Rock'N'Roll Time Machine

The Blue Nile: l’eleganza dell’assenza

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THE BLUE NILE
L’eleganza dell’assenza

Nata da un piccolo insediamento rurale sulle rive del fiume Clyde, Glasgow è cresciuta fino a diventare uno dei porti più importanti del mondo. Nonostante sia la più grande città scozzese (la quarta più grande dell’intero Regno Unito) e il centro industriale ed economico della Scozia, ha sempre vissuto in qualche modo la rivalità con Edimburgo, che mantiene il suo status di capitale nonostante sia molto più piccola. Dopo un lungo periodo segnato dalla cattiva reputazione e dal degrado sociale, negli ultimi decenni Glasgow è riuscita a trovare un parziale riscatto grazie a una notevole politica di riqualificazione urbanistica, al rilancio delle attività culturali legate al The Lighthouse, il centro scozzese di architettura, design e urbanistica, e alla crescita e allo sviluppo del polo universitario.

Passionale e malinconica, ricca di ricordi legati all’epoca vittoriana e avvolta da chiaroscuri notturni, l’atmosfera di Glasgow definisce perfettamente la musica di una band che possiamo considerare, senza timore di smentita, un autentico gruppo di culto. I The Blue Nile, nonostante abbiano vissuto musicalmente sempre nell’ombra, pubblicando pochissimo ed evitando qualsiasi sovraesposizione, meritano per una volta di essere al centro dell’attenzione.

Proprio all’università di Glasgow si incontrarono, alla fine degli anni Settanta, Paul Buchanan (nato il 16 aprile 1956 a Edimburgo) e Robert Bell, il primo laureandosi in letteratura e storia medievale, il secondo in matematica. Nonostante il padre di Buchanan, funzionario pubblico, fosse stato un musicista semi-professionista, solo dopo la laurea i due amici iniziarono a pensare seriamente a una carriera musicale. Paul Buchanan e Paul Joseph “PJ” Moore erano cresciuti nello stesso quartiere, ma si avvicinarono soltanto durante il periodo universitario, quando Moore studiava elettronica.

A quel punto Buchanan, Bell e Moore iniziarono il loro percorso musicale entrando a far parte di una band, prima nota come McIntyre (dal nome del John McIntyre Building, gli uffici amministrativi dell’università) e poi Night by Night (dal brano compreso nell’album Pretzel Logic degli Steely Dan). Buchanan commentò in seguito che i Night by Night suonarono solo “due, forse tre volte” nella loro breve esistenza. In realtà, entrambi i gruppi faticarono a mantenere una formazione stabile: anche i McIntyre, dove insieme ai tre c’erano Brian Doran alla batteria e Des McGoldrick alla chitarra, ebbero vita brevissima.

Nel frattempo gli interessi dei tre vennero assorbiti da altro: Moore trovò un impiego come ingegnere del suono nella TV scozzese, Buchanan iniziò a insegnare lavorando part time per una rivista fondata dalla Società Scozzese di Drammaturgia, mentre Bell gestì un’agenzia di informazione. L’interesse per la musica, anche se sullo sfondo, non tramontò mai, aspettando il momento buono per tornare in primo piano.

Per questo motivo, a un certo punto decisero di riprendere da capo, senza reclutare nessun altro. Scambiarono una chitarra con un pedale per effetti e presero in prestito una vecchia drum machine che suonava solo ritmi di musica latino-americana. Buchanan ricordò in seguito: “Andavamo a fare concerti, perché avevamo bisogno di soldi, e facevamo cover di ritmi latino-americani con la cassetta. Ed eravamo terribili. Ma sceglievamo canzoni così vecchie e conosciute che la gente le riconosceva. Non importava quanto le avessimo maltrattate”.

I tre — Buchanan alla voce e alla chitarra, Moore alle tastiere e Bell al basso — vivevano insieme in un piccolo appartamento, salvo poi salire su un vecchio Maggiolone VW e spostarsi per provare in una piccola sala a East Kilbride.

PRIMA DELLA LINN, IL SUONO

Ribattezzatisi The Blue Nile, dal titolo del libro di Alan Moorehead del 1962, i tre iniziarono a costruire, quasi artigianalmente, una propria strada. Per registrare il primo singolo, I Love This Life / The Second Act, misero insieme il denaro necessario e crearono persino un’etichetta, la Peppermint Records. Poche copie, pochi mezzi, nessuna vera rete alle spalle.

Una di quelle copie arrivò comunque alla RSO Records di Robert Stigwood attraverso Calum Malcolm, amico della band ed ex membro degli Headboys. La RSO concesse il singolo in licenza, ma fu una fortuna di breve durata. L’etichetta entrò rapidamente in crisi, travolta dai debiti dopo il fallimento commerciale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’uscita di Eric Clapton e la causa dei Bee Gees contro Stigwood. La RSO finì in bancarotta e venne assorbita dalla PolyGram. Per i Blue Nile, il primo tentativo di uscire dall’ombra finì praticamente nello stesso momento in cui era cominciato.

Rimasero in tre. Continuarono a suonare a Glasgow e, lentamente, cominciarono a lasciare da parte le cover per cercare una musica propria. Non avevano un batterista e non erano musicisti particolarmente esperti. Buchanan, soprattutto, non considerava la propria chitarra un punto di forza: “sapevamo suonare un po’, ma io ero il peggiore di gran lunga”.

Quello che avrebbe potuto essere un limite diventò invece una possibilità. Senza una batteria tradizionale e senza una tecnica da esibire, Buchanan, Bell e Moore iniziarono a costruire il suono dei Blue Nile con quello che avevano a disposizione: elettronica, campionamenti, oggetti trovati quasi per caso e una buona dose di ingegno. Buchanan avrebbe ricordato il modo in cui PJ Moore trasformò un semplice vassoio di zinco in uno strumento: lo campionarono e Moore costruì un pad per attivarlo, spendendo appena tre sterline. “All’epoca era tutto molto primitivo: dovevi colpirlo circa due secondi prima che il suono apparisse nella canzone”.

È difficile capire i Blue Nile senza partire da qui. Il loro suono non nasce da un progetto teorico, né dalla volontà di inseguire l’ultima tecnologia disponibile. Nasce dalla necessità di fare musica con quello che c’è. La precisione arriverà dopo; all’inizio ci sono soprattutto spazio, invenzione e una certa ostinazione nel cercare una strada diversa.

La storia raccontata più spesso vuole che proprio questa strada li abbia portati, nel 1983, alla Linn Products, azienda di Glasgow specializzata in apparecchiature hi-fi. Secondo la leggenda, la Linn avrebbe chiesto ai Blue Nile una canzone capace di mettere in risalto la qualità dei propri diffusori e, soddisfatta del risultato, avrebbe deciso di finanziare un intero album creando persino una propria etichetta.

La realtà, però, è meno lineare. Buchanan e Moore hanno più volte smentito questa versione, respingendo l’idea di una “band hi-fi” costruita da un’azienda hi-fi. Il punto di contatto fu ancora una volta Calum Malcolm, che aveva già registrato alcuni demo dei Blue Nile nel suo studio Castlesound, vicino a Edimburgo. Malcolm conosceva i fondatori della Linn, i fratelli Markus e Ivor Tiefenbrun, e il suo studio era attrezzato con apparecchiature dell’azienda.

Quando alcuni rappresentanti della Linn passarono dallo studio per ascoltare della musica con cui testare i nuovi diffusori, Malcolm mise loro davanti Tinseltown in the Rain. Fu sufficiente. La Linn si interessò alla band e propose un contratto per la nuova etichetta che stava per fondare. I Blue Nile, però, non avevano nessuna fretta: passarono nove mesi prima che accettassero l’offerta. Alla fine il contratto arrivò, ma il suono che aveva attirato l’attenzione della Linn era già lì. Era nato molto prima del contratto.

A WALK ACROSS THE ROOFTOPS

The Blue Nile - A Walk Across the Rooftops

Il loro esordio, A Walk Across the Rooftops, fu anche il primo album mai pubblicato dalla Linn Records. Uscito nel maggio 1984, venne di fatto distribuito dalla Virgin Records.

In realtà la registrazione del disco non fu propriamente semplice. Il budget non era di certo elevato e le capacità tecniche dei tre non erano sicuramente vicine all’eccellenza. Anzi, non ci si avvicinavano nemmeno. Ma dall’altra parte i tre sapevano scrivere canzoni (sembra scontato ma non lo è), e Calum Malcolm coinvolse nelle registrazioni il batterista-percussionista Nigel Thomas e quattro elementi della Scottish National Orchestra. Divertente pensare che spesso si associa al gruppo scozzese l’idea di un’estrema sofisticazione del suono, mentre in realtà ai tre le finezze interessavano molto poco.

A Walk Across The Rooftops mostra in copertina i tre ritratti in bianco e nero, intenti a guardare la Hermon Baptist Church, una struttura a un piano con tetto a padiglione costruita all’estremità di un blocco di case popolari in Cathcart Road, nel Southside di Glasgow.

Già dal ritmo cadenzato della title track è chiara l’attitudine del gruppo, con la voce evocativa di Buchanan a saltellare tra i tetti formati da archi, piano, tromba e rullante, in un pop malinconico e introspettivo. La seguente “Tinseltown In The Rain” (il cui demo era stato fondamentale per creare la breccia nel cuore del proprietario della Linn), con il suo andamento tanto rapido quanto crepuscolare, conquista il cuore di molti. Anche se la parola tinseltown teoricamente si riferisce a Hollywood e, in generale, al mondo della produzione cinematografica, la canzone è dedicata all’amata Glasgow. Spiega Buchanan: “Tinseltown è una metafora. È qualunque sia il tuo sogno, qualunque sia stata la tua Tinseltown, qualunque cosa tu abbia perso. E credo che nella nostra mente l’aspetto interessante fosse la natura universale delle città… Glasgow non ha ovviamente le stesse dimensioni di New York, ma se la si riduce a un angolo, potrebbe esserlo. Potrebbe essere ovunque”.

L’alternanza di brani più atmosferici e lenti (“From Rags To Riches”, la splendida “Easter Parade”) e più veloci (l’esuberante “Stay”), in un flusso continuo di suoni acustici ed elettronici, fa nascere un piccolo culto. I Blue Nile scorrono in un paesaggio calmo e talvolta nebbioso, dove la tecnologia si integra con una componente emotiva palpabile. La loro musica cade al di fuori delle categorie conosciute, presentando un mondo seducente, dove i tre si dilettano a riempire lo spazio vuoto con piccole trovate come rintocchi di campane e arrangiamenti confessionali e romantici.

Teoricamente il momento musicale dovrebbe essere propizio, con un discreto successo di alcune band emergenti scozzesi come Josef K o Orange Juice e un interesse crescente per alcune atmosfere scure e malinconiche come quelle proposte dalla 4AD. Alla sua uscita, A Walk Across The Rooftops ottiene un ampio consenso da parte della critica musicale per la sua miscela di suoni elettronici dettagliati e la voce soul di Buchanan, in seguito descritta come una “fusione di tecnologia fredda e un’intonazione di anima confessionale e romantica”. L’anno successivo il gruppo ottenne addirittura una timida esposizione in Europa, con i video dei due singoli, “Stay” e “Tinseltown in the Rain”, spesso trasmessi dal canale video Music Box. Il profilo della band inizia a crescere, anche se la sua esistenza rimane precaria. Buchanan ha commentato: “Ho sempre trovato strano che alla gente sfuggisse l’aspetto ‘punk’ di A Walk Across The Rooftops. Vivevamo in un appartamento a Glasgow senza acqua calda. Sapevamo a malapena cosa stavamo facendo e questo era molto liberatorio”.

Desiderosa di capitalizzare la positiva accoglienza della critica nei confronti di A Walk Across The Rooftops, la Linn rimanda la band agli studi Castlesound all’inizio del 1985 per produrre un rapido seguito. Tuttavia, come la band ammise in seguito, non c’era nuovo materiale pronto da registrare e nessuno era soddisfatto delle canzoni che stavano producendo sotto pressione in studio. La mancanza di progressi portò a stress e discussioni tra i membri della band, e la situazione peggiorò quando la Virgin Records, a cui la Linn, come abbiamo detto, aveva concesso in licenza i dischi del gruppo, iniziò un procedimento legale contro il gruppo e l’etichetta per non aver prodotto il nuovo materiale previsto dall’accordo di licenza.

Le sessioni si trascinarono senza risultati, tra canzoni iniziate e poi scartate, e il gruppo fu costretto a lasciare i Castlesound per far posto agli It’s Immaterial, un altro gruppo della Virgin, per registrare il loro secondo album Song. Come i Blue Nile, anche gli It’s Immaterial incontrarono difficoltà nella realizzazione del disco, sforando il tempo a loro assegnato e trascorrendo un anno a Castlesound. Durante questo periodo, i Blue Nile non avevano avuto altra scelta che tornare a casa a Glasgow.

Nel frattempo quasi nessun concerto, la ricerca di nuovi pezzi, riflessioni sul futuro del gruppo e momenti personali difficili: il divorzio dei genitori di Buchanan e la morte del padre di Moore. “Eravamo con le spalle al muro”, ha raccontato Paul Buchanan alla rivista Uncut nel 2013, “vivevamo lontano da casa, senza soldi, infelici, venivamo citati in giudizio. Eravamo assolutamente fuori di testa, la casa discografica non era contenta e tutti cominciavano a pensare che questo disco non si sarebbe mai fatto. È stato estenuante”.

Tornato in un ambiente familiare e libero da vincoli di tempo e dalle pressioni dello studio di registrazione, Buchanan era riuscito a superare il blocco dello scrittore, mentre Robert Bell e Paul Joseph Moore avevano iniziato a mettere giù idee musicali su uno studio portatile. Di conseguenza, quando la band finalmente riuscì a tornare a Castlesound nel 1988, le idee per l’album erano già pronte e, secondo Buchanan, “sapevamo esattamente cosa stavamo facendo”.

HATS

The Blue Nile - Hats

Quando si parla di The Blue Nile forse il primissimo pensiero che viene in mente sugli scozzesi è che siano stati un gruppo capace di passare tantissimo tempo (anni addirittura) a perfezionare il prodotto prima di pubblicarlo. In realtà, per il secondo lavoro intitolato Hats, le cose non sono andate propriamente in questo modo. Come abbiamo detto, il trio era stato in qualche modo costretto all’esilio dallo studio di registrazione e quando finalmente le porte del Castlesound si erano riaperte il processo di registrazione era stato incredibilmente rapido. Ancora Buchanan ha parlato così del periodo tra i due album e soprattutto di Hats: “Credo che la gente l’abbia percepito come se fossimo stati in studio per cinque anni, ma ovviamente non si poteva stare in studio per cinque anni, si perdeva la testa. C’è stato un periodo di due anni in cui avremmo voluto tornarci, ma non ci siamo riusciti! Così quando siamo tornati abbiamo finito Hats in fretta. Nel periodo in cui siamo stati cacciati dallo studio non avevamo altro da fare, quindi abbiamo fatto i bagagli e siamo tornati a casa. Ed è quello che avremmo dovuto fare fin dall’inizio, perché quando siamo tornati a casa siamo tornati alle nostre vecchie abitudini: esercitarci, suonare, sederci nei nostri appartamenti e parlare delle cose. Avremmo dovuto farlo fin dall’inizio”.

“Ed è quello che avremmo dovuto fare fin dall’inizio.”

Paul Buchanan

Per l’atteso seguito il trio aveva deciso di rallentare i battiti, dilatare tempi ed atmosfere per creare uno scenario sonoro notturno e raffinato. Già dall’iniziale “Over The Hillside” l’idea è quella di creare sette cortometraggi dove a dominare c’è l’asfalto bagnato, dove si riflettono le luci della notte, amori che si consumano sotto le pensiline degli autobus per proteggersi dalla pioggia del nord della Gran Bretagna. “The Downtown Lights” e “Let’s Go Out Tonight” si susseguono lasciando emozioni notturne che si appiccicano al cuore e lo vestono di scintillanti drappeggi narrativi.

Hats sembra davvero il disco della svolta per i Blue Nile. Pubblicato nell’ottobre 1989, riceve subito recensioni entusiastiche, tra cui una rara valutazione a cinque stelle da parte della rivista Q, e raggiunge la posizione numero 12 nella UK Albums Chart, ad un soffio dalla Top Ten. L’album aveva anche aperto una piccola breccia per il trio negli Stati Uniti, dove raggiunse la posizione numero 108 della classifica statunitense degli album Billboard 200 nel maggio 1990. Tutti e tre i singoli pubblicati nel Regno Unito e tratti dall’album entrarono nella top 75 della UK Singles Chart.

La prima esibizione pubblica dal vivo dei Blue Nile dopo la realizzazione di A Walk Across the Rooftops risale al dicembre 1989, in occasione del programma televisivo Halfway to Paradise, trasmesso su Channel 4. Il gruppo compose ed eseguì anche la sigla del programma, poi pubblicata come B-side del 7” di “The Downtown Lights”. Il gruppo suonò due canzoni con la cantante americana Rickie Lee Jones (che aveva recentemente stretto amicizia con la band ed era diventata una loro fan), eseguendo la sua “Flying Cowboys” e “Easter Parade” dei Blue Nile. La versione in duetto di “Easter Parade” è stata utilizzata come lato B del singolo del 1990 della Jones, “Don’t Let the Sun Catch You Crying”, e del singolo 12″ di “Headlights on the Parade”.

Nel corso del 1990, i Blue Nile supportarono la Jones nel suo tour negli Stati Uniti (la loro esperienza in America fu filmata dalla BBC Scotland per un documentario intitolato Flags and Fences), seguito da un tour nel Regno Unito che culminò con due concerti di ritorno a casa nel settembre 1990 alla Glasgow Royal Concert Hall, diventando il primo gruppo “non classico” a suonare nel locale appena inaugurato.

Quando sembra che per il trio le cose siano cambiate e che la loro carriera possa scorrere più velocemente, proprio Buchanan rallenta di nuovo le cose. Una normalizzazione del gruppo era assolutamente fuori questione, i tre non volevano proporre qualcosa di cui non fossero profondamente convinti. Nel 1991, il gruppo fu invitato a Los Angeles per lavorare a canzoni di Julian Lennon, Robbie Robertson e Michael McDonald. Di conseguenza, Buchanan si trasferì a Los Angeles, dove visse per un po’ e dove ebbe una relazione con l’attrice Rosanna Arquette tra il 1991 e il 1993.

Parlando di quel periodo della sua vita, Buchanan ha detto: “È stato davvero interessante. Devo dire che è stato vissuto seriamente… E c’era molto di buono, mi è piaciuto, mi è piaciuto molto… La cosa più bella era che volevi sempre telefonare agli amici e dire: ‘Indovina chi c’è al negozio? Indovina chi c’è al supermercato?’. Non sono immune a tutto questo. Nei film la celluloide è meglio della vita, non è vero? Rende tutto patinato. Non voglio dire che sia meglio, ma è così affascinante, ho incontrato un sacco di gente, è stato affascinante”.

Il gruppo aveva anche lavorato al primo album da solista di Annie Lennox, Diva, scrivendo insieme il brano “The Gift”. In seguito la Lennox ha inserito la cover di “The Downtown Lights” nel suo secondo album, Medusa, pubblicato nel 1995. Tutto questo lascia intendere quanto i due dischi del gruppo avessero già affascinato molti artisti (più popolari) ed addetti ai lavori.

PEACE AT LAST

The Blue Nile - Peace at Last

Dopo essere stati lasciati dalla Linn e dalla Virgin, il gruppo firmò un contratto con la Warner Bros. Records nel 1992, anche se in seguito si scoprì che Buchanan aveva concluso l’accordo da solo senza informare i suoi compagni. La sua spiegazione fu che “nessuno degli altri era in città in quel momento”, ma in realtà era stata proprio la Arquette a far incontrare Buchanan con Mo’ Ostin, presidente della Warner. Il gruppo decise di trovare un posto privato per registrare il nuovo album con il suo studio portatile e iniziò a viaggiare per l’Europa alla ricerca di luoghi adatti. Dopo aver trascorso due anni a esaminare e scartare location in città come Venezia, Amsterdam e Copenaghen, il disco fu infine registrato in modo frammentario a Parigi, Dublino e Los Angeles. Se prima erano passati 6 anni dall’esordio ad Hats, adesso gli anni trascorsi sono addirittura sette.

Peace At Last viene pubblicato il 10 giugno 1996. Il terzo album del trio scozzese modifica leggermente il tiro, mantenendo le ambientazioni cinematiche e asciugando il suono. Ci sono anche il soul e il gospel a fare capolino come nell’apertura di “Happiness”, scelta anche come primo singolo, o nel ritornello di “Sentimental Man”. La chitarra è più presente, relegando i synth in secondo piano, e le rotondità levigate di Hats si riducono alla ballata “Family Life” e nel romantico finale di “Soon”. Rimane un messaggio di amore e passione, un romanticismo che anche se viene sconfitto può trovare la forza di risorgere dalle proprie ceneri.

Pur uscendo per una corazzata come la Warner, la promozione non è stata certo capillare e decisa, l’album arriva al #13 ma il riscontro della stampa stavolta è contrastante. E se a questo aggiungiamo le abitudini e la pigrizia degli scozzesi il cerchio si chiude. Il tour inglese di supporto all’album andò bene, per carità, ma a complicare il tutto iniziarono i primi scricchiolii nei rapporti interni, soprattutto tra Buchanan e Moore, con il tastierista a farsi sempre più scostante e meno entusiasta di proseguire. Buchanan risiede ancora negli USA, anche se il rapporto con Rosanna Arquette si incrina e lo showbiz comincia a stargli stretto, gli altri due sono in Scozia. Molte le canzoni scritte per altri (Julian Lennon, Robbie Robertson, Chris Botti tra gli altri), Moore e Buchanan partecipano insieme anche nell’album di Marie Brennan dei Clannad, Misty Eyed Adventures, ma anche se artisti come Craig Armstrong, Isaac Hayes, Rod Stewart e Brian Kennedy ripropongono le canzoni del trio, gli scozzesi non ci pensano proprio a comporre un disco nuovo.

Nel 1997, i Blue Nile per la prima volta ingaggiano un vero e proprio manager, l’esperto ex manager dei Dire Straits, Ed Bicknell, che riuscì a liberare il gruppo dall’accordo con la Warner Bros. Bicknell si separò dalla band nel 2004, affermando in seguito che “in termini di mondo discografico moderno, la storia dei Blue Nile è stata la più incasinata che abbia mai incontrato”. Dopo le date del tour del 1996 e del 1997, culminate in un’apparizione al Glastonbury Festival nel giugno 1997, i Blue Nile spariranno dalla scena pubblica per i sette anni successivi, a parte un’apparizione nel 2001 a un concerto tributo all’Olympia Theatre di Dublino per la presentatrice musicale irlandese Uaneen Fitzsimons, in seguito alla sua morte in un incidente d’auto.

Ad un certo punto sembrava che il gruppo fosse riuscito a mettere in piedi un nuovo album in tempi (quasi) normali, ma il perfezionismo della band ancora una volta aveva avuto la meglio: “Abbiamo registrato un album e mezzo e… ci siamo resi conto che non lo amavamo… La maggior parte di esso l’abbiamo buttato via; l’abbiamo messo da parte e non l’abbiamo più toccato”. Parte del lungo ritardo nella realizzazione del nuovo disco è stato dovuto a Buchanan, che ha contratto una forma di sindrome da affaticamento cronico che ha compromesso la sua salute per due anni, ma questo non gli ha impedito nel 2002 di partecipare (insieme a P.J. Moore) in tre brani al progetto del batterista storico del gruppo Nigel Thomas (considerato il quarto membro della band) chiamato Quiet City.

Il disco Public Face, Private Face è una di quelle piccole storie che vale la pena raccontare. All’epoca non era un disco che si trovava nei negozi: Nigel Thomas lo distribuiva direttamente attraverso il proprio sito. Io lo comprai proprio in quel modo, senza immaginare che qualche anno più tardi sarebbe diventato un oggetto ricercato dai collezionisti. Insieme al CD arrivò anche un foglio con alcune informazioni sul progetto, firmato a mano dallo stesso Thomas. Allora era semplicemente un disco difficile da trovare di un musicista che aveva collaborato con i Blue Nile; oggi, sulle poche copie che compaiono su Discogs, le quotazioni possono arrivare intorno agli 80-100 euro.

Foglio informativo originale dei Quiet City con la firma autografa di Nigel Thomas

FOGLIO INFORMATIVO DEI QUIET CITY CON LA FIRMA AUTOGRAFA DI NIGEL THOMAS

Ma il valore di Public Face, Private Face non è soltanto collezionistico. Tra alcuni strumentali di classe (e altri un po’ stucchevoli), con una bella sezione di archi e di fiati, ci sono alcune perle che spiccano per la solita, incantevole voce di Paul Buchanan. “Due North” è uno di quei brani immaginifici e onirici che valgono da soli il prezzo del biglietto (anche se lo ammetto, 100 euro è un tantinello eccessivo). Un brano che non sfigurerebbe affatto in un disco dei Blue Nile.

Due anni più tardi Buchanan sarà al fianco di Peter Gabriel, prestando la sua straordinaria voce in OVO insieme a Elizabeth Fraser, per una coppia di voci da sogno.

HIGH

The Blue Nile - High

Il trio torna a far sentire la propria voce il 30 agosto 2004 con High, disco pubblicato dall’ennesima etichetta diversa, visto che il manager Ed Bicknell aveva risolto i problemi contrattuali con la Warner coinvolgendo la Sanctuary. Durante la lunga lavorazione, effettuata in parte proprio a Glasgow, era apparso evidente che le vecchie tensioni tra i membri della band erano riemerse. I commenti di Buchanan in un’intervista del 2012 sembravano indicare che l’album fosse stato terminato per senso del dovere e della lealtà piuttosto che per volontà. “Quando alla fine abbiamo finito High, non credo che fosse pieno della stessa gioia e ingenuità che avevamo provato all’inizio. Ci eravamo riuniti abbastanza a lungo per farcela. Era un disco raccolto e abbastanza sereno di cui ero orgoglioso e, in un certo senso, ci siamo concentrati solo su noi stessi. Ci siamo presentati, siamo entrati nella stanza e abbiamo lavorato, e qualunque fosse la deriva che si era instaurata tra noi siamo stati fedeli l’uno all’altro e sapevamo che dovevamo chiudere il cerchio”.

Questo scollamento tra i tre membri del gruppo risulta evidente ascoltando l’album, dove l’ispirazione e il loro stile sembrano pescare annaspando dai dischi precedenti, trovando il guizzo giusto nel ritornello pieno di amore di “Stay Close”, nel pianoforte di “The Days Of Your Lives”, nella sconfitta amara di “High”, nelle pieghe folk di “Because Of Toledo”. Paradossalmente High è l’album del gruppo capace di raggiungere la posizione più alta della loro carriera: il numero 10 della UK Albums Chart.

Di fatto, la frattura tra i tre diventa evidente subito dopo la pubblicazione di High. Durante la preparazione del tour del 2005, Buchanan e Bell si rendono conto che Moore ha smesso di avere contatti con loro e non parteciperà alle date. Buchanan, insieme a Bell, torna in scena nel 2006 portando in tour le canzoni del gruppo e ribattezzandosi “Paul Buchanan sings the songs of The Blue Nile”, evitando di chiamarsi semplicemente The Blue Nile in segno di rispetto per l’assenza di Moore. Il gruppo era composto da Buchanan alla voce e alla chitarra, Bell al basso e alle tastiere, Alan Cuthbertson e Brendan Smith alle tastiere, Stuart McCredie alla chitarra e Liam Bradley alla batteria.

Il 14 luglio 2007, Buchanan e Bell hanno suonato alla Bridgewater Hall di Manchester nell’ambito del Manchester International Festival. Nel luglio 2008, il gruppo si è esibito alla Glasgow Royal Concert Hall, alla Somerset House di Londra e al Radisson Hotel di Galway.

Nel settembre 2010 è stata pubblicata la biografia dei The Blue Nile scritta dal giornalista scozzese Allan Brown, intitolata Nileism: The Strange Course of the Blue Nile. Sebbene Brown fosse un conoscente di lunga data di Buchanan, ha trovato Buchanan riluttante a partecipare, e sia Bell che Moore hanno rifiutato gli inviti di Brown a rilasciare interviste o a collaborare alla stesura del libro.

MID AIR

Paul Buchanan - Mid Air

Il silenzio da parte dei componenti della band è stato interrotto nel lontano 2012 dal primo e finora (purtroppo) unico album a nome del solo Buchanan, intitolato Mid Air. Un disco meraviglioso e intenso, paragonabile per certi versi all’unico lavoro solista di un altro gigante come Mark Hollis.

Un uomo sospeso in aria, pochi sapienti tocchi di pianoforte, quegli archi appena sfiorati e la voce dello scozzese a riempire tutto lo spazio, emozionando e portandoci in una dimensione “altra” come solo lui sa fare. Un viaggio notturno, intimo e cinematico, di grande emozione e sentimento, composto da 14 piccoli cortometraggi che scaldano il cuore. Trentasette minuti di magia e brividi, ristampati da qualche anno in un’edizione Deluxe che ne comprende altri venti in un CD bonus.

Nel 2012 è di nuovo calato il silenzio, interrotto saltuariamente dalle ristampe degli album del gruppo in vari formati pubblicate dalla Confetti Records (da non confondersi con l’omonima etichetta britannica specializzata in garage rock), società costituita intorno al 2012 proprio allo scopo di gestire le attività commerciali e di marketing dei The Blue Nile. Oltre alle ristampe dei vinili rimasterizzati, spiccano i CD doppi in formato Deluxe, che raccolgono B-side e inediti dei vari periodi del gruppo, tutti con un’ottima qualità sonora che rende omaggio alla ricercatezza del suono.

DISCOGRAFIA

SINGOLI

  • I Love This Life (7″ – 1981, RSO)
  • Tinseltown In The Rain (12″ – 1984, Linn Records)
  • Stay (7″ – 1984, Linn Records)
  • The Downtown Lights (12″ – 1989, Linn Records)
  • Headlights On The Parade (12″ – 1990, Linn Records)
  • Saturday Night (12″ – 1990, Linn Records)
  • Happiness (CD Single – 1996, Warner Bros. Records)
  • I Would Never (CD EP – 2004, Sanctuary / Epstein Records)
  • She Saw The World (CD Single – 2004, Sanctuary / Epstein Records)

ALBUMS

  • A Walk Across The Rooftops (1983, Linn Records)
  • Hats (1989, Linn Records)
  • Peace At Last (1996, Warner Bros. Records)
  • High (2004, Sanctuary / Epstein Records)

PAUL BUCHANAN

  • Mid Air (2012, Newsroom Records)
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