Home » MARIELLE V JAKOBSONS: The Patterns Lost to Air Reviews MARIELLE V JAKOBSONS: The Patterns Lost to Air Patterns Lost To Air: Un disco sulla fragilitĆ (e sulla sua forza) Geometrie fragili, memoria in dissolvenza e la rinascita attraverso il suono Photo Cover: Ian Albert Recensione scritta per OndaRock Nel corso degli anniĀ Marielle V JakobsonsĀ ha sviluppato uno stile distintivo influenzato dal minimalismo e da una sorta di spiritualitĆ ambient. Con il nuovoĀ The Patterns Lost To AirĀ la musicista firma uno dei lavori più profondi e trasformativi della sua carriera: un disco che non si limita a sviluppare il suo linguaggio, ma lo ridefinisce a partire da una condizione esistenziale radicale. Registrato nel suo studio di Oakland nel 2024, con le sue enormi finestre che si affacciano su un giardino con ulivi e palme, il lavoro nasce infatti da una frattura reale, tanto fisica e mentale quanto creativa, legata agli effetti del Long Covid, che hanno costretto la Jakobsons a ripensare completamente il proprio modo di comporre e suonare. Non ĆØ quindi solo un album: ĆØ una rinegoziazione dellāidentitĆ artistica, una ricostruzione sonora che passa attraverso la perdita. Per comprendere davvero la portata di questo disco, però, ĆØ necessario tornare indietro a quando il suono della Jakobsons non era solitario, ma immerso in una dimensione collettiva, rituale e quasi estatica: quella dei Date Palms. Nel progetto condiviso con il tastierista Gregg Kowalsky, il suono era materia fluida e ipnotica, come dimostrano album comeĀ The Dusted SessionsĀ oĀ Dusk, capaci diĀ costruire paesaggi sonori densi, attraversati da percussioni tribali, droni stratificati, loop ciclici e immersivi. Un suono che tendeva alla trance, al dissolvimento dellāindividualitĆ in un flusso collettivo. ConĀ The Patterns Lost To Air, tutto questo viene radicalmente ribaltato. Marielle V Jakobsons (Photo: Ian Albert) Il cuore sonoro dellāalbum si riduce a pochi elementi: violino, Fender Rhodes e sintetizzatori analogici (in particolare Moog Matriarch). Ma questa riduzione non ĆØ impoverimento: ĆØ focalizzazione, perchĆ© ogni nota sembra avere unĀ peso, ogni variazione diventa significativa. La malattia ha portato la Jakobsen a ricostruire da capo le sue modalitĆ compositive, non riuscendo più a creare musica allo stesso modo si ĆØ posta alcune domande fondamentali. Il cuore concettuale dellāalbum ĆØ racchiuso proprio qui: cosa accade quando perdiamo i nostri schemi musicali, mentali, identitari? Nel disco questa condizione apparentemente restrittiva ĆØ diventata una specie di porta dāaccesso a nuovi territori sonori e nuovi significati. La Jakobsons ha detto: Ā«Questo ciclo di rinnovamento, perdita e trasformazione ĆØ qualcosa che, a mio avviso, trascende la storia della mia malattiaĀ». Una risorsa creativa che si nota nell’apertura di āWarm Springā, forse la chiave emotiva del disco dove gli archi morbidi e note di Rhodes sospese costruiscono una tensione gentile: una primavera intravista, mai pienamente raggiunta. Ć nostalgia e speranza insieme, un equilibrio precario tra passato e possibilitĆ . L’inizio quasi giocoso di āEverything Lost Remainsā si trasforma presto in un’intima riflessione su come ciò che scompare possa continuare a esistere sotto altre forme, mentre le lunghe āThe Salt RoundsāĀ e āBefore The Air Remembersā si muovono in maniera ipnotica, con il violino a tracciare una sorta di dilatazione temporale, lasciando che i pattern si sfaldino progressivamente, fino a diventare quasi irriconoscibili. E seĀ āWithout You Inside Timeā e āInsistenceā introducono elementi più intimi, quasi elegiaci con il Rhodes a creare una dimensione domestica, mentre il violino amplifica il senso di memoria e assenza,Ā āSilently Spinning Around Youā chiude il disco in modo circolare, come un lento ritorno al silenzio. Il filo conduttore dellāalbum sembra essere la relazione tra suono e memoria, con la Jakobsons che immagina i suoi pattern musicali come ātracceā che esistono nello spazio e nel tempo, ma che finiscono inevitabilmente nel dissolversi. Questo si traduce in una musica che evita climax tradizionali lavorando suĀ una dimensione quasi spirituale, ma mai retorica dove lāascolto diventa un esercizio di attenzione, una forma di meditazione sonora. Probabilmente il fatto di aver registrato il disco in uno studio immerso nella natura, fa si che anche il suono sia arioso, come se avesse intrecciato un rapporto diretto con lāambiente circostante. La produzione ĆØ minimalista ma estremamente controllata, dimostrando una padronanza notevole della dinamica e del silenzio. Naturalmente, come avrete capito, The Patterns Lost to Air ĆØ un disco non certo immediato, visto che richiede tempo, attenzione e una certa predisposizione allāascolto lento. Ma la sua forza risiede proprio in questa sua natura, rivelando nuovi dettagli ad ogni ascolto e crescendo nel tempo. L’artista californiana ha prodotto uno tra i migliori esempi di ambient contemporaneo del 2026, non rivoluzionando certo il genere, ma raffinandolo con una sensibilitĆ rara e autentica e una delicata bellezza. TRACKLIST 1. Warm SpringĀ 4:48 2. Everything Lost RemainsĀ 4:16 3. The Salt RoundsĀ 7:14 4. Without You Inside TimeĀ 3:30 5. InsistenceĀ 4:44 6. Before The Air RemembersĀ 7:22 7. Silently Spinning Around YouĀ 5:20 SPOTIFY YOUTUBE LINKS Sito Ufficiale Instagram Facebook X Bandcamp Stefano Share This Previous ArticleMARIA BC - Marathon Next ArticleTHE TWILIGHT SAD ā Itās The Long Goodbye Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 17 Aprile 2026