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SEASON 11 EPISODE 11: Playlist 2016 Part 2 of 3

Per molti di noi il 2016 appena finito verrà ricordato come un triste e lungo addio a molti artisti che hanno fatto la storia della musica. Da quelli più conosciuti al grande pubblico (David Bowie, Greg Lake, Leonard Cohen, Keith Emerson, Prince, George Michael) a quelli più di nicchia (Sharon Jones, Pauline Oliveros, Mose Allison).

A volte magari abbiamo imprecato contro il funesto anno bisestile dimenticando che anche i nostri eroi musicali purtroppo sono soggetti alle stesse leggi degli uomini “normali”, invecchiano e possono contrarre brutte malattie. Basti pensare che il 2017 ci ha giĆ  portato via il metronomoĀ pulsante del krautrock, il batterista dei Can Jaki Liebezeit. A volteĀ tutto questo ha rischiato di far passare in secondo fatto le moltissime cose interessanti pubblicate negli ultimi 12 mesi. Compilare una classifica, visto il numero gigantesco di uscite, ĆØ sempre più un’impresa ardua, forse un inutile esercizio di stile: difficile stabilire gerarchie, e soprattutto, fissare i ā€œgiustiā€ parametri da usare. Quali sarebbero? In base a cosa?

Impossibile ascoltare tutto, troppe le pubblicazioni e troppo poco il tempo quotidiano a nostra disposizione per ascoltare nuova musica con l’attenzione che spesso meriterebbe. I limitati ascolti poi vengono filtrati attraverso la nostra particolare sensibilitĆ , assecondando i gusti personali e la nostra attitudine musicale. Nonostante ci siano un milione di classifiche sparse nel web, sia quelle compilate dalla varie (più o meno trendy) music webzines e magazines, che quelle postate sui vari profili personali dei social networks, credo che da ognuna di queste ci sia sempre da qualcosa da imparare, uno o più nomi da annotarsi per approfondire con curiositĆ .

In questi tre podcast ho semplicemente appuntato su un taccuino, gli album che ho ascoltato di più e che sono riusciti maggiormente a coinvolgermi tra quelli usciti in questi ultimi 12 mesi, e condividere con voi la mia interpretazione, il mio modo di sentire.

Il primo podcast (ancora disponibile per l’ascolto ed il download a questo link) ha messoĀ in rassegna 8 album che si sono classificati dalla 50° alla 39° posizione e 6 titoli che hoĀ inserito in una lista diĀ outsiders, album che non sono riusciti ad entrare nella Top 50, sfiorando la mia personale eccellenza, ma che per molti di voi potrebbero invece essere assolutamente degni della portata principale.Ā Il secondoĀ podcast, che potete ascoltare e scaricare seguendo il link qui sotto

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entra nel cuore della classifica proponendo gli album che si sono classificati dal #28 al #15.

Iniziamo proprio con la 28° posizione, appannaggio di una band che ĆØ passata dall’assolata California alla Grande Mela per incidere nei fantastici studi analogici della Daptone Records, l’etichetta che ha rilanciato in grande stile la musica soul.Ā The Mystery Lights sono la prima band messa sotto contratto dalla Wick Records, la sussidiaria rock della Daptone, che promette di fare la stessa cosa e di ottenere i medesimi obiettivi. IĀ Lights’ si sono gettatiĀ a cuore aperto sull’attitudine psichedelica e garage del passato rivivendola con intensa passionalitĆ . Il gruppo capitanato daĀ Mike Brandon sa come citare gli espliciti riferimenti senza essere mai derivativo, togliendo la polvere dallo scrigno dei ricordi con grande onestĆ  intellettuale. Se amate le band garage degli anni ’60 e se certi fuzz chitarristici ed aperture di organo ancora vi fanno palpitare il cuore non perdeteli assolutamente.Ā Il suono immediato e viscerale del primo singoloĀ ā€œFollow Me Homeā€Ā ciĀ trascina in un vortice temporale che fa venire inevitabilmente in mente quei gruppi degli anni ’60 e ’70Ā che hanno saputo unire l’istintivitĆ  garage alla dilatazione psichedelica.

Il percorso dei Parquet Courts da Brooklyn arriva ad un eccitante capolinea con ‘Human Performance’, (al #25) un album dove si miscelano in maniera perfetta tutte le loro suggestioni e ispirazioni: indie rock, psichedelia e spruzzate post-punk. Il tutto condito da uno spiccato senso della melodia e da una capacitĆ  di scrittura che riescono ad elevare la band al di sopra della media, basta ascoltare la title track. Pochi hanno la loro personalitĆ , pochi riescono a rendere cosƬ attuali generi che hanno avuto il loro apice nel passato. Il loro suono ĆØ spesso spigoloso ma capace di aprire squarci melodici di grande effetto, il tutto condito da gran un senso dell’ironia.

Il #27Ā ĆØ appannaggio del collettivo britannico Gnod, che torna dopo il gigantesco monolite di ā€˜Infinity Machines’ con un disco più ā€œasciuttoā€, cambiando ma rimanendo in qualche modo fedeli a loro stessi. ā€œMirrorā€ presenta brani che erano stati presentati in versione live come la title track che propongo in questo podcast, afferrandoci con le loro asfissianti spirali, e consolidando la loro materia grezza infarcita di rumore primordiale, psichedelia liquida, dub cavernoso. Inafferrabili schiacciasassi, la band di Salford si conferma come una delle realtĆ  più eccitanti della musica odierna. Il gruppo non si ferma, come dimostra la prossima pubblicazione (fine marzo 2017) del nuovo ‘JUST SAY NO TO THE PSYCHO RIGHT-WING CAPITALIST FASCIST INDUSTRIAL DEATH MACHINE’ dal titolo assolutamente esplicativo.

Il sentiero di sperimentazione e ricerca della norvegese Jenny Hval approda con ‘Blood Bitch’ (#24) ad un’opera personale il cui elemento fondamentale ĆØ il sangue mestruale, che per una donna significa la fine dell’innocenza. Un disco di oscura bellezza, composto da un’anima in perenne ricerca, sonora, concettuale e visuale. Il sangue come vita e come morte (esplorando anche il vampirismo) caratterizza gli effetti sonori che sottolineano perfettamente tutto il peso emotivo e sociale della perdita dell’era spensierata. Anche passando da Rune Grammofon a Sacred Bones, la Hval da prova di essere un’artista ormai matura dotata di una fantasia e di un talento enorme, ascoltate “Conceptual Romance” per capire come ĆØ facile farsi rapire dalle sonoritĆ  e dalla voce meravigliosa dellaĀ talentuosa norvegese.

Il duo Strings & Timpani ĆØ formato da Ƙyvind Hegg-Lunde (batteria e percussioni) eĀ Stephan Meidell (chitarra), due musicisti che in questa prima esperienza insieme si sono sentiti liberi di improvvisare, espandendoĀ il suono asciutto della formula chitarra/batteria con tessiture di synth ed elettronica. ā€˜Hyphen’ (al #26, disco pubblicato dalla piccola etichetta Hubro in sole 300 copie numerate), ĆØ unĀ puzzle sonoro che intriga nel suo continuo ondeggiare tra suggestioniĀ kraut, astrazioniĀ ambient, viaggi interstellari, sequenzeĀ desertiche e coinvolgimenti etnici. Per entrare nel loro mondo, i due si servono di una specie di cavallo di Troia. Il motorik incalzante e reiterato dell’iniziale ā€œNew Radioā€ indica in maniera piuttosto evidente un viaggio a ritroso nel tempo nella Chicago degli anni ’90 in piena zona Tortoise.

Ennesimo monumentale album proposto da Michael Gira.Ā ā€˜The Glowing Man’ (#22) ĆØ un doppio CD (o triplo vinile) in cui delle otto tracce presenti solo tre durano intorno aiĀ 5 minuti, mentre le restanti si aggirano dai 15 ai 28. La rodata (anche on stage) catarsi stratificata e ascendente colpisce di nuovo nel segno, chiudendo il cerchio di questa formazione degli Swans. Tra i colpi ossessivi della title track e le scarne ambientazioni folk della tracce più brevi, come questa “When Will I Return?” cantata insieme alla moglie Jennifer, si sviluppano stimolanti esperienze sonoreĀ che non possono lasciare impassibili.Ā Gira scioglierĆ  l’attuale formazione della band dopo questo ennesimo grande disco, lasciando al documentarioĀ ‘Where Does a Body End?’ il compito di traghettare il nome degli Swans verso il posto che merita nella storia culturale e musicale degli ultimi 35 anni.

Wayne Hancock continua nel 2016 a camminare instancabile con la chitarra a tracolla all’interno del suo piccolo-grande universo, percorrendo le mille strade blu della tradizione americana e rivisitandoĀ country, rockabilly, honky-tonk, western swing, hillbilly boogie con passione ed abilitĆ , sfornando dischi di semplici canzoni scritte ed eseguite con passione, sangue, sudore, illuminate dalle luci al neon. Non fa eccezione il nuovo ā€˜Slingin’ Rhythm’ (#23), l’ennesimo centro di questo fantastico tradizionalista.Ā In poco più di mezz’ora Hancock si riallaccia alla tradizione del western swing di Bob Wills distillando tutto il suo repertorio, scaraventandoci di peso a ritroso nel tempo giĆ  dal classico hillbilly boogie della title track.Ā I suoi vecchi stivali polverosi non vengono intaccati dalle mode, lui se ne infischia di tutto e di tutti, non ci sono messaggi profondi, non c’è ricerca intellettuale, ci sono solo le sue semplici storie quotidiane della gente comune.

UnaĀ misteriosa iscrizione in latino risalente al sedicesimo secolo ed incisa su una lapide attualmente custodita nel Museo Civico Medievale di Bologna, ha ispirato l’esordio solista di Cristopher Chaplin (ultimo degli innumerevoli figli di papĆ  Charlie). ‘Je suis le TĆ©nĆ©breux’, al #21 della classifica, ĆØ una misteriosa, oscura e intrigante opera in quattro parti che vede (tra gli altri) la collaborazione con il seminale guru dell’elettronica Hans-Joachim Roedelius (Cluster, Harmonia). Tra poemi recitati,Ā elettronica minimalista e suggestioni cameristiche, il disco si snoda in una poetica colta e inquietante, condotta magistralmente dai synth e dalle contaminazioni di Chaplin.Ā Oltre alla voce e all’elettronica diĀ Hans-Joachim Roedelius, partecipano all’album l’attrice e soprano francese Judith Chemla, il tenore italiano Pino Costalunga, e la voce della poetessaĀ Claudia Schumann che recita alcuni suoi poemi. Ascoltate “Lucius Agatho” (il nome maschile inciso sulla misteriosa lapide) per essere avvolti dalle atmosfere inquietanti e misteriose che avvolgono l’intero lavoro.

In un anno che ha portato via tanti artisti estremamente amati, il ritorno sulle scene di Shirley Collins ĆØ stato una specie di miracolo. Lei ĆØ stata una delle voci fondamentali del folk britannico degli anni ’60. L’81enne ha registrato in maniera diretta, tra le mura della sua residenza nel Sussex, canzoni della tradizione britannica, americana e cajun, interpretate con la sua perizia ed il suo carisma. David Tibet dei Current 93 ha avuto un’enorme importanza nel far uscire dall’ombra una delle artiste più influenti in decenni di folk. ‘Lodestar’Ā (#20), primo album dopo oltre 30 anni di silenzio, si dimostra un album senza tempo nella sua intensa cruda poeticaĀ e bellezza. “Death and the Lady” ĆØ una murder ballad tradizionale interpretata con carisma e senza compromessi nella sua durezza dalla leggendaria cantante.

La prosa di KristinĀ Hersh ĆØ stata ispirata dal suo figlio autistico Wyatt e dalla sua attrazione per un appartamento abbandonato abitato dai coyote che si trovava proprio accanto allo studio di registrazione di Rhode Island. ‘Wyatt At The Coyote Palace’Ā (#19)Ā si compone di un libro con copertina rigida composto di ben 64 pagine di storieĀ scritte dalla songwriter, alternateĀ ai testi delle canzoni che fanno parte dei due cd inclusi nella confezione. Un succedersi di canzoni ora malinconiche e lievi, ora complesse e inquiete che soddisfa e ci dona la certezza di aver ritrovato un’artista di livello estremamente elevato. L’abilitĆ  nel cambiare registro all’interno dello stesso brano ĆØ evidente in brani come la splendida ā€œDetoxā€, che si inerpica su complessi e inquieti sentieri elettrici per poi mostrare un fragile arrangiamento acustico. L’unico piccolo difetto imputabile alla Hersh, forse, ĆØ stato quello di essersi fatta prendere troppo la mano dall’ispirazione e dalla scrittura riempiendo ben due dischi di musica. Probabilmente se avesse trovato il modo di mettere le canzoni migliori in un solo disco ci saremmo trovati di fronte ad un piccolo capolavoro.

Se cinque anni faĀ Charles Bradley ci aveva stupito, ed in qualche modo commosso, con il suo splendido esordio avvenuto in tarda etĆ , ā€˜Changes’ (#17) ĆØ l’album di un artista ormai completo e confidente del suo status di stella dell’attuale panorama soul, che riesce a padroneggiare sia la classicitĆ  del genere che i diversi innesti stilistici con grande naturalezza. Fa sorridere dire ā€œalbum della maturitĆ ā€ per un artista che ha spento 67 candeline, ma ĆØ proprio cosƬ, perchĆ© il soul-singer padroneggia ogni brano con una abilitĆ  ed una forza emotiva davvero impressionante come dimostra la splendida e trascinante “Ain’t It A Sin”. Il suo non ĆØ un revival, ma la sua vera essenza, la sua realtĆ , ed ĆØ questo a conquistare e a fare tutta la differenza del mondo. Sperando sempre che possa aver vinto definitivamente la sua battaglia contro il male che ci ha portato via Sharon Jones.

L’incrocio tra due virtuose dell’elettronica analogica appartenenti a due generazioni diverse come la giovaneĀ Kaytlin Aurelia Smith (autrice anche dell’ottimo ‘Ears’, album che ho inserito tra gli outsiders) e Suzanne Ciani avviene in un salotto (quello della Ciani) con una vista mozzafiato sull’Oceano Pacifico. ‘Sunergy’Ā (#18) ĆØ il tredicesimo della serie FRKWYS, dedicata dall’etichetta Rvng alla ā€œcollaborazione intergenerazionale tra artistiā€. La sinergia tra il sole e l’energia, tra i synth delle due artiste (due Buchla, a creare un invisibile filo con la morte proprio del suo inventore Don Buchla, avvenuta parallelamente all’uscita del disco), crea suggestive onde che si infrangono sulla costa di Salinas, California. Un’elettronica che sa essere tanto meditativa quanto passionale come dimostra la meravigliosa “Closed Circuit”.

Arriva al terzo capitolo l’epopea delĀ collettivo svedese Fire! Orchestra messo in piedi da Mats Gustafsson (sax e direttore d’orchestra) insieme ai sodali Johan Berthling al contrabbasso e Andreas Werliin dietro ai tamburi come ampliamento e sviluppo del suono del classico trio avant-jazz Fire!. Dopo i primi due entusiasmanti capitoli che avevano sviluppato la parte kraut-jazz (ā€˜Exit!’) e quella soul-jazz (ā€˜Enter’), qui diminuiscono il numero di musicisti coinvolti (stavolta ā€œsoloā€ sedici) e il minutaggio del singoli brani. Forse ā€˜Ritual’ , che si posiziona al #16, non spicca comeĀ il miglior episodio della serie, ma ĆØ una contaminazione di tutti i generi giĆ  trattati che come sempre colpisce nel segno, grazie anche all’apporto ormai in pianta stabile delle splendide voci di Mariam Wallentin (moglie di Werliin e metĆ  insieme al consorte dei Wildbirds & Peacedrums) e di Sofia Jernberg che possiamo ascoltare nella splendida “Ritual Part 1”. Un afflato free jazz orchestrale con scorribande kraut, soul e avant che conquista sia nelle parti movimentate e quasi noise che in quelle più lente.

Il podcast si conclude con il #15, un disco nato come rappresentazione teatrale per sviluppare un tema tanto affascinante quanto complesso: quello dei cosiddetti eretici. Personaggi storici che spesso e volentieri erano semplici studiosi e intellettuali con l’unica colpa di farsi domande e di voler allontanarsi radicalmente dalle ideologie ufficialmente accettate.Ā Sviluppare un tema cosƬ controverso ha intrigato cosƬ tanto il poeta-vocalist franceseĀ Anne-James Chaton, da convincerlo aĀ chiamare di nuovo il suo decennale amico e sodale Andy Moor (chitarrista dei The Ex e fondatore dell’etichetta Unsounds) e ad aggiungereĀ la chitarra abrasiva diĀ Thurston MooreĀ per dareĀ ancora più forza all’approfondimento di una serie di personaggi radicali ed eretici che hanno caratterizzato la storia recente. ‘Heretics’ ĆØ stato pubblicato una splendida confezione che oltre alĀ disco e al libro dei testi unisce anche un ottimo film in DVD intitolato ā€œJournalĀ D’HĆ©rĆ©sie / Making Hereticsā€ diretto da BenoĆ®t Bourreau, che mostra i tre in sala d’incisione e documenta la realizzazione dell’album nei dettagli.Ā L’interscambio tra i testi e l’elettronica di Chaton e le chitarre di Moor e Moore ĆØ fluido e devastanteĀ nel dipingereĀ le figure che hanno affascinato questo trio: da Caravaggio a Borroughs, da Dylan Thomas a T.S. Eliot, dal Marchese deĀ SadeĀ a Johnny Rotten.Ā Testi poetici e improvvisazione sperimentale, melodiaĀ e noise si alternano, usando nelle varie tracce tutte le diverse combinazioni tra voce, chitarra ed elettroniche come nella “Casino Rabelaisien” che chiude la trasmissione. Siano esse usate in solo, duo o trio, riescono perfettamente ad esplorare un tema tanto complesso e difficile quanto affascinante e oscuro. In tutto questo troviamo la splendida dimensione estetica di ‘Heretics’, nella combinazione tra chitarra noise-rock e spoken wordsĀ in grado diĀ creare un universo nuovo, misteriosoĀ ed estremamente complesso.

E per adesso ĆØ tutto, se siete curiosi la classifica intera la potete trovare a questo link. Nel prossimo podcast che sarĆ  online venerdi 10 febbraio, saranno svelate le posizioni dal #14 alla vetta della classifica.

Vi do quindi appuntamento al 10Ā febbraio, con un nuovo podcast da scaricare e nuove storie da raccontare. Non mancate di tornare ogni giorno suĀ RadioRock.to The Original. Troverete un podcast diverso al giorno, le nostre news, le rubriche di approfondimento, il blog e molte novitĆ  come lo split-pod.Ā Siamo anche quasi in dirittura di arrivo per quanto riguardaĀ l’atteso restyling del sito, e per questo (e molto altro)Ā un grazie speciale va a Franz Andreani, che ci parla dei cambiamenti della nostra pod-radio e della radio in generale nel suo articolo per il nostro blog. Tutte le novitĆ  le trovate aggiornate in tempo realeĀ sulla nostra pagina Facebook.

Se volete ascoltare o scaricare il podcast, potete farlo anche da Podomatic cliccando sulla barra qui sotto. Buon Ascolto

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TRACKLIST

01. The Mystery Lights: Intro/Follow Me Home Ā Ā daĀ The Mystery Lights (Wick Records)

02.Ā Parquet Courts: Human Performance Ā Ā da Human Performance Ā (Rough Trade)

03.Ā Gnod: The Mirror Ā da Mirror Ā (Rocket Recordings)

04.Ā Jenny Hval: Conceptual RomanceĀ  daĀ Blood Bitch Ā (Sacred Bones)

05. Strings & Timpani: New Radio Ā Ā daĀ Hyphen Ā (Hubro)

06.Ā Swans: When Will I Return? Ā Ā da The Glowing ManĀ  (Young God Records)

07. Wayne Hancock:Ā Slingin’ Rhythm Ā Ā da Slingin’ Rhythm Ā  (Bloodshot)

08. Christopher Chaplin: Lucius Agatho   da Je Suis Le Ténébreux  (Fabrique Records)

09.Ā Shirley Collins: Death And The LadyĀ  Ā daĀ Lodestar Ā (Domino)

10.Ā Kristin Hersh: Detox Ā daĀ Wyatt At The Coyote Palace Ā (Omnibus Press)

11.Ā Charles Bradley: Ain’t It A SinĀ Ā daĀ Changes Ā (Daptone / Dunham)

12. Kaitlyn Aurelia Smith & Suzanne Ciani: Closed CircuitĀ Ā daĀ Sunergy Ā (Rvng Intl.)

13. Fire! Orchestra: Ritual Part 1 Ā daĀ Ritual Ā (Rune Grammofon)

14.Ā Anne-James Chaton+Andy Moor+Thurston Moore: Casino RabelaisienĀ daĀ Heretics Ā (Unsounds)

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