Home2016ReviewsHORSE LORDS: Interventions Reviews HORSE LORDS: Interventions Gli Horse Lords sono in quattro, vengono da Baltimora e con Interventions sono arrivati al loro terzo album in studio. La struttura ĆØ quella (quasi) classica di un gruppo rock,Ā Owen Gardner (chitarra),Ā Max Eilbacher (basso), Sam Haberman (batteria) eĀ Andrew Bernstein (saxĀ eĀ percussioni), ma le finalitĆ sono totalmente diverse. Gli Horse Lords agiscono come un malware che si annida nel cuore del rock, lo corrompe e lo muta in un’altra entitĆ . Si potrebbe chiamare math rock, ma non ci sono equazioni ne spigoli, ci sono spirali di suono che vengono dagli studi musicali dei quattro. Tutti e quattro i componenti del gruppo hanno studiato classica contemporanea, in particolare Gardner suona il banjo ed ĆØ studioso di blues e folk africano della Mauritania, Ā Eilbacher studia elettronica e suona il basso solo con gli Horse Lords,Ā Bernstein ha studiato a lungo percussioni africane, mentre Haberman ĆØ l’elemento più prettamente rock e “selvaggio” del quartetto. Non ĆØ facile descrivere il suono di questi quattro hackers del rock, perchĆ© quello che esce fuori di solchi ĆØĀ di grande complessitĆ , visto che coesistono complicate poliritmie, potenti soluzioni sperimentali, afrofuturismi suggestivi, e grooves minimalisti. Il manifesto sonoro del quartetto ĆØ subito evidente in “Truthers”, con i suoi tempi spezzati e gli strumentiĀ che si rincorrono incrociandosi in una studiata tensione ripetitiva e circolare. C’ĆØ un’energia che vibra sotto pelle, e che rimane forte nell’aria, grazie al suono deformato della chitarra (cui Gardner ha cambiato i tasti), all’incessante lavoro ritmico, e al sassofono che appare e scompare in una danza circolare che non lascia scampo. In “Encounter I / Transfinite Flow” ĆØ la chitarra ad creare una spirale elettrica sulla ritmica in loop, assecondata ed inseguita dal sassofono fino a quando Eilbacher non lascia il basso per dedicarsi in “Intervention I” ad uno studio di toni elettronici e di interferenze. Non sarĆ l’unico momento di pausa, visto che “Encounter II / Intervention II” ĆØ introdotta daĀ field recordings ambientali prima di diventare un monologo del sassofono diĀ BernsteinĀ che soffia, sbuffa, soffre, allontana e avvicina il microfono, improvvisa fino a sfociare nellaĀ splendida “Time Slip”, guidata con mano salda da una ritmica alt-funk e dalla solita chitarra circolare che nella successivaĀ “Intervention III” arriva a mostrare con i suoi arpeggi e pennate tutte le sue affinitĆ con il folk dell’ovest africano fino a quando i disturbi elettronici sotterrano ilĀ tutto. I due fulcri del disco sembrano essere “Toward the Omega Point” e “Bending to the Lash”, le due più lunghe del lotto. La prima si snoda con una granĀ ritmica funk, sulle percussioni etniche riescono a sovrapporsi chitarra ed elettronica in un crescendo irresistibile, fino a quando (al minuto 6:21), i quattro spingono improvvisamenteĀ il piede sull’acceleratore, lasciandoci schiacciati sullo schienale per un finale da brivido tra ritmiche tribali e forsennate complessitĆ Ā poliritmiche. La seconda stupisce ancora per l’interplay tra i quattro, e per l’abilitĆ nel costruire strutture mai banali e ricche di tensione emotiva, tra energia post-punk e suggestioni che sembrano arrivare dai territori abitati daĀ sperimentatori comeĀ This Heat o Can. Chiude il tutto una “Never Ended” che parte e si chiude con pattern elettronici ma che in mezzo rivela field recordings delle proteste a Baltimora seguenti la morte di Freddie Gray, ragazzo di colore pestato a morte da sei poliziotti nell’Aprile del 2015. Tirando le somme e riprendendo fiato, direi che ĆØ un disco che si candida con autorevolezza a finire nella mia personale playlist di fine anno, per la fantasia ed originalitĆ mostrata, per i molteplici ingredienti miscelati con perizia, e perchĆ© la loro sperimentazione non ĆØ mai astrusa e fine a se stessa, ma sempre viva e pulsante, anche se talvolta può risultare difficile da assimilare. Se cercate nuovi brividi, avete la curiositĆ di conoscere le modalitĆ di corruzione del rock dall’interno ed avete bisogno di un suono nuovo da cui sarĆ difficile staccarsi, non perdetelo. Recensione scritta per Oca Nera Rock TRACKLIST 01. Truthers Ā 5:45 02.Ā Encounter I / Transfinite Flow Ā 3:31 03.Ā Intervention I Ā 3:27 04.Ā Toward the Omega Point Ā 9:35 05.Ā Encounter II / Intervention II Ā 4:18 06.Ā Time Slip Ā 2:33 07.Ā Intervention III Ā 6:22 08.Ā Bending to the Lash Ā 6:34 09.Ā Never Ended Ā 1:53 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleNICK DRAKE: Pink Moon Next ArticleTHE UNITED STATES OF AMERICA (Columbia - 1968) Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 20 Maggio 2016