Home2013ReviewsTHE EXCITEMENTS: Sometimes Too Much Ain’t Enough Reviews THE EXCITEMENTS: Sometimes Too Much Ain’t Enough Nel filmĀ The Commitments, diretto da Alan Parker, cāĆØ una famosa frase con cui Jimmy Rabbitte, (il manager del gruppo che da il titolo al libro/film) cerca di convincere i musicisti da lui raccolti nei modi più disparati, a diventare fervidi adepti del culto della soul music: āGli Irlandesi sono i più negri dāEuropa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino, quindi ripetete con me ad alta voce: āSono un negro e me ne vanto!āā Ā E se a qualcuno allora poteva sembrare strano, ma non più di tanto in realtĆ , di trovare (sia pure sugli scaffali di una libreria o al cinema) un gruppo a Dublino che voleva diffondere alle masse il verbo del soul, cosa si può pensare di un gruppo formato da sette elementi, capitanato da una ragazza arrivata direttamente dagli anni ’60, Koko Jean Davis, (impressionante la sua somiglianza con una Tina Turner giovane), e che viene dallaā¦Catalogna? Tutto qui fa pensare agli anni ’60: la grafica vintage della copertina, la registrazione rigorosamente in mono, e persino il nome dellāetichetta che ha sede a Barcellona: Penniman, ovverosia il vero cognome di quel genietto del rock e della black music che ĆØ stato Little Richard. Questo gruppo si chiamaĀ The Excitements: due chitarre, due sassofoni, basso e batteria con pianoforte e tromba a fare capolino spesso e volentieri. The Excitements (Photo: Ran El Cabrera) Si formano nel 2010 grazie allāincontro di due appassionati di soul e rhythmānāblues, AdriĆ Gual (chitarra ritmica) e Daniel Segura (basso), che raccolgono altri adepti alla causa del soul e riescono a fare bingo grazie allāincontro con lāincredibile talento vocale e la devastante presenza on stage della piccola ma inarrestabile Koko Jean Davis, nata in Mozambico, cresciuta negli States e vissuta in Brasile prima del fortunato approdo in Catalogna.Ā Il loro esordio di due anni fa era stato notevole per gli appassionati di black music, non solo per la notevole abilitĆ strumentale degli spagnoli (nemmeno il più grande esperto di soul music avrebbe mai potuto scommettere un centesimo sulle origini catalane della band semplicemente ascoltando il loro sound), ma perchĆ© andava a stuzzicare la conoscenza enciclopedica del soul andando a ripescare brani misconosciuti o meravigliosamente celati come la dolceĀ “Never Gonna Let You Go” del giĆ citato Little Richard oppureĀ “Letās Kiss And Make Up”Ā dei Falcons e lārānāb della “From Now On”Ā di Nathaniel Mayer. Il 30 settembre del 2013 (mi dolgo del ritardo con cui scrivo questa recensione) ĆØ uscito lāatteso seguito del fortunato debutto:Ā Sometimes Too Much Ain’t Enough. E come dare torto a Koko Jean e compagnia?Ā āA volte troppo non ĆØ abbastanzaāĀ utilizza la stessa grafica vintage, la stessa registrazione mono, la stessa etichetta, ci sono solo due piccoli cambi di formazione (batteria e chitarra solista), ma (udite, udite) questa volta lāalbum non ĆØ composto di sole cover. Ā Le riletture stavolta sono solo due e non necessitano di scervellarsi troppo allāinterno del meraviglioso mondo della black music in quanto la splendidaĀ “Keep It To Yourself”Ā messa in apertura fa parte del disco forse più conosciuto di Billy Preston (‘Thatās The Way God Planned It”Ā del 1969) e laĀ “Tell Me Where I Stand”Ā posizionata quasi in chiusura ĆØ probabilmente un vero e proprio classico di Johnny Sayles. Ā Ma anche le tracce originali fanno la loro gran figura come la splendida title-track, “Don’t You Dare Tell Her”, la trascinanteĀ “Ha, Ha, Ha” o il megablues Ā “Iāve Bet And Iāve Lost Again“. Il suono, la passione, il fuoco che arde sono i medesimi del fortunato predecessore, e sono elementi che nel mondo musicale attuale non si trovano facilmente, e quando li troviamo non possiamo che attingerne a piene mani con soddisfazione.Ā Certo, dispiace Ā dar torto al simpatico Jimmy Rabbitte, ma chi poteva solo lontanamente immaginare che i neri più neri dāEuropa fossero di stanza a Barcellona e non nella periferia di Dublino. TRACKLIST 1. Ā Keep It To Yourself Ā 2:12 2. Ā Ha, Ha, Ha Ā 2:54 3. Ā That’s What You Got Ā 2:36 4. Ā Keep Your Hands Off Ā 2:52 5. Ā I’ve Bet And I’ve Lost Again Ā 3:59 6. Ā Don’t You Dare Tell Her Ā 3:23 7. Ā The Hammer Ā 2:48 8. Ā Fishing Pole Ā 2:39 9. Ā Tell Me Where I Stand Ā 2:37 10. I Believe You Ā 2:40 11. I Found Myself A ManĀ (I Found A Little Girl)Ā Ā 2:21 12. Sometimes Too Much Ain’t Enough Ā 3:03 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleMARIAM THE BELIEVER: Blood Donation Next ArticleTHE FAT WHITE FAMILY: Champagne Holocaust Comments (0) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 3 Dicembre 2013