OLTRE LA TRADIZIONE
TRADIZIONE IN MOVIMENTO

La sua storia musicale si è intrecciata spesso e volentieri con quella di Christy Moore, amico conosciuto da ragazzo e compagno di viaggio in alcune delle esperienze più importanti del folk irlandese contemporaneo. Nei Planxty, e successivamente nei Moving Hearts, i due hanno contribuito a costruire un linguaggio capace di mettere in relazione la musica tradizionale con sensibilità e sonorità differenti.
Il ricordo di Moore, dopo la recente scomparsa di Lunny, offre l’occasione per ripercorrere una carriera nella quale l’attività di musicista, arrangiatore e produttore è sempre stata accompagnata dalla curiosità e dalla disponibilità a esplorare nuove direzioni.
IL FOLK CAMBIA PASSO
Nel 1971 Lunny and Irvine, insieme a Liam O’Flynn, suonarono nel secondo album solista di Moore intitolato Prosperous. Questa collaborazione li portò alla nascita dei Planxty, un anno più tardi, una delle sue formazioni più importanti della storia del folk revival irlandese. Accanto alla voce di Christy Moore, al mandolino e al bouzouki di Andy Irvine e alle uilleann pipes di Liam O’Flynn, Lunny portava il proprio bouzouki e una sensibilità particolare per gli arrangiamenti. Il repertorio tradizionale acquistava una nuova energia grazie agli intrecci strumentali, alla costruzione ritmica e a un equilibrio fra le singole voci che andava oltre la semplice riproposizione delle melodie.
Il bouzouki, strumento di origine greca introdotto nell’ambiente folk irlandese da Irvine, diventò uno degli elementi distintivi di quel suono. Lunny contribuì a svilupparne le possibilità nell’accompagnamento delle canzoni e delle danze tradizionali, inserendolo in un tessuto musicale nel quale precisione ritmica e libertà espressiva procedevano insieme. L’innovazione non richiedeva di abbandonare il repertorio: bastava trovare un modo diverso di farlo suonare.
Il primo album dei Planxty, pubblicato nel 1973, vera e propria pietra angolare della rinascita del folk, documenta bene questa ricerca. Stanco dei continui tour e desideroso di esplorare altre strade musicali, Lunny lasciò i Planxty nel settembre del 1973 per creare i The Bothy Band, un’altra formazione fondamentale per l’evoluzione del folk irlandese. Esperienze diverse, unite dalla stessa attenzione al suono collettivo e dalla volontà di esplorare le possibilità della tradizione senza trattarla come un linguaggio immutabile.
FOLK, ROCK E IMPEGNO CIVILE
I Moving Hearts con l’intento di unire il folk irlandese ad altre forme musicali, dal rock al soul. La formazione che incise nel 1981 l’album di debutto omonimo comprendeva, oltre ai due fondatori, Declan Sinnott alla chitarra, Keith Donald al sax alto, Eoghan O’Neill al basso, Brian Calnan alla batteria e Davy Spillane, giovanissimo virtuoso delle uilleann pipes, le tipiche cornamuse irlandesi. L’album è una sintesi efficace di questi linguaggi, con il folk ben presente nelle fondamenta e un’alternanza di canzoni originali e traditional riarrangiati. La sezione ritmica e gli strumenti elettrici spostano il baricentro verso il rock, mentre le melodie e le uilleann pipes mantengono saldo il legame con la tradizione. L’impegno politico e sociale è parte integrante del progetto: i testi affrontano la storia delle rivolte irlandesi, la lotta per l’indipendenza e il rapporto fra potere e libertà.
Nel 2007 i Moving Hearts si sono riuniti con una formazione che comprendeva Lunny, Spillane, O’Neill, Donald e il batterista Matt Kelleghan, insieme ad Anthony Drennan alla chitarra, Graham Henderson alle tastiere e Kevin Glackin al fiddle. Il ritorno sul palco dello storico Vicar Street di Dublino è stato documentato nel CD-DVD Live in Dublin, testimonianza di una musica che, anche a distanza di anni, conservava la propria forza espressiva.
NUOVE SONORITÀ, NUOVE DIREZIONI
Con la Mulligan Records, etichetta di cui fu cofondatore, Lunny contribuì alla diffusione della musica tradizionale irlandese e al lavoro di artisti che cercavano un rapporto nuovo con il proprio patrimonio musicale. La sua attività in studio proseguì poi attraverso collaborazioni con musicisti provenienti da ambiti differenti, fra cui Paul Brady, Clannad, Elvis Costello e Sinéad O’Connor. Cambiavano i contesti e i linguaggi, ma restava la capacità di ascoltare le esigenze di ciascun artista e di individuare possibilità sonore che non fossero immediatamente evidenti. Nel 1990 partecipò a Bringing It All Back Home, il progetto televisivo della BBC dedicato ai legami fra la musica irlandese e quella americana, sviluppati anche attraverso le migrazioni. Il tema riflette bene la sua visione: le tradizioni popolari non sono mondi isolati, ma linguaggi che si trasformano quando entrano in contatto con altre culture, strumenti ed esperienze. È una ricerca che attraversa tutta la sua carriera. Lunny ha lavorato sulla musica irlandese dall’interno, conoscendone repertorio e strumenti, ma senza considerare quel patrimonio un limite. La sua curiosità lo ha portato continuamente altrove, alla ricerca di nuove combinazioni e di altri modi per mettere la musica al servizio delle storie che voleva raccontare.
UNA PERDITA IMMENSA
Dai primi incontri da ragazzi ai Planxty, fino ai Moving Hearts, Lunny per Moore è stato molto più di un compagno di musica: una presenza costante, un interlocutore con cui condividere idee, esperimenti e un modo di intendere la musica come parte della vita e della società. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme, difficile da misurare proprio perché il suo contributo non si limita ai dischi che ha inciso o ai gruppi di cui ha fatto parte. È presente nel suono che ha contribuito a definire, negli strumenti che ha portato al centro della scena, negli arrangiamenti e nelle collaborazioni attraverso cui ha allargato gli orizzonti della tradizione irlandese. E continua a vivere nel lavoro dei musicisti che hanno raccolto le possibilità aperte dalla sua ricerca.
Lunny non ha mai smesso di cercare nuove strade per una musica che conosceva profondamente. Non considerava la tradizione un punto d’arrivo, ma una base da cui ripartire, mettendola in relazione con altri linguaggi e altre esperienze. È questo atteggiamento, prima ancora di ogni singolo disco, a rappresentare una parte fondamentale della sua eredità.
Resta anche la storia di un’amicizia lunga una vita. Quando Christy Moore ricorda Lunny come artista, musicista, attivista, amico e testimone di nozze, restituisce alla sua scomparsa una dimensione che nessuna discografia può contenere. Per Moore è venuto a mancare un compagno insostituibile; per la musica irlandese, uno dei suoi protagonisti più curiosi e influenti. Per chi ha ascoltato e amato i dischi a cui ha dato forma, la consapevolezza che una presenza tanto importante non potrà più contribuire al futuro della musica rende questa perdita ancora più grande.