Home2018PodcastSEASON 12 – EPISODE 10: Classifica del 2017 – 1/2 Podcast SEASON 12 – EPISODE 10: Classifica del 2017 – 1/2 Le avventure in musica diĀ Sounds & GroovesĀ continuano con il 10 Episodio per la 12 StagioneĀ diĀ RadioRock.to The Original Andiamo ad esplorare la prima parte della mia personalissima Classifica del 2017 Speriamo che siano state di vostro gradimento tutte le novitĆ messe in campo dalla 12° stagione di radiorock.to: dallāatteso restyling del sito, al nuovo hashtag #everydaypodcast che ci caratterizza, per finire (last but not least) alla qualitĆ della musica e del parlato che speriamo sempre sia allāaltezza della situazione e soprattutto delle vostre aspettative. La Radio Rock in FM come la intendiamo noi ĆØ sparita da due decenni, ma in questi 12 anni stiamo tenendo accesa una fiammella, cercando di raddoppiarla, moltiplicarla, farla diventare un faro di emozioni e qualitĆ musicale con tutta la passione e la voglia di fare radio che nonostante tutto non ci ĆØ mai passata. Il momento della tanto temuta Classifica del 2017 diĀ Sounds & Grooves ĆØ finalmente arrivato.Ā In questi due podcast (questo ed il prossimo) ho voluto semplicemente buttare giù, come appuntandoliĀ su un taccuino, i 28 migliori album del 2017, quelli che ho ascoltato di più e che sono riusciti maggiormente a coinvolgermi tra quelliĀ usciti in questi ultimi 12 mesi, e condividere con voi la mia interpretazione, il mio modo di sentire. Nonostante ci siano un milione di classifiche sparse nel web, sia quelle compilate dalla varie (più o meno trendy) music webzines e magazines, che quelle postate sui vari profili personali dei social networks, credo che da ognuna di queste ci sia sempre da qualcosa da imparare, uno o più nomi da annotarsi per approfondire conĀ curiositĆ .Ā La cosa bella ĆØ che in questa ora e mezza troverete tanti generi diversi a passarsi il testimone.Ā Ci sono certezze eĀ conferme in ambito rock come Pontiak, Algiers, Dead Rider o Pissed Jeans. Ma c’ĆØ spazio anche per ritorni di gran classe come quelli di Randy Newman, Ryuichi Sakamoto o dei Pere Ubu. Verremo sballottati dal math rock degli Yowie alla psichedelia degli In Zaire, dal songwriting di Micah P.Hinson, Jim White ed Entrance all’afro jazz di Nicole Mitchell, passando anche per l’intrigante footwork di Jlin. Siete pronti? Download, listen, enjoy!!! Prima di partire con questo viaggio in musica poteteĀ effettuare il download delĀ podcastĀ anche nella versione a 320 kb/s semplicemente cliccando sul banner qui sotto. Scarica il Podcast Tra le accidentate e nebbiose salite delle Blue Ridge Mountains, in Virginia, i fratelli Carney stavolta hanno fatto trascorrere tre anni per pubblicare il nuovo album a nomeĀ Pontiak. Un inconsueta lunga pausaĀ se pensiamo al loro usuale modo di lavorare. Ma non sono stati certo con le mani in mano, hanno infatti creato un birrificio artigianale nella loro fattoria, riuscendo a rivalutare il loro processo creativo proprio attraverso la produzione della birra. Le lezioni apprese da questa sperimentazione hanno avuto un effetto estremamente creativo sia sulle idee di base che sul suono che ĆØ più lisergico e meno arrembante.Ā ConĀ Dialectic of Ignorance (Leggi laĀ recensione) che si posiziona al #28,Ā Van, Lain e Jennings Carney hanno fatto lāennesimo centro, completando cosƬ una discografia quasi perfetta che li consacra come miglior band di rock psichedelico del nuovo millennio, capace di standard qualitativi elevatissimi. A rappresentare l’album ho sceltoĀ āTomorrow Is Forgettingā. Il brano ĆØ un classico mid-tempo della band, il cui potente andamento circolare viene evidenziato dallāuso dei synth in un crescendo esponenziale di enorme tensione e insistenza ritmica che culmina in un lungo assolo. Saliamo di una posizione e cambiamo completamente atmosfera. Al #27 troviamo Nicole MitchellĀ ĆØ una nota flautista e compositrice, vincitrice del premio di miglior flautista dellāanno quattro anni di fila per la Jazz Journalists Association, presidente dellaĀ Association for the Advancement of Creative MusiciansĀ (AACM) di Chicago, e fondatrice di diversi gruppi comeĀ Black Earth Ensemble e del Black Earth Strings. Il suo nuovo nuovo progetto multimediale si intitolaĀ Mandorla Awakening II: Emerging Worlds. Commissionato dal Museum of Contemporay Art di Chicago, ĆØ sia un romanzo che un disco. Basato nel 2099, quando la SocietĆ dellāUnione Mondiale ĆØ in decadenza, il racconto segue una coppia mentre naviga intorno a due civiltĆ contrastanti ā una molto più utopica dellāaltra. Lāalbum ĆØ potente sia nel concept sia nellāesecuzione, evocativo e viscerale, tra jazz, avanguardia e afro-futurismo. “Dance Of Many Hands” ĆØ specchio fedele della creativitĆ della Mitchell. LoĀ yowieĀ ĆØ una creatura leggendaria australiana, della cui esistenza non esistono prove, dalle sembianze umane ricoperto di pelo simile ad una grossa scimmia. MaĀ YowieĀ ĆØ anche il nome di una band creata a St.Louis nel 2000 che torna con il terzo album in studio intitolatoĀ SynchromysticismĀ dopo cinque anni di silenzio. Un album che non fa fatica ad arrivare alla posizione #26. Il loro ĆØ un math rock codificato in maniera diversa dal solito con gli intrecci delle due chitarre di Jeremiah Wonsewitz e del nuovoĀ Christopher Trull (ex Grand Ulena) con i complessi poliritmi del torrenziale batterista Shawn āDefenestratorā OāConnor. Se amate gli incastri perfetti di chitarra e una batteria che non sbaglia un colpo, se ricordate e ascoltate con passione gruppi come Blind Idiot God, Dazzling Killmen o Don Caballero, ĆØ un disco consigliatissimo che esce per unā etichetta storica del genere come la Skin Graft in una splendida confezione completa di vinile colorato e poster. Sono soloĀ 5 tracce, a partire dalla devastante “Ineffable Dolphin Communion”, ma in poco più di trenta minuti saranno capaci di conquistarvi. Al #25 troviamoĀ Micah P. Hinson, folksinger nato a Memphis ma texano dāadozione, ĆØ ormai da anni una delle voci più interessanti del songwriting americano.Ā Le sue liriche autobiografiche, sarcastiche e profonde, si sposano perfettamente con la sua visione cinematica e il suo modo dolcemente violento di interpretare la tradizione americana.Ā Micah si ĆØ sempre confermato anche live come grande intrattenitore, raccontando storie della sua vita personale e della grande periferia americana, quella dove il massimo della vita ĆØ andarsi a sbronzare al bar o trangugiare un six pack davanti alla tv. Stavolta per il suo nuovoĀ Micah P.Hinson presents The Holy Strangers, il songwriter ha voluto creare una Ā«moderna opera folkĀ» dove raccontare la storia di una famiglia in tempo di guerra, andando a scandagliare i vari momenti dei vari componenti, dalla nascita ai primi amori, passando per matrimoni, figli, conflitti, morte e suicidi. Ā«Viviamo con loro e moriamo con loroĀ» ha aggiunto in un comunicato stampa,Ā Ā«seguendone le decisioni, gli errori e le bellezze attraverso tutti gli strani e gloriosi luoghi in cui la vita ci portaĀ». Una storia ambiziosa ma raccontata quasi come fosse una colonna sonora con splendidi affreschi sonori in gran parte strumentali, che ci fanno visualizzare perfettamente la storia tra ballate country e suggestioni folk, raccontati da Micah con la sua inconfondibile voce bassa ed emozionale. L’accoppiata iniziale “The Temptation / The Great Void” ĆØ da brividi. Chi mi segue sa bene che il settore elettronica e altri ritmi non ĆØ propriamente il mio pane quotidiano. Ma il sentiero di sperimentazione e ricerca di Jerrilynn Patton akaĀ JlinĀ ĆØ approdato sin dallāesordioĀ Dark EnergyĀ (celebratissimo a tutto tondo da The Wire a Pitchfork) ad unāopera personale di superamento dei confini di quel genere nato a Chicago negli anni ā90 chiamatoĀ footwork. Il Black Origami che si posiziona al #24 ĆØ un disco di oscura bellezza, composto da unāanima in perenne ricerca, sonora, concettuale e visuale. Tra campionamenti originali ed un ritmo tribale capace di coinvolgere e stordire fino ad un lieve ma intenso flirt con un certo tipo di jazz, Jlin da prova di essere unāartistaĀ matura dotata di una fantasia e di un talento enorme. “Nyakinyua Rise” ĆØ perfetta nel suo tribalismo ricercato a rappresentare l’intero secondo lavoro dell’artista di Gary, Indiana. Troviamo una vecchia conoscenza al #23.Ā Ci mancava molto il sarcasmo, il talento di uno dei più grandi autori e musicisti americani.Ā Randy NewmanĀ torna a far sentire la sua voce con un album regolare abbandonando per un attimo le colonne sonore che lo hanno portato a conquistare due Oscar per le colonne sonore diĀ Monsters & Co.Ā eĀ Toys 3.Ā Dark MatterĀ ci fa ritrovare il caro vecchio amico che negli ultimi nove anni non ha perso lo smalto, il piacere di scrivere. Il ritorno di un vecchio amico, una musica senza tempo, che lascia quel piacevole gusto dolceamaro in bocca,Ā una dedica al fratello, una al grande bluesman Sonny Boy Williamson, senza mai tralasciare il suo intelligente e proverbiale sarcasmo che lo ha portato a dedicare una canzone a Putin. Il vecchio leone ruggisce ancora, basti ascoltare la lunga e splendida “The Great Debate” che apre l’album. Un piacere trovare una grande band italiana al #22. Nel 2013 Claudio Rocchetti, Stefano Pilia, Ricky Biondetti e Alessandro De Zan ci avevano piacevolmente sconvolto con un album fantastico uscito a nomeĀ In ZaireĀ ed intitolatoĀ White SunĀ Black SunĀ prima di immergersi di nuovo nei loro mille progetti diversi. Rocchetti e Pilia hanno fatto parte degli indimenticatiĀ 3/4HadBeenEliminated per poi passare nel caso di Rocchetti principalmente alla carriera solista tra ambient e noise,Ā mentre Pilia, da annoverare senza dubbio tra i migliori chitarristi italiani, fa parte della nuova formazione degliĀ Afterhours, ha formato un trio con Andrea Belfi e il grandeĀ Mike Watt chiamato Il Sogno del Marinaio,Ā ed ĆØ entrato in pianta stabile ad arricchire anche la formazione dei Massimo Volume. Non bastasseĀ lo scorso anno ha pubblicato un album solista,Ā Blind Sun New Century Christology, pubblicato dallaĀ Sound of Cobra, etichetta fondata proprio dal batterista Ricky Biondetti. Il nuovoĀ Visions of the Age to ComeĀ ĆØ un altro disco enorme, che mostra unāevoluzione stilistica rispetto al disco precedente. Ci sono cose nuove, stili e generi diversi. La band si ĆØ avvicinata di più alla forma canzone senza per questo rinunciare alla loroĀ grande voglia diĀ sperimentare. La voce ha una sua parte importante anche se non centrale,Ā eĀ i quattro hanno un modo unico di presentare la loro personale forma di rock psichedelico mescolato alĀ kraut-rock, al metal, alla musica nera africana e addirittura alla new wave come si può leggere talvolta tra le righe. Ascoltate “Revelations” e perdetevi tra le note di quella che ĆØ senza dubbio una delle migliori band italiane in senso assoluto. David Thomas ĆØ il fondatore dei leggendariĀ Pere Ubu, band di Cleveland cardine del post punk lacerato da incubi industriali. Ex Rockets From The Tombs e critico musicale sotto lo pseudonimo di Crocus Behemoth, Thomas ĆØ personaggio introverso, solitario al limite della paranoia. Le sue nevrosi urbane e pulsioni schizofreniche lo hanno portato ad essere unĀ un profondo innovatore nello stile di canto, stridulo e disperato, con cui ha espresso il suo sentimento di alienazione. Parallelamente ai Pere Ubu, ha fondato nel 1994, il progettoĀ David Thomas & Two Pale Boys, e ha riformato i RFTT. Ma non ha mai abbandonato la sua prima sigla e i Pere Ubu trovano il modo di stupire e di suonare ancora attuali con il nuovoĀ 20 Years In A Montana Missile Silo, un disco che attualizza le nevrosi tipiche della band di Cleveland, e che si posiziona al #21.Ā Il modo e la maniera di un uomo e di una band che a distanza di decenni non smettono mai di stupire. Lasciatevi travolgere dalla carica immutata della band ascoltando “Monkey Bizness”. La lunga e affannosa ricerca di unāidentitĆ di songwriter capace di scrivere canzoni perfette da parte di Guy Blakeslee sembra davvero essere arrivata a compimento. La sua inquietudine lo ha portato ad incidere anche un paio di album con il suo vero nome, una sorta di sghembo indie rock cantautorale con il quale però non ĆØ mai riuscito ad incidere davvero e ad innalzarsi sopra ad una stiracchiata sufficienza. Cosa sia successo nel frattempo non lo sapremo mai. Se non tutto, molto sembra essere cambiato dopo un decennio durante il quale la siglaĀ EntranceĀ ĆØ rimasta ferma ai box. Nei poco più di 40 minuti del suo nuovo albumĀ Book Of ChangesĀ che si posiziona al #20 (leggi laĀ recensione) cāĆØ la vera rinascita di un artista che, inoltrandosi nella profonditĆ dellāanima, riesce a dimostrare prima a se stesso e poi agli altri di essere un vero, grande songwriter.Ā Lāartista del Maryland snocciola un parlare dāamore scevro di banalitĆ e di faciloneria. Un amore cantato con un ispirato vibrato su un tappeto di acustica psichedelia ai limiti del flamenco, i cui arrangiamenti ricordano da vicino i mai dimenticati Love di Arthur Lee. Difficile non lasciarsi incantare dalla forza espressiva e dal solenne lirismo di chi ha trovato una liberazione emotiva dopo aver subito cicatrici sul corpo e nel cuore. Liberazione che diventa catarsi nellāinno finale diĀ āRevolution Eyesā, la cui coda strumentale vorremmo non finisse mai. Al #19 c’ĆØ un disco arrivato alla fine dellāanno, ma che ha saputo colpirmi al cuore.Ā Jim WhiteĀ incide dal 1997 canzoni estremamente classiche, peccatore folgorato sulla via di Damasco che rielabora in chiave moderna le sue radici country e hillbilly.Ā Waffles Triangles and JesusĀ ĆØ composto da dodici canzoni scintillanti che sanno essere tanto tradizionali quanto moderne. Talvolta White si ĆØ divertito a creare questi ibridi di musiche antiche con testi moderni, e le sue storie di peccati e redenzioni, di dolori e di rinascite sono sempre in grado di coinvolgere e commuovere. “Silver Threads” per me ĆØ semplicemente una della canzoni più belle e trascinanti pubblicate nel corso del 2017. Uno dei due chitarristi degli U.S. Maple (autori di 5 pregevoli album dal 1995 al 2003 e perfetta incarnazione di quel fenomeno che andava sotto il nome di now wave), Todd Rittmann, nel 2009 ha creato iĀ Dead Rider, un nuovo progetto con cui portare a compimento la sua missione di scomporre e ricomporre vari generi musicali.Ā Rittmann con i suoi nuovi compagni di avventura: Matthew Espy, batteria, Andrea Faugh, tromba e tastiere, e Thymme Jones, elettronica, tastiere, fiati e batteria aveva giĆ convinto tre anni fa con un album intitolatoĀ Chills On Glass, che aveva incantato per il gioco degli incastri, e per lāabilitĆ di Rittmann e compagni di creare unāequilibrata alchimia tra ingredienti apparentemente molto diversi. A tre anni di distanza la band ci riprova, cambiando riferimenti stilistici ma facendo di nuovo centro. ConĀ Crew LicksĀ (Leggi laĀ recensione) lāobiettivo del restauro diventa laĀ black music, e il dipanarsi delle nove tracce diventa presto come il gioco della pentolaccia, con i quattro che mettono nella famosa pignatta di terracotta soul, funk, psichedelia anni ā70, e poi a turno la colpiscono con violente mazzate.Ā Uno di quei dischi che per qualitĆ e varietĆ stilistica (merce rara al giorno dāoggi) non mi stancherei mai di ascoltare. LaĀ āThe Floating DaggerāĀ che chiude la prima facciata, ha un trascinante ritmoĀ alt-funkĀ che i Red Hot Chili Peppers attuali possono sono sognarsi, con il sassofono di NoahĀ Tabakin (ospite ricorrente di Rittmann e soci) cheĀ si muove suadente come un serpente a sonagli pronto ad attaccare ad ogni stacco di batteria prima che un finale rumorista spappoli il tutto in una coltre sintetica. Per me, #18. Gli ultimi anni non sono stati affatto facili perĀ Ryuichi Sakamoto. Prima il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone nel 2011 provocando più di 15.000 morti e 5.000 dispersi, poi, tre anni dopo,Ā la diagnosi di un tumore alla faringe che lo tiene per qualche tempo fuori dal mondo musicale. La remissione del brutto male lo ha fatto tornare in pista insieme ad Alva Noto per la colonna sonora diĀ The Revenant.Ā Async, che si posiziona al #17, ĆØ il primo album in studio pubblicato dall’artista giapponese da otto anni a questa parte, dove il pioniere dellaĀ fusione tra la musica etnica orientale e le sonoritĆ elettroniche occidentali disegna uno scenario meraviglioso di grande serenitĆ , tra pianoforte, droni, archi eĀ field recordings. Uno dei suoi album più evocativi e belli di sempre. In “Life, Life” c’ĆØ anche lo splendido spoken word di David Sylvian. Due anni fa aveva particolarmente colpito lāalbum di esordio degliĀ Algiers, un trio formato ad Atlanta, Georgia dal cantante Franklin James Fisher, insieme al chitarrista Lee Tesche e al bassista Ryan Mahan. In realtĆ i tre si dividevano diversi altri strumenti infilando nelle 11 tracce del disco una serie di suoni estremamente interessanti tra battiti di mani e chitarre sferzanti, tra ritmi industrial ipnotici e scuri arricchiti da un incedere vocale gospel e un impianto new wave. Lāatteso seguito intitolatoĀ The Underside Of PowerĀ che troviamo al #16, fortunatamente ha confermato tutto quello che di buono si era detto della band. Il suono ĆØ diventato ancora più poderoso grazie allāinserimento in pianta stabile del batterista Matt Tong, ex Bloc Party. Difficile scegliere un brano tra i tanti dove si può davvero toccare con mano lāincredibile manifesto rabbioso, potente e impegnato della band. La voce soul dello splendido Fisher sa essere allo stesso tempo per lāennesima volta tanto dirompente quanto emozionale, come dimostra la title track. Chiudiamo il podcast con il #15 della mia personalissima classifica.Ā Era in qualche modo atteso il ritornoĀ delle eterne promesse dellāhardcore/noiseĀ Pissed Jeans. Il loro quinto disco intitolatoĀ Why Love NowĀ liĀ consacra ai livelli più alti. Lāalbum,Ā co-prodotto dalla regina della no wave Lydia Lunch,Ā ĆØ una continua e mastodontica esplosione: dodici tracce che mostrano una rabbia controllata a stento e convogliata nei giusti binari dalla voce di un sempre più convincente Matt Korvette. Tanti i momenti immediati e coinvolgenti di un disco (e di un gruppo) che stupisce una volta di più per potenza muscolare, autoironia e scrittura raffinata. Tra lāaltro in alcuni brani cāĆØ da segnalare anche la presenza della voce narrante della scrittriceĀ Lindsay Hunter. “The Bar Is Low” ĆØ una delle mie canzoni preferite in assoluto di questo splendido disco. Spero abbiate gradito lāatteso restyling del sito, per questo e molto altro, un grazie speciale va sempre a Franz Andreani. A cambiare non ĆØ solo la veste grafica, ma anche la āfilosofiaā della podradio, con le rubriche che vanno ad integrarsi nella programmazione regolareĀ sotto lāhashtagĀ #everydaypodcast. Tutte le novitĆ le trovate sempre aggiornate in tempo realeĀ sullaĀ nostra pagina Facebook. Nel prossimo episodio di Sounds & Grooves ci sarĆ la seconda ed ultima parte della mia personalissima Playlist di fine anno, con le posizioni dal #14 al #1. Intanto se volete potete sfruttare la parte riservata ai commentiĀ qui sotto per darmi suggerimenti, criticare (perchĆ© no), o proporre nuove storie musicali. Mi farebbe estremamente piacere riuscire a coinvolgerviĀ nella programmazione e nello sviluppo del mio sito web. Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche dal sito della stessa PodRadio cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto Listen or Download on RadioRock.TO TRACKLIST 01.Ā PONTIAK: Tomorrow Is Forgetting Ā Ā daĀ āDialectic Of Ignoranceā Ā (Thrill Jockey ā 2017) 02. NICOLE MITCHELL: Dance Of Many Hands Ā daĀ āMandorla Awakening II: Emerging Worldsā Ā (FPE Records ā 2017) 03.Ā YOWIE: Ineffable Dolphin CommunionĀ daĀ āSynchromysticismā Ā (Skin Graft ā 2017) 04. MICAH P. HINSON:Ā The Temptation / The Great Void daĀ āPresents The Holy Strangersā Ā (Full Time Hobby ā 2017) 05. JLIN: Nyakinyua Rise Ā daĀ āBlack Origamiā Ā (Planet Mu ā 2017) 06. RANDY NEWMAN: The Great DebateĀ Ā daĀ āDark Matterā Ā (Nonesuch ā 2017) 07. IN ZAIRE: RevelationsĀ Ā daĀ āVisions Of The Age To ComeāĀ (Sound Of Cobra ā 2017) 08. PERE UBU:Ā Monkey Bizness daĀ ā20 Years In A Montana Missile SiloāĀ Ā (Cherry Red ā 2017) 09. ENTRANCE: Revolution Eyes Ā Ā daĀ āBook Of Changesā Ā (Thrill Jockey – 2017) 10. JIM WHITE:Ā Silver Threads daĀ āWaffles, Triangles & Jesusā Ā (Loose – 2017) 11. DEAD RIDER:Ā The Floating Dagger daĀ āCrew Licksā Ā (Drag City – 2017) 12. RYUICHI SAKAMOTO:Ā Life, Life daĀ āasyncā Ā (Milan ā 2017) 13. ALGIERS: The Underside Of Power Ā daĀ āThe Underside Of Powerā Ā (Matador ā 2017) 14. PISSED JEANS:Ā The Bar Is Low daĀ āWhy Love Nowā Ā (Sub Pop ā 2017) SPOTIFY Playlist Stefano Share This Previous ArticleLa sezione ritmica dei FUGAZI forma una nuova band [LISTEN] Next ArticleRistampa del vecchio catalogo e nuovo album in vista per i ROYAL TRUX Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 2 Febbraio 2018