Home2018PodcastSEASON 12 – EPISODE 20: “Midrange” Podcast SEASON 12 – EPISODE 20: “Midrange” Le avventure in musica diĀ Sounds & GroovesĀ continuano con il 20° Episodio della 12° StagioneĀ diĀ RadioRock.to The Original Un podcast che scava nel passato senza dimenticare il presente La Radio Rock in FM come la intendiamo noi ĆØ sparita da due decenni, ma in questi 12 anni stiamo tenendo accesa una fiammella, cercando di raddoppiarla, moltiplicarla, farla diventare un faro di emozioni e qualitĆ musicale con tutta la passione e la voglia di fare radio che nonostante tutto non ci ĆØ mai passata.Ā QuestaĀ ĆØ la spinta che ha sempre animato noi di radiorock.to, che per celebrare la 12° stagione abbiamo messo in campo alcune novitĆ . A partire dallāatteso restyling del sito, al nuovo hashtag #everydaypodcast che ci caratterizza, per finire (last but not least) alla qualitĆ della musica e del parlato che speriamo sempre sia allāaltezza della situazione e soprattutto delle vostre aspettative. Tra le suggestioni dell’opera folk di Micah P. Hinson, le meraviglie italiche dei Dead Cat In A Bag, la magia del post rock di Labradford e Bark Psychosis, il ritorno di Bill Fay e molto altro si snodano i quasi 90 minuti di questo podcast. Download, listen, enjoy!!! Prima di partire con questo viaggio in musica poteteĀ effettuare il download delĀ podcastĀ anche nella versione a 320 kb/s semplicemente cliccando sul banner qui sotto. Scarica il Podcast Iniziamo il podcast con unaĀ band che ĆØ passata dallāassolata California alla Grande Mela per incidere nei fantastici studi analogici della Daptone Records, lāetichetta che ha rilanciato in grande stile la musica soul.Ā The Mystery LightsĀ sono la prima band messa sotto contratto dalla Wick Records, la sussidiaria rock della Daptone, che promette di fare la stessa cosa e di ottenere i medesimi obiettivi. IĀ Lightsā si sono gettatiĀ a cuore aperto sullāattitudine psichedelica e garage del passato rivivendola con intensa passionalitĆ . Il gruppo capitanato daĀ Mike Brandon sa come citare gli espliciti riferimenti senza essere mai derivativo, togliendo la polvere dallo scrigno dei ricordi con grande onestĆ intellettuale. Se amate le band garage degli anni ā60 e se certi fuzz chitarristici ed aperture di organo ancora vi fanno palpitare il cuore non perdeteli assolutamente.Ā Il suono immediato e viscerale di una delle prime canzone incise dalla band,ā21 & Countingā, ciĀ trascina in un vortice temporale che fa venire inevitabilmente in mente quei gruppi degli anni ā60 e ā70Ā che hanno saputo unire lāistintivitĆ garage alla dilatazione psichedelica. Nel 2012 quattro giovani musicisti incrociano le proprie strade nella prestigiosaĀ CalArts (California Institute of the Arts) seguendo i programmi musicali di jazz e musica africana e mettendo a frutto i loro talenti ed istinti musicali sia individualmente che come quartetto.Ā Steven Van Betten (chitarra e voce), Gregory Uhlmann (chitarra e voce), Patrick Kelly (basso) e Tim Carr (batteria e voce)Ā crescono quindi in un ambiente di grande creativitĆ e libertĆ espressiva formando iĀ FellĀ Runner. Il loro album di esordio ĆØ arrivato come un lampo proprio mentre stavo compilando la classifica del 2015, sconvolgendola letteralmente.Ā Uno dei brani più rappresentativi del disco (uscito nella sola versione in CD per la piccola etichettaĀ Orenda Records e acquistabile esclusivamente onlineĀ qui)Ā ĆØ senza dubbioĀ āCA-14ā. Ā Una ballata quasi tradizionale con gli strumenti che vengono quasi accarezzatiĀ fino ad unāesplosione finale estremamente emozionale. Una canzone apparentemente semplice e melodica, ma che, ad un ascolto più attento, riflette lāabilitĆ del quartetto e spezzare il ritmo per poi ricomporlo, mentre le frasi chitarristiche sono arabeschi nervosi e frammentati di grande effetto.Ā La complessitĆ ritmica e compositiva di questoĀ e di molti altri brani, fanno effettivamenteĀ ricordare, in maniera semplificata ed smussata, quanto fatto dal 1997 al 2000 dagli Storm&Stress. Il loro essereĀ tantoĀ lineari quanto magicamente sghembi fanno pensare proprio alla svolta sonora dei Wilco descritta in precedenza. La songwriter australianaĀ Courtney BarnettĀ aveva giĆ convinto con The Double EP: A Sea of Split Peas, ma ĆØ con il primo lavoro sulla lunga distanzaĀ Sometimes I Sit And Thinkā¦che si ĆØ confermata come artista dal grande talento compositivo, capace di esplorareĀ sentimenti diversi con la sua voce e la sua chitarra, ora scanzonata ora dolente. Uno splendido talento melodico. Inutile dire che erano altissime le aspettative per il nuovo album, che si ĆØ materializzato da poco sugli scaffali dei negozi e che si intitolaĀ Tell Me How You Really Feel. Il disco ĆØ sincero, schietto e convincente, forse un po’ sotto al meraviglioso disco di debutto. Ma brani come “City Looks Pretty” mostrano un talento ed una scrittura notevolmente superiori alla media. Brava Courtney. Una ventina di anni fa iĀ The ChillsĀ non solo erano uno dei gruppi di punta del rock della Nuova Zelanda, ma avevano anche scatenato un movimento estremamente interessante di gruppi ed etichette.Ā Martin Phillipps, leader della band dalla chitarra planante e voce cristallina decide di tornare dopo ben 19 anni di silenzio. Silver BulletsĀ ĆØ un album che ce lo restituisce in grandissima forma. AscoltandoĀ “Underwater Wasteland”Ā molte band dovrebbero prendere appunti su come ĆØ possibile costruireĀ canzoni dalle melodie e dinamiche perfette. Il 14 settembre uscirĆ il nuovo album dei The Chills, intitolato Snow Bound. Lo scorso anno, tramite la piattaforma Kickstarter, ĆØ stato pubblicato un documentario intitolato Martin Phillipps and the Chills, in cui si ripercorre la carriera di Phillipps e la sua battaglia contro la depressione. Voi malcapitati che seguite i miei podcast suĀ Radio Rock The OriginalĀ conoscete bene la mia predilezione per iĀ Flaming LipsĀ da Oklahoma City. Wayne Coyne, Steven Drozd e Michael Ivins non hanno mai smesso di sperimentare, di cambiare pelle, di giocare a modo loro sia con il pentagramma che con tutto quello che gli ruota attorno.Ā Questa ĆØ sempre stata (forse) la loro dannazione e (sicuramente) la nostra benedizione. Un calderone istrionico che abbracciava allāinizio la psichedelia pura, ma che non ha mai disdegnato di confrontarsi con diversi altri stili musicali. Dai giochi sul palcoscenico con le mani giganti (recentemente rubate e poi ritrovate), il supermegafono, la bolla di plastica dentro la quale Wayne Coyne si muove sul pubblico, i giochi pirotecnici, i milioni di coriandoli, fino alle sperimentazioni sul suono stesso della band con i famosiĀ āparking lot experimentsā, ovverosia 40 cassette create dal gruppo che dovevano essere suonate contemporaneamente allāinterno di un parcheggio. La cosa ha talmente incuriosito Coyne (ogni volta che veniva suonata la canzone aveva una diversa riuscita, vista lāimpossibilitĆ di suonare in sincrono le cassette), da tentarla anche su disco nel 1997 con ZaireekaĀ composto da 4 CD che dovevano essere suonati insieme. Ultimamente l’ispirazione di Wayne Coyne e compagni sembra leggermente appannata, ma visto quante cose belle ci hanno fatto ascoltare nel corso degli anni direi che possiamo perdonargli un ultimo album non proprio all’altezza. Allora sono voluto tornare indietro fino al 1987, quando usciva il loro secondo album, e primo capolavoro:Ā Ā Oh My Gawd!!!…The Flaming Lips. L’album mostra un’alternanza tra garage e psichedelia, guidata con mani sapienti. Il riff trascinante ed anthemico di “Everything’s Explodin'” apre il disco come meglio non si potrebbe, con energia e fantasia, introducendoci nel loro fantastico mondo. I The Replacements sono stati una band fondamentale nel traghettare l’hardcore verso un autentico e viscerale power rock alternativo. Nati a Minneapolis durante i primi anni ’80, hanno inscenato un meraviglioso derby cittadino a colpi di spartiti con i concittadini Hüsker Dü. Dalla loro i Replacements avevano una innata empatia capace di colpire al cuore un’intera generazione,Ā ed il sensazionale talento melodico e la capacitĆ di scrittura del cantante Paul Westerberg. Spavaldi e grezzi, hanno avuto l’abilitĆ nel corso degli anni di smussare i propri angoli e di affinare il loro sound, fino a pubblicare un “uno due” micidialeĀ che ha marchiato la storia del rock americano degli anni ’80: Let It Be (1984) e Tim (1985). Pleased To Meet Me ha l’unico torto di arrivare dopo questi due capolavori (1987), e se ĆØ meno graffiante dei due predecessori, probabilmente ĆØ un album forse più maturo nella scrittura, come dimostra il trascinante inno di “The Ledge”. Dissidi interni provocati dalla leadership sempre più marcata di Westerberg porteranno la band al collasso di li a poco, ma le loro melodie e la loro arte nello scrivere anthem trascinanti li pongono senza dubbio tra gli immortali del rock. Lāex Pussy Galore e Royal TruxĀ Neil Michael HagertyĀ insieme ai riformatiĀ The Howling HexĀ riprende i suoi canovacci garage e folk modellandoli come sempre in maniera geniale. Il suo album del 2016 intitolatoĀ DenverĀ risulta essereĀ piacevolmente conciso (appena 27 minuti) e ancora più meravigliosamente eseguito, in un unico flusso di abbandono creativo che da tempo non gli riusciva. Tra garage, psichedelia e una sorta diĀ felice country-hardcoreĀ la chitarra di Hagerty si esibisce in un vittorioso rodeo.Ā Il gran finale del disco ĆØ affidato aĀ ā300 Days Of Sunshineā, brano che unisce e completa tutti toni ed i suoni espressi nei 22 minuti precedenti con una precisione ed una bellezza suprema.Ā Lāalbum risulta piacevolmente conciso e meravigliosamente eseguito. ImpossibileĀ non amare questo pazzo scriteriato e le sue folli e geniali idee. Grant-Lee Phillips non ha mai davvero inseguito la popolaritĆ , ma laĀ sua passione e visione musicale ispirata, almeno agli inizi, dal Paisley Underground e dal post punk.Ā Insieme al socio Jeffrey Clark (entrambi provenienti da Stockton, California) hanno creato verso la metĆ degli anni ’80, una band chiamata Shiva Burlesque. Uno dei gruppi di culto di quel periodo, un gruppo sottovalutato e rimasto sempre nellāombra senza mai avere avuto almeno un briciolo della popolaritĆ avuta dai Dream Syndicate o dai Rain Parade. Una volta sciolta la band, iĀ Grant Lee BuffaloĀ sono stati la sua consacrazione in parte anche commerciale del suo talento di musicista.Ā Fuzzy, lāalbum di esordio del trio formato insieme a Paul Kimble (basso) e Joey Peters (batteria), ĆØ uno splendido affresco di come il suo suono abbia abbandonato in parte la matrice Paisley per andare a pescare nella tradizione folk e country. Tra ballad elettriche, melodie impetuose come questa “Jupiter And Teardrop” e piccoli gioielli come la title track, lāesordio della band si rivela come un piccolo grande capolavoro, non scevro da aperte denunce politiche. Un affascinante viaggio sulle strade blu americane. Terry Lee HaleĀ ĆØ un grande artista underground. Nato in Texas, poi stabilitosi a Seattle negli anni Ottanta, oggi vive in Europa, e precisamente a Marsiglia. Vero outsider, capace di una carriera discografica tanto pocoĀ visibile quanto pregevole per qualitĆ . Lui ha sempre cercato e trovato una sua via personale ed autentica, che scorre parallela alle classicheĀ strade blu americane. IlĀ suo ultimo album del 2016,Ā Bound, Chained, Fettered, ĆØ statoĀ registrato a ForlƬ sotto la produzione di Antonio Gramentieri, che suona anche la chitarra e la lap steel, e con la partecipazione di altri musicisti, che come Gramentieri fanno parte del “giro”Ā Sacri Cuori, comeĀ Christian Ravaglioli alle tastiere, Diego Sapignoli alle percussioni, e Franco Neddei al synth. Basta ascoltare la title track ed il suo incedere calmo ma passionale per lasciarsi conquistare. E se il disco di Terry Lee Hale ĆØ stato registrato in Italia, restiamo per un attimo nel nostro bistrattato stivale, teatro di ignobili atrocitĆ politiche, sociali e musicali, ma capace di inaspettate e seducenti meraviglie. Il percorso dei Dead Cat In A Bag di Luca Swanz Andriolo giunge con Sad Dolls And Furious Flowers al suo terzo capitolo. Possiamo tranquillamente dire che la band, adesso un trio che vede insieme al leader il violinistaĀ AndrĆ© (Andrea Bertola) e il polistrumentista Scardanelli, ha raggiunto la completa maturitĆ compositiva. Il disco ĆØ un viaggio nell’oscuritĆ attraversando diverse latitudini, passando con maestria e facilitĆ dal folk al rock, dalla musica di frontiera alle tradizioni balcaniche. I tre, insieme a numerosi e splendidi collaboratori, si destreggiano facendo l’occhiolino a Tom Waits e Calexico, ma mantenendo la propria personalitĆ compositiva. Con la sola eccezione dell’unica cover presente in scaletta (peraltro riuscita) di “Venus In Furs” dei Velvet Underground. Per raccontare e rappresentare questo riuscito lavoro ho scelto la splendida “Promises In The Evening Breeze”, magnetica ed evocativa nel suo scuro andamento languido, raccontato perfettamente dalla voce cavernosa ed emozionale di Swanz. Micah P. Hinson, folksinger nato a Memphis ma texano dāadozione, ĆØ ormai da anni una delle voci più interessanti del songwriting americano.Ā Le sue liriche autobiografiche, sarcastiche e profonde, si sposano perfettamente con la sua visione cinematica e il suo modo dolcemente violento di interpretare la tradizione americana.Ā Micah si ĆØ sempre confermato anche live come grande intrattenitore, raccontando storie della sua vita personale e della grande periferia americana, quella dove il massimo della vita ĆØ andarsi a sbronzare al bar o trangugiare un six pack davanti alla tv. Stavolta per il suo nuovoĀ Micah P.Hinson presents The Holy Strangers, il songwriter ha voluto creare una Ā«moderna opera folkĀ» dove raccontare la storia di una famiglia in tempo di guerra, andando a scandagliare i vari momenti dei vari componenti, dalla nascita ai primi amori, passando per matrimoni, figli, conflitti, morte e suicidi. Ā«Viviamo con loro e moriamo con loroĀ» ha aggiunto in un comunicato stampa,Ā Ā«seguendone le decisioni, gli errori e le bellezze attraverso tutti gli strani e gloriosi luoghi in cui la vita ci portaĀ». Una storia ambiziosa ma raccontata quasi come fosse una colonna sonora con splendidi affreschi sonori in gran parte strumentali, che ci fanno visualizzare perfettamente la storia tra ballate country e suggestioni folk, raccontati da Micah con la sua inconfondibile voce bassa ed emozionale. Lāaccoppiata inizialeĀ āThe Temptation / The Great VoidāĀ ĆØ da brividi. Un silenzio durato 30 anni. Un oblio in cui il cantautore inglese Bill Fay era caduto dal 1971, anno in cui veniva pubblicato il suo secondo album,Ā Time Of The Last Persecution, stroncato dalla critica che di fatto relegherĆ il giĆ depresso artistaĀ al di fuori del music business. Anche nel silenzio, Fay resterĆ nel corso degli anni artista di culto, citato spesso da personaggi come David Tibet (Current 93), Jim O’Rourke e Jeff Tweedy dei Wilco, che ha spesso cantato on stageĀ Ā “Be Not So Fearful”, inserendola anche nel film documentario I Am Trying to Break Your Heart: A Film About Wilco. Un giorno il produttore statunitense Joshua Henry prende il coraggio a due mani, telefona al quasi settantenne Fay, gli racconta di come grazie al papĆ si ĆØ innamorato della sua musica, e lo invita a registrare nuova musica. Bill Fay si convince della bontĆ del progetto, accetta, ed il risultato ĆØ questo Life Is People, album che ferma il tempo, lo congela in una dimensione dove esiste solo il pianoforte e la voce forte e calda del ritrovato protagonista, accompagnato da splendidi musicisti tra ci proprio Jeff Tweedy. Fay lo ringrazia da par suo con una commovente interpretazione del classico dei Wilco “Jesus, Etc.”. Arrangiamenti raffinati, voce emozionante, poesia autentica, “This World” racconta tutta la bellezza di un ritrovamento prodigioso. Gli incubi e sogni deiĀ Bark PsychosisĀ hanno ispirato il critico Simon Reynolds a coniare uno dei termini più abusati in musica negli anni ā90,Ā āpost-rockā. E se la mente quando si parla della band di Graham Sutton, va sempre a vagare nella notte dei sobborghi londinesi descritta in capitoli cinematici di rara suggestione onirica in quelĀ tesoro nascosto chiamatoĀ HexĀ (1994), o ai meravigliosi singoli che lo avevano preceduti. In pochi ricordano lāinaspettato ritorno della band sul luogo del delitto 10 anni più tardi conĀ Codename: Dustsuckerā. Certo, il paragone con il predecessore era ingombrante e davvero troppo pesante, ma ecco tornare nelle foto del libretto di copertina, iĀ paesaggi industriali urbani, desolanti e crepuscolari che avevano ispirato lāartwork diĀ Hex. La lineup prevede un solo altro membro originario, Mark Simnett, oltre a Sutton, ma dietro ai tamburi siede Lee Harris (Talk Talk e OāRang), altro pezzo grosso di cotanta musica immaginifica. AscoltandoĀ āThe Black Meatā, il suo arpeggio di chitarra accompagnato dal piano, e i contrappunti percussivi di Harris, ĆØ come se venissero azzerati i 10 anni di distanza, e una lacrimuccia si fa strada tremante, tratteggiando un paesaggio sonoro che provoca la catarsi dellāanima. Un duo di Richmond composto da Carter Brown (tastiere) e Mark Nelson (chitarre, nastri e voce) chiamatoĀ LabradfordĀ ha inaugurato nel 1993 con un album meraviglioso comeĀ Prazision LPĀ la stagione della Kranky,Ā etichetta di culto e riferimento del genere tra elettronica e post-rock.Ā CāĆØ molto nei gruppi della Kranky dellāestetica post-rock codificata da Simon Reynolds e di cui abbiamo giĆ parlato: il recupero del krautrock tedesco, del folk britannico, della psichedelia più chitarristica, dellāelettroacustica, e, più di tutto, dellāelettronica analogica e del minimalismo. Ā I droni elettronici di Brown e Nelson sono lenti ma inesorabili, le chitarre spesso mandate in loop, i riferimenti ai Tangerine Dream molto chiari, con pochissimo rumorismo e molto ambient. Nel successivoĀ A Stable ReferenceĀ cāĆØ in aggiunta il basso di Robert Donne a rendere il sound più corposo e nel loroĀ LabradfordĀ del 1998 cāĆØ anche una drum machine, il suono che si fa più solido e la voce che non si limita a bisbigliare. La loro trance si sublima inĀ āMidrangeā, con una voce che sussurra in sottofondo, una scura linea di basso, un malinconico organo e un flauto sintetizzato che evoca paesaggi malinconici o spettrali come quello della copertina. Mark Nelson abbandonerĆ il progetto Labradford nel 2000 proseguendo però fino ai giorni nostri la strada inaugurata nel 1998 sotto il nome di Panā¢American. Spero abbiate gradito lāatteso restyling del sito, per questo e molto altro, un grazie speciale va sempre a Franz Andreani. A cambiare non ĆØ solo la veste grafica, ma anche la āfilosofiaā della podradio, con le rubriche che vanno ad integrarsi nella programmazione regolareĀ sotto lāhashtagĀ #everydaypodcast. Tutte le novitĆ le trovate sempre aggiornate in tempo realeĀ sullaĀ nostra pagina Facebook. Nel prossimo episodio di Sounds & Grooves parleremo di una pietra miliare del post rock americano degli anni ’90 come l’album di esordio degli Squirrel Bait. Inoltre troverete lo slow core dei Codeine, un tributo a Paul Weller, i These New Puritans, Sophia e molto altro… Intanto se volete potete sfruttare la parte riservata ai commentiĀ qui sotto per darmi suggerimenti, criticare (perchĆ© no), o proporre nuove storie musicali. Mi farebbe estremamente piacere riuscire a coinvolgerviĀ nella programmazione e nello sviluppo del mio sito web. Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche dal sito della stessa PodRadio cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto Listen or Download on RadioRock.TO TRACKLIST 01. THE MYSTERY LIGHTS: 21 & Counting Ā da āThe Mystery Lightsā (Wick Records – 2016) 02. FELL RUNNER: CA-14Ā Ā da āFell Runnerā (Orenda Records – 2015) 03. COURTNEY BARNETT: City Looks Pretty Ā da āTell Me How You Really Feelā (Marathon Artists – 2018) 04. THE CHILLS: Underwater Wasteland Ā da āSilver Bulletsā (Fire Records – 2015) 05. THE FLAMING LIPS: Everything’s Explodin’ Ā da āOh My Gawd!!!…The Flaming Lipsā (Restless Records – 1987) 06. THE REPLACEMENTS: The Ledge Ā daĀ āPleased To Meet MeāĀ (Sire – 1987) 07. NEIL MICHAEL HAGERTY & THE HOWLING HEX: 300 Days of Sunshine Ā Ā daĀ āDenverāĀ (Drag City – 2016) 08. GRANT LEE BUFFALO: Jupiter And TeardropĀ Ā daĀ Ā āFuzzyā (Slash – 1993) 09. TERRY LEE HALE: Bound, Chained, Fettered Ā Ā daĀ āBound, Chained, FetteredāĀ (Glitterhouse Records – 1977) 10. DEAD CAT IN A BAG: Promises In The Evening BreezeĀ Ā daĀ āSad Dolls And Furious FlowersāĀ (Gusstaff Records – 2018) 11. MICAH P. HINSON: The Great VoidĀ Ā daĀ āMicah P. Hinson Presents The Holy Strangersā (Full Time Hobby – 2017) 12. BILL FAY: This WorldĀ Ā daĀ āLife Is Peopleā (Dead Oceans – 2012) 13. BARK PSYCHOSIS: The Black MeatĀ Ā daĀ āCodename: Dustsuckerā (Fire Records – 2004) 14. LABRADFORD: MidrangeĀ Ā daĀ āLabradfordā (KrankyĀ /Ā Blast First Ā – 1996) SPOTIFY Playlist Stefano Share This Previous ArticleTHE TWILIGHT SAD omaggiano Scott Hutchison [VIDEO] Next ArticleUn cofanetto di inediti di TOM PETTY ĆØ in arrivo Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 5 Luglio 2018