Home2013ReviewsLISA GERMANO: No Elephants Reviews LISA GERMANO: No Elephants Ammetto la mia perversa debolezza nellāamare gli artisti particolarmente schivi, timidiĀ ed estranei al grande pubblico. Nel 1994 la fragilitĆ e allo stesso tempo la forza di Lisa Germano mi ha definitivamente conquistato. āGeek The Girlā era un disco straordinario, dove i brividi esistenziali della donna protagonista del concept non potevano non conquistare con la loro malinconia, con i piccoli momenti scintillanti di vita dove speranza e delusione sembravano unirsi in un mix agrodolce dal sapore unico. La cantautrice dellāIndiana, nata musicalmente come violinista al seguito di John Mellencamp, torna dopo quattro anni di silenzio, abbandonando la Young God di Michael Gira ma mantenendo la sua linea intimista e timida, con il suono che spesso si svuota anche delle alchimie sonore del fido Jamie Candiloro lasciandola sola con il suo pianoforte. CāĆØ tutto il microcosmo dellāartista nei testi che non sono, forse, mai stati cosƬ personali. Indagando sul rapporto con la natura e con gli animali, sul suo rapporto con se stessa in un mondo che, come lei stessa dice sul suo sito ufficiale presentando il disco nuovo, āis getting weirder everydayā.Ā E questo nuovo e ritrovato vigore lirico ci riporta proprio ai suoi capolavori usciti negli anni 90. In questo āNo Elephantsā ci sono 12 miniature, 12 carillon, 12 case delle bambole ricche di particolari anche se, come detto, ĆØ il pianoforte a farla da padrone insieme alla voce spesso sussurrata, ma sempre evocativa. Ad un attento ascolto però, si scorge dietro tutto un microcosmo sonoro, molto più suono che strumenti. Ci sono molte registrazioni di versi di animali, messaggi lanciati per cercare di ristabilire un equilibrio del mondo con la natura che sembra ormai essersi definitivamente incrinato. CāĆØ la piccola grande magia di āBack to Earthā con una specie di melodia da cellulare che parte in loop, seguita da un hi-hat e chitarra trattata, come una luce splendente dentro una minuscola scatola impolverata. CāĆØ il filo di archi in equilibrio di āA Feastā, ci sono le interferenze di un cellulare che ritornano, insieme alla chitarra spagnoleggiante e naturalmente al ronzare di uno sciame di api, nellāaltro strumentale āDance of The Beesā, a dimostrare una volta di più di quanto ci intromettiamo malamente nei semplici e perfetti meccanismi del mondo animale. Ed ancora la meraviglia incantata ed incantatrice di āDiamondsā, e lo stesso suono che introducevaĀ āBack to Earthā, ma più acuto, torna insieme ad un cinguettare di uccelli ed al canto timido e malinconico di Lisa lasciandoci con il piccolo grande capolavoro incantato di āStrange Birdā. Un disco se volete controcorrente, di unāartista che si mostra fieramente fragile, meravigliosamente ispirata, coerentemente matura. Un capolavoro timido, e allo stesso tempo ricco di magia e di nostalgia. Non fatevelo scappare. TRACKLIST 01. Ruminants Ā 3:20 02. No Elephants Ā 4:25 03. Apathy And The Devil Ā 2:38 04. Back To Earth Ā 1:39 05. Haunted Ā 2:51 06. A Feast Ā Ā 3:24 07. Up In The Air Ā 2:44 08. Dance Of The Bees Ā 2:05 09. Diamonds Ā 3:38 10. …And So On Ā 2:30 11. Last Straws For Sale Ā 3:21 12. Strange Bird Ā 2:31 SPOTIFY VIDEO Stefano Share This Previous ArticleNICK CAVE & THE BAD SEEDS: Push The Sky Away Next ArticleADRIANO VITERBINI: Goldfoil Comments (1) Leave a Reply Cancel replyYour email address will not be published. Required fields are marked *Your CommentName * Email * Website Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. 10 Febbraio 2013