheletro elettrico e tirato come i migliori episodi della sua band madre. “Lethe” ĆØ uno dei brani migliori di una autrice che non smette di stupire per la sua incredibile e longeva abilitĆ nel comporre meraviglie. Torniamo a parlare di post-hardcore anni ’90, e lo facciamo con una band che colpevolmente ho passato molto raramente nei miei podcast. I Girls Against Boys di Washington nascono dalle ceneri dei Soulside e si impongono quasi subito come uno dei gruppi più esplosivi ed eccitanti della scena grazie alla voce ruvida e potente di Scott McCloud e all’uso del doppio basso che li rende davvero unici.Ā Cruise Yourself ĆØ il loro terzo album in studio, esce nel 1994, ed ha il difficile compito di non far rimpiangere il precedente Venus Luxury Baby N.1, probabilmente il capolavoro del gruppo. Il risultato ĆØ un sound non selvaggio come il disco precedente ma capace di mediare l’assalto frontale con sofisticate aperture di tastiere e rimandi alla psichedelia degli anni ’60. L’alternanza tra i brani più tirati e quelli più ad ampio respiro rimane, e “(I) Don’t Got A Place” ĆØ uno di quei brani dove entrambe le anime del gruppo coesistono perfettamente, mostrandoĀ una cifra stilistica tanto ispirata quanto efficace. Voi malcapitati che seguite i miei podcast suĀ Radio Rock The OriginalĀ conoscete bene la mia predilezione per gliĀ Sleaford Mods. Sulla loro forza rabbiosa mi sono espresso più di una volta. Da qualche anno duo punk-hop di NottinghamĀ formato daĀ Jason Williamson e Andrew FearnĀ ha firmato per la storica etichetta britannica Rough Trade senza perdere un grammo della loro ferocia sociale. Dal vivo poi sono assolutamente divertenti, più WilliamsonĀ si danna, sbraita, inveisce, si avvita su se stesso,Ā urla con il suo accento improponibile del nord dellāinghilterra,Ā più il suo compare se la sghignazza bevendo birra e semplicemente facendo partire e stoppando le sue basi sul laptop. E mentre sta per uscire il loro nuovo Eton Alive per la loro nuova etichetta Extreme Eating, voglio proporvi, “Stick In A Five And Go” il brano che apre il loro EP autointitolato uscito nel 2018. Niente di particolarmente nuovo, la loro formula ĆØ ormai facilmente identificabile, ma la semplicitĆ con cui i due la fanno evolvere rimanendo fedeli a loro stessi ĆØ meravigliosamente spaventosa. Pur non essendolo nel suono, nessun gruppo incarna meglio di loro la vera essenza del punk, nessuno rimane a livelli cosƬ qualitativamente alti al giorno dāoggi.Ā Il songwriter e chitarrista americanoĀ Tim PresleyĀ ĆØ un personaggio davvero interessante. Dopo aver formato e sciolto i Darker My Love, il cantautore ha fatto parte di una delle innumerevoli line-up dei The Fall del compiantoĀ Mark E. SmithĀ registrando con la band lāalbumĀ Reformation Post TLCĀ pubblicato nel 2007. Dopo una serie di album a nome White Fence, di cui uno in coabitazione con Ty Segall, Presley ha iniziato a collaborare con la cantautrice gallese Cate Le Bon, formando iĀ Drinks. E se con il suo primo lavoro a suo nome,Ā The WinkĀ (disco suonato in collaborazione proprio con Cate Le BonĀ insieme alla batterista Stella Mozgawa) rimandava ad una psichedelia declinata in maniera inusuale e deforme interpretata con una scrittura decisa e una forte personalitĆ , il secondo album dei Drinks mantiene le ottime premesse dellāesordio.Ā Hippo LiteĀ ĆØ un magnifico gioco di incastri raffinato e sfuggente. La psichedelia pop dei due viene scomposta e ricomposta, infilando una dissonanza, un esperimento proprio mentre lāascoltatore inizia ad adagiarsi sulle melodie. E Presley non smette di stupirci, un nuovo album a nome Tim Presleyās White Fence ĆØ dietro lāangolo⦠La songwriter australianaĀ Courtney BarnettĀ aveva giĆ convinto conĀ The Double EP: A Sea of Split Peas, ma ĆØ con il primo lavoro sulla lunga distanzaĀ Sometimes I Sit And Thinkā¦che si ĆØ confermata come artista dal grande talento compositivo, capace di esplorareĀ sentimenti diversi con la sua voce e la sua chitarra, ora scanzonata ora dolente. Uno splendido talento melodico. Inutile dire che erano altissime le aspettative per il nuovo album, che si ĆØ materializzato da poco sugli scaffali dei negozi e che si intitolaĀ Tell Me How You Really Feel. Il disco ĆØ sincero, schietto e convincente, forse un poā sotto al meraviglioso disco di debutto. Ma brani comeĀ āCharityāĀ mostrano un talento ed una scrittura notevolmente superiori alla media. Brava Courtney. Durante la realizzazione di This Is The Sea, nel 1985, Mike Scott, leader dei The Waterboys, incontra ad Edinburgo il violinista irlandeseĀ Steve Wickham. I due trovano un comune amore nella musica folk tradizionale irlandese e dopo la collaborazione del violinista nel branoĀ “The Pan Within”, Wickham diventa a tutti gli effetti un membro della band. La sinergia tra i due diventa sempre più stretta coma la loro amicizia. Wickham invita Scott a trascorrere con lui il capodanno a Dublino, il cantante/chitarrista accetta, ma al posto di restare per un breve lasso di tempo nella verde isola ci resterĆ per ben 5 anni. Dal 1986 al 1988 la band fa sede negli storiciĀ Ā Windmill Lane Studios della capitale irlandese, per poi terminare le registrazioni allaĀ Spiddal House di Galway, immortalata nella splendida copertina di Fisherman’s Blues. Il cambio di rotta della band ĆØ tanto evidente quanto scontato, un meraviglioso tributo alla musica folk irlandese, suonato con intensa passione ed energia. Tra traditionals e brani presi in prestito (“Sweet Thing” di Van Morrison eĀ “This Land Is Your Land” di Woody Guthrie), Scott e i suoi amici tirano fuori molti splendidi brani come questa trascinanteĀ “And A Bang On The Ear”, scelta come secondo singolo e diventata N°1 in Irlanda. Micah P. Hinson, folksinger nato a Memphis ma texano dāadozione, ĆØ ormai da anni una delle voci più interessanti del songwriting americano.Ā Le sue liriche autobiografiche, sarcastiche e profonde, si sposano perfettamente con la sua visione cinematica e il suo modo dolcemente violento di interpretare la tradizione americana.Ā Micah si ĆØ sempre confermato anche live come grande intrattenitore, raccontando storie della sua vita personale e della grande periferia americana, quella dove il massimo della vita ĆØ andarsi a sbronzare al bar o trangugiare un six pack davanti alla tv. Se lo scorso anno conĀ Micah P. Hinson presents The Holy Strangers, il songwriter ha voluto creare una Ā«moderna opera folkĀ» dove raccontare la storia di una famiglia in tempo di guerra, stavolta con lāennesima nuova sigla, The Musicians of the Apocalypse, mette in musica le idee che si sono accavallate nella sua mente durante i passi che lo hanno portato a compiere il famoso cammino fino a Santiago Di Compostela. Tornato in Texas Micah ha raccolto svariati musicisti che avevano collaborato con lui in passato ed in sole 24 ore ha registratoĀ When I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy YouĀ lāennesimo album diretto, sincero, in cui il nostro esprime i suoi peccati e cerca la redenzione scoccando frecce che colpiscono sempre il bersaglio. In sette tracce registrate alla vecchia maniera, rigorosamente con equipaggiamento analogico, Hinson mostraĀ ancora una volta la sua abilitĆ nel saper miscelare perfettamente la tradizione country-folk con il songwriting più contaminato e moderno, stavolta chiudendo con i 9 minuti della strumentaleĀ āThe Skulls Of ChristāĀ dove condensa tutti gli orrori dei nostri tempi. “I Am Looking For The Truth, Not A Knife In The Back” ĆØ il brano che ci instrada verso il nuovo cammino di Micah. Faccio di nuovo mea culpa. Un artista enorme di cui mi ricordo troppo poco spesso nella compilazione dei miei podcast. Che dire su Tom Waits che non sia giĆ stato detto o sviscerato in tanti anni? Con i suoi alti (molti) e i suoi bassi (pochissimi), l’artista di Pomona non ha mai fatto un album che non sia onesto, diretto e passionale. Real Gone, uscito nel 2004, ĆØ stato prodotto e scritto a 4 mani con la moglie, e pone l’accento sui ritmi e la percussivitĆ , abbandonando il pianoforte. La batterie e le percussioni sono affidate a Brain (batterista dei Primus) e al figlio dello stesso Waits, Casey, mentre la creativitĆ della sezione ritmica viene completata dall’enorme talento di Les Claypool. Aggiungiamo alla scrittura e alla voce di Waits il rientrante Marc Ribot alla chitarra ed il risultato ĆØ uno dei migliori album dell’artista negli ultimi anni, dove blues metropolitano, funk sghembo sanciscono ancora una voltaĀ la sua inesauribile vena creativa. “Shake It” ĆØ uno dei migliori esempi di cotanta meraviglia. Lāapproccio personale e visionario diĀ Heather LeighĀ alla pedal steel guitar ci aveva giĆ convinto nel 2015 ascoltando il suo primo album solistaĀ I Abused AnimalĀ . Visto che ormai la fanciulla ĆØ diventata il riferimento della scena avant-improv-noise per quanto riguarda il suo particolare strumento, non stupisce affatto lāunione con il sassofono del veterano della scena avant-jazzĀ Peter Brƶtzmann sia live che in studio. La regina della pedal steel ĆØ tornata conĀ Throne, un disco che evoca al solito una straniante sensualitĆ , ma stavolta con modalitĆ diverse. Innanzitutto si fa accompagnare da due musicisti, John Hannon al violino e synth, e David Keenan (marito della Leigh e firma dello splendido magazine The Wire) al basso. Ma non ĆØ lāunica novitĆ . Le asperitĆ del suo esordio solista e (ancor di più) dei suoi lavori conĀ Brƶtzmann vengono smussate dalla voce della stessa Leigh, impegnata nel contrastare in maniera melodica le impennate furenti del suo strumento. Sono a volte canzoni dāamore perverse, intrise di una sessualitĆ sovversiva e intrigante, spesso della durata di una canzone āpopā come questa splendida “Soft Seasons”, tranne la lungaĀ āGold TeethāĀ che si dipana per oltre un quarto dāora con i suoi saliscendi emozionali. Heather Leigh con questo album cerca una nuova strada, trovando lāalbum più āfacileā della sua carriera pur senza rinunciare alle dissonanze del suo incredibile strumento. Un grazie speciale va sempre a Franz Andreani per la nuova veste grafica attiva giĆ dallo scorso anno. A cambiare non ĆØ solo la versione web2.0 del sito, ma anche la āfilosofiaā della podradio, con le rubriche che vanno ad integrarsi nella programmazione regolare sotto lāhashtag #everydaypodcast. Tutte le novitĆ le trovate sempre aggiornate in tempo reale sulla nostra pagina Facebook. Ci rivediamo tra due settimane con il 6° Episodio di Sounds & Grooves, dove troverete molte differenti suggestioni per un podcast dalla complessa gestazione. Dalle asperitĆ di Gold Dime e Talk Normal al soul di Charles Bradley e Marvin Gaye. Dal songwriting al femminile di Laura Nyro, Ani DiFranco, Gemma Ray e Laura Veirs alla semplicitĆ evocativa di Jim O’Rourke e David Sylvian. Dalla classicitĆ degli Spirit all’unicitĆ dei Morphine. Per poi assaporare le suggestioni etniche di Dirtmusic e Dead Can Dance. Il tutto, come sempre, sulle onde sonore della podradio più libera ed indipendente del pianeta: radiorock.to.Ā Intanto se volete potete sfruttare la parte riservata ai commenti qui sotto per darmi suggerimenti, criticare (perchĆ© no), o proporre nuove storie musicali. Mi farebbe estremamente piacere riuscire a coinvolgervi nella programmazione e nello sviluppo del mio sito web. Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche dal sito della stessa PodRadio cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto Listen or dowload from www.radiorock.to TRACKLIST 01.Ā X-RAY SPEX: Art-I-Ficial Ā daĀ Ā āGermfree AdolescentsāĀ Ā (1978 ā EMI) 02. DEAD RIDER TRIO: Not A Point On A Scale Ā daĀ Ā āDead Rider Trio Featuring Mr. Paul WilliamsāĀ Ā (2018 ā Drag City) 03.Ā CHEER-ACCIDENT: Lifetime Guarantee Ā daĀ Ā āPutting Off DeathāĀ Ā (2017 ā Cuneiform Records) 04.Ā LOCUST FUDGE: No Defense Ā daĀ Ā āOscillationāĀ Ā (2018 ā Play Loud!) 05.Ā GARDEN VARIETY: Room 183 Ā daĀ Ā āKnocking The Skill LevelāĀ Ā (1995 ā Headhunter Records) 06.Ā KRISTIN HERSH: LetheĀ Ā daĀ Ā āPossible Dust CloudsāĀ Ā (2018 ā Fire Records) 07. GIRLS AGAINST BOYS: (I) Don’t Got A Place Ā Ā daĀ Ā āCruise YourselfāĀ Ā (1994 ā Touch And Go) 08.Ā SLEAFORD MODS: Stick In A Five And Go Ā Ā daĀ Ā āSleaford Mods EPāĀ (2018 ā Rough Trade) 09.Ā DRINKS: Real Outside Ā daĀ Ā āHippo LiteāĀ Ā (2018 ā Drag City) 10.Ā COURTNEY BARNETT: CharityĀ Ā daĀ Ā āTell Me How You Really FeelāĀ (2018 ā Marathon Artists) 11. THE WATERBOYS: And A Bang On The Ear Ā daĀ Ā āFisherman’s BluesāĀ Ā (1988 ā Ensign) 12.Ā MICAH P. HINSON And The MUSICIANS Of The APOCALYPSE: I Am Looking For The Truth, Not A Knife In The Back Ā daĀ āWhen I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy YouāĀ Ā (2018 ā Full Time Hobby) 13.Ā TOM WAITS: Shake It Ā Ā daĀ Ā āReal GoneāĀ Ā (2004 ā Anti-) 14.Ā HEATHER LEIGH:Ā Soft Seasons daĀ Ā āThroneāĀ Ā (2018 ā Editions Mego) SPOTIFY PLAYLIST FACEBOOK POST Stefano Share This Previous ArticleAd aprile tornano i FAT WHITE FAMILY [LISTEN] Next ArticleSEASON 13 EPISODE 06: "Flood And A Fire" Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 13 Febbraio 2019