Home2016ReviewsCHARLES BRADLEY: Changes Reviews CHARLES BRADLEY: Changes Una vita a dir poco difficile, quella di Charles Bradley, sempre sull’orlo dell’abisso, tra abbandoni, povertĆ , disperazione. Una vita dove la sua voce divina non lo aiutava a pagare le bollette, una storia fatta di sangue, sudore, lacrime e redenzione… Eh si, vita complicataĀ quella di Charles Bradley. Folgorato a 14 anniĀ da un concerto live diĀ James Brown, il nostro eroe, abbandonato dalla mamma ed affidato alle cure dellaĀ nonna, cerca di trovare la propria strada tra mille lavoretti precari, abbandonando New York e inseguendo miglior fortunaĀ traĀ Alaska, Canada, Seattle, California. Ne passa tante di traversie, rischia la morte per una reazione allergica alla penicillina, vede morire il fratello, lavora come aiuto cuoco nel Maine per 10 anni, ma non abbandona mai il suo sogno, quello di calcare i palcoscenici come il suo idolo. Tornato a NYC, per sbarcare il lunario,Ā si esibisce in alcuni locali come clone di James Brown sotto il nome di Black Velvet. Un giorno la sua vita cambia radicalmente:Ā Gabriel Roth aka Bosco Mann co-fondatoreĀ della Daptone Records (nonchĆØ bassista e produttore di Sharon Jones & The Dap-Kings), lo notaĀ e si convince che Bradley ĆØ assolutamente perfetto per entrare nel roster della sua etichetta, un personaggio ed una voce ideale per il revival funk/soul che tuttora non conosce crisi.Ā Roth lo presenta aĀ Thomas Brenneck, chitarrista dellaĀ Menahan Street Band:Ā il resto ĆØ storia.Ā Nel 2011, a 62 anni suonati, esce il suo album di esordioĀ “No Time For Dreaming”, ed ĆØ subito un successo di critica e pubblico. Bradley esce dall’anonimato e diventa un’icona, un simbolo di chi, dopo aver lottato per tutta una vita per uscire dal buio di una vita insoddisfacente, alla fine ce la fa, addirittura suonando in quell’Apollo Theatre che lo aveva visto spettatore elettrizzato di un dirompente James Brown molti anni prima.Ā Il vero american dream.Ā Viene ribattezzatoĀ āThe Screaming Eagle of Soulā, ottenendo un successo clamoroso ad ogni show, tanto cheĀ il registaĀ Poull Brien si prende la briga di dirigere e presentare un documentario chiamatoĀ āCharles Bradley: Soul of Americaā. Il filmĀ mostra al pubblicoĀ i mesi della elettrizzante trasformazione di Bradley, dai giorni da cuocoĀ fino al successo dell’album di esordio e ai seguenti trionfi, certificandone lo status di eroe moderno.Ā Tutto questoĀ lo rende sempre più sicuro di se stesso, e āVictim Of Loveā nel 2013 ne attesta l’indiscutibile talento. Impossibile non volergli bene, non essere colpiti dalla sua storia e dalla sue performanceĀ vocali che grondano sudore eĀ passione vera. Il terzo album di Bradley si chiama āChangesā, come la cover della ballata per pianoforte scritta dai Black Sabbath per il loro “VolĀ 4” del 1972, e giĆ registrata da Bradley insieme alla The Budos Band per il Black Friday Record Store Day del 2013 in un 7″ limitato a 1000 copie. Fa sorridere dire āalbum della maturitĆ ā per un artista che ha spento 67 candeline, ma ĆØ proprio cosƬ, perchĆ© il soul-singer padroneggia ogni brano con una abilitĆ ed una forza emotiva davvero impressionante. Un album dedicato alla mamma, che lo aveva abbandonato da piccolo, ma con cui era riuscito a ricostruire uno splendido rapporto, e alla sua nazione, omaggiata nel recitato di āGod Bless Americaā, messa proprio in apertura, a sancire la sua riconciliazione totale con il mondo. Bradley con la sua passione riesce a rendere tutto incredibilmente vitale, il suo non ĆØ un sound impolveratoĀ e nostalgico, anzi, ĆØ un soul ricreato, lucidato a nuovo, splendente, come dimostra l’organo funkĀ che apre “Good To Be Back Home” dove Bradley ricama una prestazione dolente e appassionata. LaĀ Menahan Street Band ĆØ convincente nel ricreare il sound della Motown o della Stax dei tempi belli, lasciando che sia la Budos Band ad accompagnare il cantante per due degli undici brani che compongono l’intero lavoro. Tutti i musicisti coinvolti sono estremamente misurati per lasciare spazio alla voce dell’aquila urlanteĀ e alla sua forza dirompente, trovando però il giusto spazio per alcune splendide citazioni, come il sassofono alla fine di “Nobody But You” che ricalca fedelmente l’inconfondibile linea di quella āSummer Breezeā cheĀ Seals &Ā Croft portarono al successo nel 1972,Ā oppure l’inizio di pianoforte di “You Think I Don’t Know (But I Know)” ripreso pari pari dall’hit di Freddie Scott targata 1968 ed intitolata “(You) Got What I Need”. “Ain’t Gonna Give Up” ĆØ un assoluto incanto tra la voce che grida di passione, i fiati che poggiano su una solida linea di basso ed i cori diĀ Saun & Starr a sublimare il tutto. L’album unisce il soul più classico e il gospel dell’esordio con gli innesti quasi psichedelici del suo successore, basti ascoltare proprio la cover dei Black Sabbath che dĆ il titolo all’album, con il nostro che si mostra meravigliosamente e drammaticamente vulnerabile nel manifestare i suoi personali sentimenti, trasformando insieme alla Budos Band l’originale in una costruzioneĀ gospel-soul di immenso impatto emotivo. “Things We Do For Love” ĆØ il momento più deliziosamente vintage dell’album, con i coriĀ doo-wop delleĀ Sha La Das, che accompagnano anche l’altra ballata “Crazy For Your Love”. C’ĆØ anche spazio per un accenno al sociale con il testo di “Change For The World” in cui insieme alleĀ The Gospel Queens ci diceĀ cheĀ āHeaven is crying, the world is shaking /Ā God is unhappy, the moon is breaking / Blood is spilling, God is coming.ā Il gran finale ĆØ nelle mani di una “Slow Love” che ci accoglie tra morbide nuvole e i cori celestiali ancora appannaggio di Saun & Starr. Se cinque anni fa Bradley ci aveva stupito, ed in qualche modo commosso, con il suo splendido esordio avvenuto in tarda etĆ , “Changes” ĆØĀ l’album di un artista ormai completo e confidente del suo status di stella dell’attuale panorama soul, che riesce a padroneggiare sia la classicitĆ del genere che i diversi innesti stilistici con grande naturalezza. Il suo non ĆØ un revival, ma la sua vera essenza, la sua realtĆ , ed ĆØ questo a conquistare e a fare tutta la differenza del mondo. Aggiungiamoci la solita splendida produzione di Thomas Brenneck e di tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione dell’album alla Dunham / Daptone e abbiamo come risultato il miglior disco di Bradley in assoluto. Se volete avvicinarvi alla musica soul senza tornare indietro di qualche decennio, non fatevelo scappare. TRACKLIST 01. God Bless America Ā 1:31 02. Good To Be Back Home Ā 3:01 03. Nobody But You Ā 3:58 04. Ain’t Gonna Give It Up Ā 3:53 05. Changes Ā 5:42 06. Ain’t It A Sin Ā 3:49 07. Things We Do For Love Ā 3:28 08. Crazy For Your Love Ā 4:19 09. You Thing I Don’t Know (But I Know) Ā 3:27 10. Change For The World Ā 3:33 11. Slow Love Ā 3:38 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleE' Morto PRINCE Next ArticleRED HOT CHILI PEPPERS announce new album: "The Getaway" [VIDEO] Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 28 Aprile 2016